Immagine di Pubblico Dominio - fonte Wikipedia
Sono cresciuto all’ombra del Templio Malatestiano, un luogo di culto cattolico dove la maggior parte degli elementi architettonici e impregnato di simboli che si muovono su una linea sottile di demarcazione fra l’esoterismo e il cattolicesimo.
Questo solo per dire che, quando ne ho la possibilità e mi capita l’occasioni, mi faccio un po’ incuriosire.
Allora mi sono chiesto, cosa c’è sotto quelle 8.084 stelle e 1153 rose dorate che sono contenute nella volta del Duomo di Siena. Ma prima ancora, cosa c’è al suo esterno.
Anche qui ci sono diverse curiosità. Non sto a ripercorrerne la storia del Duomo di Siena, si può senz’altro trovare meglio descritta in queste pagine di Wikipedia. Il duomo di Siena è stato costruito su un arco temporale piuttosto lungo di quasi due secoli, iniziato verso i primi del 1200 e terminato nel 1370. Senza tener conto dei tentativi, falliti, di ampliamento e di tutti gli interventi di modifica o di perfezionamento operati al suo interno che si sono protratti fino al 1800. La pavimentazione del Duomo rappresenta di per se stessa una ricerca continua di narrazione, rimodellata nei secoli, di cui queste sono alcune pagine descrittive.
Nel complesso Il suo aspetto disomogeneo è frutto dei vari progettisti che hanno messo mano ai lavori di completamento nei decenni trascorsi dal suo inizio.
La stessa facciata esterna in linea di massima ha due fasi di costruzione. E si ritiene che la seconda abbia rappresentato il modello per il progetto del Duomo di Orvieto.
Il simbolismo parte subito dalla esterno del Duomo, nella sua parte sinistra, vicino al palazzo Arcivescovile si può trovare una epigrafe incisa in una delle pietre, già conosciuta con il nome di Sator. Incisioni di questo tipo sono presenti in diverse chiese. È stata rinvenuta a Pompei come in altre parti d’Europa. Simbolo palidromico molto diffuso, di probabili origini paleocristiane del quale, tuttavia, ancora oggi non è stata data una interpretazione certa.
Sulla facciata, nella parte inferiore, è presente un ciclo di 14 statue in stile gotico curate da Giovanni Pisano che rappresentano oltre ad alcuni Profeti, Patriarchi e Profetesse, anche due filosofi pagani che sono Platone (il primo da sinistra) e Aristotele (il primo da destra) e una Sibilla.
Al suo interno
Sono presenti pavimentazioni di notevole bellezza. Delle quali l’interpretazione della simbologia usata è tutt’ora dubbia. Faccio riferimento:
- Alla raffigurazione di Ermete Trismegisto. Rappresentato con un copricapo che ricorda quello di Mercurio. Diverse le declinazioni anche esoteriche su questa immagine. La sua realizzazione dovrebbe risalire al 1488 circa, commissionata da Alberto Aringhieri (Lo stesso che commissionò al Pinturicchio il suo ritratto con il figlio Luzio nella cappella di San Giovanni in Duomo, dove padre e figlio sono ritratti con la divisa dei Cavalieri di Rodi). Nell’immagine sono presenti altre due figure che condividono un libro con lo steso Trismegisto, che contiene il seguente testo, che potrebbe far richiamo all’antico Egitto come sede della sapienza originale :
suscipite o licteras et legis egiptii
- Al riquadro contenente la lupa che allatta i due gemelli Senio e Ascanio. La rappresentazione sembra ripercorrere la storia dell’origine di Siena. La leggenda narra che i due gemelli figli di Remo, fratello di Romolo, scapparono all’ira dello zio e si diressero verso il nord dell’Etruria. Sembra che si stabilirono nelle zone di Siena e ne furono gli artefici della sua fondazione.
- Lascio le ultime righe del post alla casualità di un'omonimia. Alla Sibilla Samia, elemento pagano, nata nella Troade e vissuta a Samo, viene dato il compito di presagire l’errore commesso dalla Giudea nel non riconoscere il Cristo. L'immagine, statuaria e nobile, indica un libro dove è descritta la colpa, la sua foto potrete trovarla in questo richiamo
E ad un’altra Samia, mia figlia, con la quale calpesto il pavimento vicino alla prima.
Ci si appresta ad uscire. Vorrei aggiungere altro...
Quello che però posso dire è che senza l’obiettivo a grandangolo c’è solo un modo per poter riprendere quella volta stracolma di stelle, e mentre mia figlia cerca di allungare la mano, io mi stendo sul dorso e guardo quell’infinito che mi sovrasta.
Fatta eccezione per la prima, tutte le altre foto sono scattate dall’autore con iPhone7.