Una delle peculiarità di Giorgio Manganelli autore (ché solo quello conosco) è di aver scritto libri che - forse - parlano sempre di lui stesso.
Certo, lo si può dire di parecchi altri scrittori; ma il Manga fa ciò in modo diverso: lo fa diventando personaggio letterario. In pratica, i libri di Manganelli, nella mia impressione personale di semplice lettore, sono tasselli della definizione di un personaggio e delle sue vicende, e quel personaggio è lui stesso.
Ma non è tutto (ché fin qui saremmo ancora in una categoria affollata). Giorgio Manganelli è personaggio letterario di narrazioni nelle quali non è il protagonista, la voce narrate o il deus che agisce ex machina, bensì l'autore.
È come se Oblomov, Wakefield o Long John Silver (esempi a caso, s'intende) avessero avuto una produzione letteraria - e non autobiografica! - nella quale la loro voce di personaggi è riconoscibile e peculiare.
Si dovrebbe dedurre da ciò che Giorgio Manganelli non sia mai esistito, e che quindi i suoi libri siano apocrifi costruiti ad arte. Ma se Manganelli è un personaggio letterario, chi è l'autore che lo ha creato? Forse gli esseri (anonimi, in genere) che vivono nei suoi testi hanno voluto, uniti in congrega, raccontare le proprie gesta inventandosi un biografo per questioni, appunto, di anonimato? Ma i libri a firma Manganelli sono testi che, volontariamente o meno, raccontano e definiscono un'unica identità: questa è l'ipotesi da cui parto. Per cui non di una congrega si tratta ma di un solo carattere che si nasconde due volte: la prima, nell'immaginario autore; la seconda, nella moltitudine dei personaggi.
Pongo ciò come domanda e spunto.