Rimasi fedele a quanto avevo detto, loro andarono a fare il loro torneo di bigliardino di merda, io a casa, e sinceramente non mi dispiacque per nulla, andare da quello stronzo cagato per forza non mi era mai andato a genio, in un paio di occasioni c'ero già stato, anche se poteva sembrare prematuro, era già il momento di dire stop, anche no, continuava a fare il pezzo di merda, io di smerdarlo non ne avevo proprio voglia...
La mattina seguente a scuola era là, in mezzo a una decina di compagnia di scuola, tutto intento a pavoneggiarsi, come mi vide mi chiamò, immediatamente dopo la frecciatina...
"Perché ieri non sei venuto a giocare? Mancavi solo tu, come cazzo sei messo?!?!"
"Sono messo come uno che non te ha chiuso, la tua carità puttana riservarla per le persone a cui fa piacere riceverla, io non so cosa farmene, per cui siamo a posto così, anzi, tranquillo, non farò più uscite da cazzo come l'altra volta, perché tu, la tua casa e il tuo bigliardino per me siete praticamente morti, chiaro il concetto??"
"Che testa di cazzo che sei, ma sei normale? Adesso hai già troncato, ma finiscila, coglione di merda..."
"Sta a vedere, non i giorni prossimi, ma nei prossimi anni, se non sarà così..."
Non misi più piede in casa sua, e lui esisteva per me il minimo indispensabile, giusto quel poco che non poteva essere estirpabile senza conseguenze, ognuno fece la propria strada nella scuola superiore, ci diplomammo insieme, nel senso che nessuno dei due venne bocciato, ma con scarsissima enfasi reciproca...
La scuola era uno dei momenti di aggregazione per me, rimane il tempo che passavo fuori dalla scuola stessa, che poteva essere in compagnia sempre dei miei amici scolastici, oppure lo passavo con la vecchia compagnia, in ogni caso gli stronzi abbondavano, soprattutto fuori dalla scuola, che rimaneva un po' più controllata, a livello di soggetti potenzialmente dannosi, mentre le piccole e medie bande di ragazzi e ragazze che giravano dalle parti di casa mia erano un po' più ribelli, un po' più pesanti da digerire e da gestire...
Il sabato pomeriggio e la domenica ero praticamente sempre con queste compagnie, dove ero, come ho accennato nelle puntate precedenti, uno degli zimbelli delle combriccole, vuoi perché avevo il motorino sfigato, vuoi perché erano sfigato con le ragazze, vuoi perché c'era sempre un qualcosa per cui prendermi per il culo, spesso non passavo delle belle giornate, di ragazzi, o ragazze, degni di essere chiamati tali ce n'erano davvero pochini, erano quasi delle mosche bianche, il resto, chi più chi meno, erano tutti soggetti che di simpatico avevano ben poco, chi era arrogante, chi era prepotente, chi era ignorante, c'era sempre un qualcosa che potenzialmente poteva rovinare il pomeriggio o la serata...
Cercavo di vivere la mia vita con la consapevolezza della mia età, del fatto che non ero più un bambino nel senso stretto del termine ma che ancora non ero assolutamente un adulto, anche se ben presto arrivò un fatto che mi costrinse all'ennesima maturazione forzata e improvvisa, che creò nella nostra famiglia seri problemi, che portarono a conseguenze molto serie e preoccupanti, l'incidente in cui fu coinvolto mio fratello, che per un particolare di irrisoria importanza fu costretto a una serie di processi, terminati con la sua piena assoluzione, ma che durarono ben 7 anni, io avevo 14 anni, una vita davanti, lui 22, un ragazzo ancora, in tutti i sensi del termine, maledettamente incrociammo un giovane centauro, che fra le altre cose conoscevamo pure di vista, andando come un pazzo, a tutta manetta, con la sua piccola motocicletta, all'epoca non c'era ancora l'obbligo del casco, si sarebbe salvato?? Non lo so, comunque di certo non si salvò, morì nella giornata stessa dell'incidente, l'ambulanza giunse dopo 45 minuti di attesa, non si sa fino a che punto fu anche lei responsabile indirettamente della sua morte, ma di certo rimase il fatto che anche una parte di mio fratello morì quel giorno stesso, e tutto quello che ne seguì fu autentica merda, dal ritiro della patente, dai processi che dovette sostenere, dall'atteggiamento della famiglia del motociclista, insomma tutta una serie di gravami che minarono ulteriormente il già instabile equilibrio psicologico di mio fratello, e di certo buttò un bel carico di responsabilità anche sulla mia vita adolescenziale...
Continua...