Questo post è scritto anche per continuare un confronto sul significato di qualità dei contenuti avviato in altri articoli molto interessanti e che invito, a chi non l’abbia già fatto, a leggere.
DELLA QUALITÀ: Criteri, definizioni e …indefinizioni, di
Il concetto di "qualità" e quello di "gruppo"., di
Quant'è dura guardare al di là del proprio naso? di
Elogio alla scrittura e alla lettura lenta
Pensando a questo post mi è venuto in mente un pensiero di nietzsche:
Non per nulla si è stati filologi, e forse lo siamo ancora: la qual cosa vuol dire, maestri della lettura lenta; e si finisce anche per scrivere lentamente. Oggi non rientra soltanto nelle mie abitudini, ma fa anche parte del mio gusto – un gusto malizioso forse? – non scrivere più nulla che non porti alla disperazione ogni genere di gente «frettolosa».
[…]
[ancor più necessaria, l’arte della lettura e della scrittura lenta,] nel cuore di un’epoca del «lavoro», intendo dire della fretta, della precipitazione indecorosa e sudaticcia, che vuol «sbrigare» immediatamente ogni cosa, anche ogni libro [contenuto] antico e nuovo…
Prefazione di Aurora, tra parentesi quadre integrazioni mie.
Ahimè, devo purtroppo ammettere che anche io partecipo all’epoca della fretta e della precipitazione indecorosa. E che è un problema per me (come per molti penso) la gestione del tempo, anche io sono costretto (o comunque semplicemente lo faccio) a “sbrigare” le cose.
Ecco, sono sicuro di questo: che tale “sbrigare” le cose (in ambito professionale, ma anche nelle relazioni e nelle passioni) alla fine produce scarsa qualità. Ed è proprio su questo che io credo bisogna focalizzarsi per la ricerca della qualità. Il fare di qualità è quello che si prende il tempo per fare le cose come andrebbero fatte.
E’ vero: il testo lungo e il creare un testo mettendoci molto tempo non è da solo un certificato di qualità, ma, sicuramente, il fare una cosa usando meno tempo di quello che si ritiene necessario è quasi una sicurezza di scarsa qualità.
Perché quasi: perché ci sono delle eccezioni, ci sono dei “mostri” che possono fare alcune cose istintivamente e senza preparazione producendo immediatamente qualità, forse Mozart è uno di questi, probabilmente Maradona (che poteva entrare in campo senza allenarsi durante la settimana), ma si tratta appunto di “mostri”, la maggior parte dei grandi musicisti e dei grandi calciatori lavora duramente per raggiungere la qualità.
E questo non è una cosa scontata per la maggior parte delle persone, che pensano (almeno per la creazione di contenuti creativi, artistici) che i grandi siano nati per così dire “imparati” e già grandi, ad esempio nietzsche da neonato aveva già sicuramente i suoi proverbiali baffoni.
Si può misurare il tempo? Forse in durata ma non in qualità
Titoletto ironico, naturalmente.
Ma la questione che si pone è questa: il tempo necessario è il tempo necessario per l’autore, e quindi è anch’esso un elemento arbitrario (diciamo soggettivo?).
L’arbitro della contesa sarà lo stesso autore del contenuto, non credo che si possa misurare un giusto tempo valido per tutti e, quindi, la possibilità di creare dei sistemi automatici in grado di analizzare i contenuti in base al tempo di realizzazione o alla lunghezza mi sembra nulla.
Ma la qualità di solito viene certificata lo stesso, e questo determina il valore dei contenuti che vengono creati. Certo valori calcolati anche in modo diverso, ad esempio un contenuto può avere un alto valore economico e un basso valore culturale, o viceversa. Ma come accade questo?
Classificare significa votare
Abbiamo la gioconda di leonardo da vinci (opera conosciuta da tutti), l’urlo di munch (conosciuta da quasi tutti), le cattive madri di segantini (conosciuta da molti).
Possiamo dire che sono tutti e tre dei quadri di qualità? Direi di sì! Bene, però non ci accontentiamo di questo, bisogna anche dare un valore a questa qualità, e come procediamo?
Bene! Io dico che la cultura procede attraverso una serie di valutazioni, anche molto diverse tra loro, che alla fine producono un valore generale e tanti valori specifici.
Cosa significa che la cultura procede con le sue valutazioni? Penso all’attività degli intelletuali, dei professori, della comunita degli artisti, dei mercanti d’arte, degli acquirenti delle opere d’arte, della popolazione che visita i musei, ecc. Tutte queste comunità (e anche i soggetti individuali di queste comunità) procedono a dare una valutazione per i contenuti suddetti ed alla fine la totalità di queste valutazioni (tenendo conto che alcune di queste comunità valgono di più di altre, nel senso che sono in grado di incidere più di altre) produce anche dati che possono essere misurati.
Per cui se per gioco (si può fare solo per gioco io penso) decidessimo di dare un voto scolastico alle opere che vi ho presentato, probabilemente tenendo conto di tutte le comunità, il voto potrebbe essere un bel 10 per la gioconda (il massimo), un bel 9 per l’urlo (eccezionale) e un bel 8 per le cattive madri (bellissimo).
Poi ognuno di noi da i sui voti naturalmente, io voterei diversamente ma non è questo il punto.
Ma anche questo voto è legato al momento, forse fra mille anni i voti sarebbero diversi, forse nessuno di questi quadri arriverebbe alla sufficienza tra mille anni, potrebbe essere, io non credo affatto all’immortalità delle opere, sia da un punto di vista fisico che metafisico.
Ma ritorniamo a noi
Storie di balene, di pesciolini e di pesciolini che diventano balene
La storia di ogni contenuto (o autore) di successo è fatta di pericolose curve, inopportuni sbandamenti, litigiose incomprensioni e tristi indifferenze.
Pensiamo ad esempio allo stesso Nietzsche, che se dobbiamo misurare la qualità nella capacità di influenzare la cultura contemporanea, possiamo dire tranquillamente che si tratta di un top player.
Ebbene, la piccola casa editrice che pubblicò i suoi libri quando nietzsche era ancora in vita non fece grandi vendite e non si arricchì affatto. E nietzsche era relegato nel limbo degli scrittori un po’ strani e “così parlò zarathustra” veniva considerato quasi più un romanzo che un testo filosofico. Poi ad un certo punto una balena si interessò a lui, un grandissimo accademico e tra i maggiori filosofi del novecento (heidegger) decide di trattare l’opera di nietzsce nei sui corsi universitari. Improvvisamente Nietzsche entra sotto i riflettori della comunità accademica in una luce diversa, e nel novecento è stato il punto di riferimento (di confronto anche per coloro che hanno dissentito dal suo pensiero), diventando così una balena.
Forse quanto ho raccontato può essere considerato un po’ semplicistico (non sarà stato solo per heidegger che nietzsche si è conquistato uno spazio accademico), ma quello che volevo far emergere è come il successo di un percorso possa dipendere da tantissimi fattori e non tutti necessariamente hanno a che fare con la qualità.
Successo e qualità: ma vanno d’accordo?
Qualche volta sì e qualche volta no, ma non sono sinonimi.
Quello che mi risulta strano leggendo alcuni commenti sulla qualità è il legare il concetto di qualità con quello di successo.
Mi sembra strano perché io vengo da una generazione invece (e non è detto che stava nel giusto) che aveva legato il concetto di successo con scarsa qualità.
Si amava citare Oscar Wilde: “Quando la gente è d’accordo con me, sento sempre che devo avere torto”.
Che significa dire: se faccio parte della maggioranza sono nel torto. E questo dipendeva dal fatto che assistevamo allo sviluppo della cosiddetta società di massa, che a noi non piaceva evidentemente.
La televisione divenne subito il medium principale per la trasmissione della scarsa qualità.
Poi venne il web e io fui entusiasta di un nuovo strumento che poteva sostituire i vecchi e unidirezionali strumenti di comunicazione di massa (che noi consideravamo strumenti di potere).
E poi è la storia di oggi…
Web e qualità
Molti intellettuali e sociologici hanno accusato il web di essere il mondo dei contenuti spazzatura.
Aspetto centrale di questo punto di vista è che l’abbattimento dei costi per la pubblicazione e la comunicazione di contenuti ha fatto sì che il filtro originario dato dai professionisti della comunicazione (gli editori) venisse meno e con ciò lo standard minimo di qualità.
Io non sono d’accordo con questa accusa, ma non perché credo che il web non sia pieno di contenuti spazzatura e l’attuale egemonia di multinazionali che controllano la maggior parte dei contenti web (google, amazon, facebook, e anche altri) sta peggiorando la situazione.
Io non sono d’accordo con questa accusa perché penso che il web non sia un luogo di pubblicazione ma un luogo di relazione. Quindi per me il web non è affatto tipo una grande edicola dove tutti appendono il loro giornale, ma un mondo dove è possibile parlare con gli altri e dove è possibile scambiare contenuti e informazioni (ecco anche il lato editoriale).
Per questo, ancora oggi sono un appassionato del web, nonostante non mi piacciano molte delle derive in atto.
E allora?
Professionalità
Io proporrei di focalizzarci non sul concetto alto di qualità ma su uno un po’ più terra terra, quasi come guardare appunto agli standard minimi.
Un testo per essere di qualità, e ritorno a quanto detto all’inizio, deve avere semplicemente il tempo per la cura necessaria. E lasciamo perdere il valore.
Il valore è un’altra storia: si può guadagnare un valore anche in modo immeritato… quindi è un’altra storia, affrontiamola, ma non c’entra niente con la qualità.
Avere il tempo per curare dei contenuti significa anche avere l’opportunità di farlo, cioé avere la possibilità di guadagnare a sufficienza per sostenersi.
Per questo secondo me oggi parlare di qualità significa pretendere tempo e pretendere tempo significa porre la questione del guadagno (della professionalità). Ma in questa esatta cronologia.
Per cui:
Guadagnare con contenuti di qualità significa anteporre il tempo alla valorizzazione.
Mentre guadagnare con i contenuti significa anteporre la valorizzazione al tempo.
Le immagini utilizzate sono prese da wikipedia e sono di pubblico dominio:
Mona_Lisa,_by_Leonardo_da_Vinci,_from_C2RMF_retouched.jpg