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Ma andiamo con ordine..
Cos'è la glossolalia?
Il termine è stato forgiato dal teologo tedesco Hilgenfeld nel 1850. Etimologicamente, il neologismo deriva dal greco antico γλῶσσα / glỗssa «lingua» e λαλέω / laléô «parlare». Più semplicemente, glossolalia significa «parlare in altre lingue», o meglio, è la capacità di esprimersi in lingue sconosciute. Il verbo laléô (parlare) indica anche dei suoni disarticolati, balbettii o versi di animali, mentre il termine glỗssa (lingua) può indicare la lingua come organo fonatorio, ma anche parole dal significato non chiaro, desuete o straniere. Già l'etimologia del termine glossolalia ci viene pertanto in aiuto al fine di comprendere come la caratterizzazione del sintomo psicopatologico della glossolalia si fondi su uno stereotipo interpretativo, su un'idea di traduzione che debba necessariamente rendere il senso attraverso il segno linguistico.Definizione di glossolalia
Una delle definizioni più importanti e oggettivanti di glossolalia è indubbiamente quella dello studioso Micheal De Certeau, il quale definisce le manifestazioni glossolaliche come:des évasions du sens dans la voix
la fuga del senso nella voceTale definizione risulta illuminante in quanto De Certeau aveva posto l'accento sull'importanza della glossolalia come produzione sonora. Essendo la glossolalia soppressione del segno linguistico e dunque della scrittura, essa perde tutta la sua forza se privata della teatralità tipica dell'enunciazione orale. L'enunciato glossolalico è strutturato fonologicamente ma privo di senso e la sua forza risiede nel suo valore simbolico e performativo. In tal senso, l’enunciato glossolalico può essere considerato come una finta lingua, che suscita in chi la ascolta la sensazione che si tratti di una lingua reale. Sebbene sia dunque possibile cercare di trovare un senso agli enunciati glossolalici, trascriverli e interpretarli, tale pratica risulta vana in quanto il senso non risiede solo nel segno.
La scoperta di un sintomo
A partire dal XIX secolo, il termine glossolalia indica in psichiatria così come in psicopatologia, una patologia del linguaggio. La glossolalia viene dunque considerata come un sintomo psicopatologico. La descrizione clinica delle glossolalie nella letteratura psicopatologica viene, naturalmente, influenzata dalla nascente linguistica moderna, dalla teoria del segno, dalla razionalizzazione dei codici della comunicazione e infine dalla ridefinizione rivoluzionaria del soggetto con la divisione tra sfera cosciente e incosciente. In questo clima di cambiamenti radicali, diviene fondamentale la comunicazione con il "malato" che manifesta il sintomo glossolalico, ma soprattutto tentare di ricercare al di là della sua parola, una lingua, una struttura formale del suo "delirio".Il criterio diagnostico della traducibilità degli enunciati glossolalici
A partire dagli studi di Paul Racamier, si assiste alla caratterizzazione psicopatologica del sintomo glossolalico fondato sul criterio diagnostico della traducibilità degli enunciati. Ciò significa che se si riesce a tradurre l'enunciato allora il paziente è affetto da glossolalia, al contrario, se ciò non avviene, quelle manifestazioni linguistiche non possono essere considerate glossolaliche e di conseguenza sintomo psicopatologico. La psichiatria contemporanea, per il sintomo glossolalico, si basa dunque sul pregiudizio della traducibilità dell'enunciato che si fonda, a sua volta, sull'idea erronea che solo il segno possa garantire il senso non tenendo in considerazione il contesto, la materialità della voce e i tratti individuali dell'enunciazione fonica (per citare Benveniste), nonché la funzione drammatico-simbolica della voce. Racamier si concentra solo sull'enunciato glossolalico e non sull'enunciazione in quanto si tende a voler razionalizzare la manifestazione glossolalica e a non tenere conto della scissione tra soggetto che parla e corpo che pronuncia gli enunciati, fenomeno che avviene durante tali manifestazioni.
Il caso di Albert Le Baron e il suo «psico-automatismo»
È l'unico caso di glossolalia scritta. In effetti, durante le sue manifestazioni glossolaliche Le Baron, spinto da una "forza" a parlare in una lingua a lui sconosciuta e incomprensibile, era riusciuto ad annotare tutto come sotto dettatura. Inizialmente, questa "forza" era, secondo Le Baron, una reincarnazione egiziana, uno spirito che dapprima utilizzava l'inglese per comunicare con lui, ma che ben presto cominciò ad utilizzare questa lingua sconosciuta che ricordava l'egiziano e presentava alcuni elementi delle lingue orientali, assonanze, alliterazioni e interferenze con la lingua inglese. Le Baron viene seguito dallo psicologo William James con cui ha cercato invano di tradurre le sue annotazioni ma, durante una delle sedute, Le Baron ne chiese la traduzione esatta al suo «psico-automatismo». Ecco alcuni estratti:a) Etce ce tera. Lute te turo scente. Inke runo tere. Scate inte telee turo. Oru imbe impe iste. Simpe, simpe, simpc.
Traduzione di mia proprietà:
L'amore è stato mandato adesso! La luce della terra! La gioia del giorno! La luce di tutto il mondo!b)Ede pelute kondo nedode
Igla tepete kompto pele
Impe odode inguru lalele
Omdo resene okro pododo
Igme odkondo nefulu kelala
Nene pokonto sefa lodeltu
Impe telala feme odele
Igde pekondo raog japate
Reele pooddo ogsene lu mano.
Traduzione di mia proprietà:
Stavo cercando, cercando la luce del giorno.
Epoche sono volate vie e gli anni sono diventati bui;
Sulle cime delle colline il sole splende adesso,
Lassù, dal cielo, arriva il canto dell'allodola.
La bellezza sta sorgendo. L'oscurità sta scomparendo.
Tra le valli, da lontano, volano i canti della luce.
La gioia sarà effusa nelle città,
la luce diffusa nelle strade;
la Gloria è giunta all'ultimo figlio dell'uomo.Come dimostrato da James, non vi è nessuna corrispondenza tra i suoni incomprensibili emessi da Le Baron e la presunta traduzione, ma questo non esclude che tali parole fossero le uniche capaci di esprimere esattamente ciò che la subpersonalità di Le Baron voleva comunicare attraverso quei suoni durante la seduta.
Conclusioni
La traduzione ottenuta da Le Baron è del tutto fittizia e non vi è nessuna corrispondenza linguistica con i suoni emessi durante le manifestazioni glossolaliche, ma ciò che è importante sottolineare è che la traduzione, dunque la comprensione e l'interpretazione di ciò che è inintelligibile e criptico per il soggetto, è una necessità alla quale non può sottrarsi neppure la psichiatria. La traduzione non è più schiava di vecchi principi come quello dell'equivalenza e della fedeltà, ma ci permette di riflettere sul nostro rapporto con la realtà e il mondo.
Fonti:
Corso di Lingua e traduzione francese II, Prof. A. Lavieri.
E. Benveniste, « L'appareil formel de renonciation », Langages.
M. De Certeau, «Utopies vocales : glossolalies», Traverses.
P. C. Racamier, «Troubles de la sémantique (aliénation du langage)», Encyclopédie Médico-chirurgicale, Psychiatrie, t. I, 37.130 CIO, 1955.
S. Weiss Allen, Thomas Chantal. La glossolalie et la glossographie dans les délires théologiques. In: Langages, 23ᵉ année, n°91, 1988.
Wikipedia, https://it.wikipedia.org/wiki/Glossolalia.