Ancora Gerardo. Oggi con una storia.
Sto raccogliendo i suoi racconti, le poesie, il vocabolario dei termini dialettali, i disegni, le foto,… per farne una pubblicazione.
I suoi ricordi, sono la nostra storia. La nostra memoria.
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Il povero Paolo de Carmineglio aveva un somaro intero, di statura grande e molto vivace. Quando vedeva un'asina diventava ingestibile. Ragliava, scalpitava, era difficile trattenerlo.
Un giorno tornava giù per la via delle stalle, andando verso Puzziglio, dove aveva la sua. L’asino era caricato con fascine di fieno e lui era montato a cavallo, sistemato tra le fascine stesse, come era usanza.
Sulla strada, giù per via della Rapina, legata davanti alla stalla, c'era la somara di Foippo della Siciliana, pronta per essere caricata con sacchi di stabbio.
La somara era in calore. Appena il somaro la vide, cominciò a correre a testa alta, ragliando verso la femmina. Il povero Paolo provava a frenarlo tirando a più non posso la cavezza e strillando. ”lé, lé! Te pozzano ammazzatte n' pretissione lé!”
Foippo, sentendo il fracasso, era uscito dalla stalla e, agitando in alto le braccia, cercava anche lui di fermarlo: ”lé, lé, poggia lla!”
Inutile. Il somaro imbufalito raggiunse l’asina e tentava di saltarle sopra con tutto il carico, Paolo incluso.
Io, ragazzino, non sapevo se ridere o mostrare la mia solidarietà di fronte a quella situazione tragicomica. Ci vollero un po’ di cavezzate sul muso per interrompere l'imprevisto tentativo di amplesso…
L’asino di Paolo aveva un modo di ragliare inconfondibile.
I tedeschi, durante la loro ritirata, risalendo la valle del Liri, transitarono per Petrella e se lo portarono via. Cosa che facevano con tutti gli animali che incontravano.
Quel somaro era l’unica ricchezza di Paolo e non si dava pace. Ma non si dette per vinto. Continuava a cercarlo tra le valli e nei paesi, nella speranza che i tedeschi potessero ad un certo punto averlo abbandonato.
C’era una fiera, non ricordo di quale paese, e Paolo era lì. Si compravano attrezzi, animali, ci si scambiavano pareri sull'andamento dei raccolti, informazioni su quanto stavano pagando i prodotti i compratori…
Mentre parlava, ad alta voce come suo solito, tra il vociare della gente sentì l’inconfondibile raglio del suo somaro. Urtando a destra e manca tra la folla, corse in quella direzione e lo ritrovò. Era lì. Era lui.
Evidentemente, come sperava, era stato abbandonato dai tedeschi nel trambusto della ritirata e qualcuno se ne era impossessato e ora cercava di venderlo.
Paolo raccontò la storia agli astanti e sostenne le sue ragioni: quel somaro era suo. Ma a convincerli non furono le sue parole. Fu la reazione del suo asino, che mostrava chiaramente di averlo riconosciuto, ragliando di gioia e strusciandoglisi contro con il muso. Non volendo più staccarsi da lui.
La gente di allora sapeva interpretare questi segni. E ne aveva considerazione e rispetto. Ed era onesta e solidale. L’uomo gli ridiede l’asino senza volere nulla e Paolo se ne tornò a Pedrella il groppa al suo somaro.
Quella sera vedemmo Paolo tornare in paese in groppa al suo somaro.
I racconti precedenti:
I miei primi sci
Polenta e panuntella. Due pietanze, due ceti
Il nostro Natale
Primo amore, prima bugia…
Due cari compagni di giochi
Uno scippo d’altri tempi
Serate di vita intorno al camino
In ricordo di due bravi ragazzi
Presepe vivente
Scene di guerra
Le canne di una volta…
Una salsiccia di legno
L’osteria
La storia e l’autoritratto di Gerardo sono pubblicati con il consenso della moglie. La foto di copertina è tratta dal web ed è libera da Copyright.