e magari ricevere un sorriso dai nostri figli, se sono (ancora o già) nell'età in cui possano permettersi di sorriderci.
Vorrei però dedicare il pensiero di oggi a quello che spesso non si dice. Intanto alla complessità di quello che viene considerato il sentimento più naturale e semplice del mondo. A quanto questo comune sentire, superficiale e pericoloso, causi sensi di colpa, di inadeguatezza, di frustrazione in tutte quelle madri che si trovano mille volte nella vita a combattere con il lato oscuro della maternità. Essere abitate da un essere diverso da noi, lontano, laggiù nelle nostre viscere, che cresce protetto dai rumori del mondo: chi lo proteggerà però dalle nostre ansie, anch'esse a volte rimbombanti nel nostro buio? E poi separarsi da quella parte di noi, legata ma aliena, lasciarla andare tra i rumori del mondo, continuando a proteggerla e insieme a renderla indipendente. Crescere un bambino e farlo diventare un uomo. C'è da sentirsi tremare le vene in ogni fibra, a pensarci. Perché significa anche non appartenersi più del tutto: quell'esserino fragile esiste ed esisterà sempre insieme a te, a te chiederà il cibo, a te le notti insonni, a te la paura per un ritardo imprevisto, a te le lacrime delle sue sconfitte e delle sue vittorie. Un miracolo, se credete ai miracoli.
Un'altra cosa di cui non si parla in questo giorno di rose e di torte alla panna, sono tutte quelle donne che hanno dovuto tenere dentro al cuore il desiderio di diventare madri e farne qualcos'altro, perché a loro un figlio non è stato dato. Io, dopo numerosi tentativi, alla fine ce l'ho fatta, ma ne esistono milioni che si sono fatte bucare da aghi, penetrare da mani guantate, iniettare liquidi di contrasto brucianti come l'inferno, gonfiare di ormoni, e sono tornate a casa con un dolore che nessun uomo potrà mai arrivare a capire. E allora combattono con la delusione dedicandosi ai loro alunni, o ai loro pazienti, o ai bambini del catechismo, o agli anziani dei centri cittadini solitari, o alle provette in cui sognano di scoprire un rimedio per una malattia rara e terribile.
A tutte quelle madri senza figli, che sorridono lo stesso e si spendono e si impegnano e si sbattono per aiutare la vita, in qualunque altro modo, il mio augurio di felicità.