Nonostante la paura, dovevamo purtroppo dormire ed era molto tempo che non vedevo un letto anche di pagliericcio, così la tentazione fu subito molto forte.
Quella tentazione che porta ad adorare quello che non si ha può rivelarsi molto pericolosa o può portare a molti guai e questa lezione di vita l'avevo imparata alla casa della vecchia strega, dove avrei visto tra le cose più orribili e disumane che avrei mai potuto vedere.
La vecchietta dopo averci salutato e mostrato le stanze si era ritirata dicendo di essere stanca, in realtà era andata in cucina a preparare il veleno con cui ci voleva veramente avvelenare: era un tipo paziente LEI.
Aveva predato per anni ed aspettava sempre di soppiatto le sue vittime elaborando tranelli di ogni tipo, aveva anche scritto degli appunti per ricordarsi come attirare i bambini, come guadagnarsi la stima dei viaggiatori, quanto veleno mettere, sapeva dosi e modalità di funzionamento dei veleni. Aveva elaborato un sistema efficiente che la portava a dormire poco, a lavorare di notte, per poi cadere in uno stato quasi comatoso per giorni. In quel periodo stava lavorando molto e la sera era collassata nel suo letto dopo aver chiuso la pesante porta. Il suo sonno era durato per due giorni così non aveva la minima idea di cosa successe lì attorno.
Dopo un certo numero di ore in cui avevo dormito mi ero svegliata ed era l’alba.
Ero affamata, per cui volevo andare in cucina e cercare qualcosa da mangiare avrei dato qualche moneta dopo alla vecchia… ma non sapevo cosa mi sarebbe aspettato… non sapevo bene dove cercare, per cui avevo iniziato ad aprire le antine degli armadi a caso… inizialmente avevo visto degli oggetti assolutamente normali per una cucina: piatti, pentole qualche bicchiere… poi tak qualcosa aveva colpito tutto d'un tratto la mia attenzione.
Era una scatoletta ovale di plastica, sembrava quelle scatolette di plastica leggermente bislunghe che si usano per il gelato, aveva il tipico coperchio azzurro ermetico, incuriosita e ingolosita l'avevo aperta…
… l'avevo aperta e l’inferno era di nuovo vicino a me e dentro di me.
Subito ne ero rimasta paralizzata ed in preda alla situazione, era una scatoletta di carne cucinata e speziata mescolata con prezzemolo, ma quello che mi aveva causato il panico più totale era l’occhio che era stato posto all'apice di quella carne cucinata.
Era un occhio di una persona, lo capivo vedendo la palpebra umana, quindi quella doveva essere carne umana, ero sconvolta. La vecchia era infatti un’assassina, dovevamo scappare, e accidentalmente avevo avuto un'allucinazione mi sembrava che l’occhio fosse vivo e si muovesse…
Nell'atto di scappare mi ero mossa maldestramente, avevo urtato un libro che era caduto per terra ed aveva richiamato la mia attenzione. In questo libro, che era pieno di immagini e c'era scritto: come rendere l’occhio di un morto ancora mobile.
Quello era troppo e l'unica soluzione era scappare più velocemente possibile… tornai nella camera dove il mio amico stava ancora dormendo e lo svegliai con la delicatezza di un tornado, ero veramente fuori di me, non avendomi mai visto così anche Sepani si era subito preparato il fagotto per allontanarsi.
Per uscire dovemmo passare per la cucina e lì anche lui aveva visto e capito cosa la vecchia stava combinando sebbene non capisse il significato del libro aveva visto anche lui l’occhio mobile… e passando oltre altre terribili atrocità ci aspettavano.
Dovevamo passare lungo uno scalone che mi sembrava eterno da percorrere, io ero completamente in panico, sentivo proprio un peso enorme al torace che rendeva il mio respiro affrettato e quasi cardiaco… ma non era ancora tutto quello che dovevamo vedere.
Dopo lo scalone c'erano altre stanze che percorremmo di gran fretta imbattendoci in una specie di luogo mostruoso dove la vecchia pazza probabilmente torturava i bambini. Non volevamo guardare ma avevamo gli occhi, non volevamo sapere ma eravamo obbligati a vedere quello strazio….
Io mi stavo accorgendo di non poter più vedere perché stavo piangendo, avevo proprio visto quello che credevo di avere visto un bambino neonato immerso in una grandissima lavatrice che stava girando… Il bambino era morto chiaramente, ma sembrava dormire ancora con il suo cordone ombelicale attaccato… Il povero corpo girava incessantemente nella lavatrice… non sopportando di vedere tutto quell’orrore e non potendolo più salvare volevo scappare… anche Sepani non ce la faceva più e con un gesto fulmineo con la spada aveva tagliato il filo della corrente dell’enorme lavatrice.
Per fortuna avevamo trovato la forza di scappare da quell'orrore disumano, ma non appena mi ero trovata ad una ragionevole distanza avevo avuto una crisi e per la rabbia e l'impotenza avevo vomitato bile. Volevo tornare indietro e farla a pezzi ma come avremmo potuto fare del male ad una persona che aveva la casa piena di cadaveri? Avevo visto decine di bambini morti, un bambino nella lavatrice e la carne cucinata di un’altra persona, la cosa più saggia da fare era scappare e sperare che non si vendicasse…
Alzatasi dal suo torpore dopo pochi giorni la vecchia strega aveva cercato le sue vittime invano, non trovandole, le aveva cercate di spiare con la sua sfera magica per capire dove erano, e poi dopo aveva ridacchiato felice. Eravamo in direzione della sua amata nipote, doveva solo contattarla e la nostra fine sarebbe stata certa.
Aveva subito preso contatti con sua nipote e si erano organizzate per la nostra eliminazione, che doveva essere lenta, dolorosa ed umiliante. Era una caratteristica della loro famiglia essere sadiche e usare il potere contro coloro che non ce lo avevano sapevano essere crudeli, spietate, pazienti e vendicative, non avevano un’anima loro, era assolutamente inutile invocare la loro pietà, e la soluzione ai problemi era sempre estrema perché non era nella loro natura saper mediare.
Dopo quella fuga trascorrevamo interi giorni a camminare a passo molto veloce, volevamo separarci fisicamente e psicologicamente da tutto quell’orrore, volevamo veramente dimenticare perché il ricordo ci provocava tristezza e rabbia. Passavamo le nostre giornate a camminare stando vicini all’acqua che potevamo bere ed usare per lavarci, ma la ferita era ancora aperta nei nostri animi e sovente mi ritiravo da sola, sentendomi triste e piangevo lungo la riva. Le cose non erano e non sarebbero mai più state come prima e questo mi spaventava terribilmente anche se cercavo di nasconderlo.
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