Abbiamo dei sogni da bambini poco realizzabili ma molto originali.
Il mio primissimo sogno era quello di diventare addestratrice di delfini. Non ballerina (nonostante facessi danza) o dottore.
Io volevo stare in mezzo ai delfini.
Complice sicuramente la visione di "Flipper", ho alimentato questo sogno e il primo step è stato iscrivermi in piscina pensando che una volta imparato a nuotare avrei subito raggiunto l'obiettivo.
Ero convinta che mi piacesse, lo volevo con tutta me stessa.
Già l'ingresso in piscina è stato abbastanza lugubre: l'odore di cloro non mi piaceva, l'insegnante mi metteva paura e vedevo pericoli ovunque. Di cadere per il pavimento bagnato, di affogare da un momento all'altro o inciampare con le mie ciabatte e fare un capitombolo.
Io sono freddolosa ed ero convinta che la temperatura dell'acqua fosse calda e bollente come quella della pasta. Invece no. Era gelida. Ma che scherziamo??
La mia prima volta lì a bordo piscina mi ricordo che infilai un piede, sentii freddo fino al midollo e cercai di filarmela via. L'insegnante malefico che aveva capito le mie intenzioni, mi prese di peso e mi buttò in mezzo all'acqua senza tanti complimenti.
Volevo ucciderlo, lentamente e dolorosamente.
Le sue ultime parole famose furono: "Non fare l'esagerata, muoviti CHE POI TI RISCALDI."
L'acqua per me stata gelida dal primo giorno fino alla fine, fino a quando sono riuscita a reggere questa tortura.
Sicuramente Phelps si riscalda, la Pellegrini che con una bracciata fa già metà vasca ma io no, al massimo continuavo a raffreddarmi, quindi io a questo caldo che sarebbe derivato dal nuoto non ci ho mai creduto.
Mesi dopo raggiunsi l'amara conclusione: l'acqua non mi piaceva, il nuoto men che meno. Non potevo assolutamente diventare addestratrice di delfini.
Addio mammiferi gioiosi, addio sogni di gloria.
Passata la delusione, ho dirottato le mie energie verso gli animali di terra questa volta: non potevo addestrare i delfini ma potevo sempre addestrare i cani.
Avevo un rapporto molto particolare con gli animali, creavo un contatto con loro. Come dimenticare Macchia, la papera vinta in una pesca e che poi è cresciuta fino a vivere 5 anni e che mi seguiva meglio di un cane?!
Insomma non avevo una visione di insieme, pensavo che avrei addestrato simpatici cagnolini di taglia piccola (che poi molti sono tutt'altro che simpatici sembrano posseduti da non si sa quale spirito maligno servirebbe un esorcista più che un addestratore) e bastardini giocosi. Fino a quando non ho incontrato cani pericolosi di grossa taglia, con un indole dominante e che avrebbero potuto staccarmi un braccio con un semplice morso, scambiandolo per un grissino.
C'era poco da scherzare, intravisto il pericolo ho mollato, abbandonando l'idea di addestrare qualsiasi cosa, visto che era diventata una specie di fissazione.
Tempo dopo, ho realizzato che la mia passione per i libri poteva fruttarmi qualcosa e aiutarmi. Leggevo da piccolina quindi perché non fare qualcosa che mi facesse stare a contatto con i libri??
Ovviamente cosa avrei potuto fare: la bibliotecaria? La libraia?
Con gli anni ho abbandonato anche quest'ultima idea poco redditizia e fattibile.
Non mi vedevo come topo da biblioteca dove il massimo sussulto sarebbe derivato da un grammo in più di polvere su uno scaffale e purtroppo la libreria non avrei né potuto aprirla né avrebbe dato qualche frutto degno di nota.
Passato il periodo dei sogni impossibili mi sono lasciata trasportare dai momenti: siamo la somma delle esperienze che viviamo, dei libri che leggiamo, dei film che vediamo e delle persone che incontriamo, soprattutto di quest’ultima. Certe persone possono arricchirci e migliorarci altre peggiorarci ma credo che siano necessari tutti e due per crescere e diventare forti.
Non è importante quello che facciamo ma come ci sentiamo mentre siamo lì e soprattutto con chi siamo.
Tutto il resto si aggiusterà e verrà da sé.