La scureggia davanti al portone Pt.1
Un classico della risata, prima della torta in faccia e della buccia di banana, che hanno battuto sul tempo il suono della scureggia solo grazie al cinema muto.
Ma veniamo a noi ed alla storia che sto per raccontarvi.
Il che ha un perché di psicologico oltre che di goliardico.
Mi è tornata in mente l'altro giorno davanti alla banca del mio paese e me la sono subito appuntata sul mio telefono come faccio con tutto ormai.
Da quando è iniziata la pandemia in banca si entra uno alla volta e fuori c'è sempre fila.
Quella mattina ( perché in questo periodo aprono solo la mattina ) stavo portando come di consueto uno o due milioni e mezzo di euro degli incassi del giorno prima.
Putroppo è un periodo di magra e sto guadagnando poco.
Mi capirete de posso portare in banca solo quattro spiccioli.
Però non fate i maleducati e da domani cominciate a chiamarmi ' il povero ' oppure quello con le pezze al culo.
Lo so che nel 2020 guadagnare solo 1 oppure due milioni di euro al mese è da pezzenti, ma ehi... la pandemia, la recessione, il lockdown... non vi hanno insegnato ad avere più rispetto per quelli meno fortunati economicamente?
Divago, scusatemi... quando parlo di soldi divago.
Quindi torno alla storia che vi stavo raccontando.
Davanti alla porta della banca c'era una signora ferma ed io pensavo fosse in fila.
Spesso, da marzo in poi c'era una fila stratosferica davanti alla banca.
Tutti ad investire.
Tra l'altro la filiale del mio paese ha deciso di aprire solo la mattina ed a giorni alterni per tutta la durata del lock ( lo chiamo lock in confidenza ), la scelta è stata dettata dal fatto che è l'unica filiale del mio paese altrimenti col cazzo lo facevano.
Voglio vedere con un'altra banca che faceva concorrenza se facevano le ore corte.
Ho divagato... ancora... scusate torno al racconto.
Mi avvicino velocemente col passo ' milanese '.
Il passo milanese è composto da passi veloci ad arcate lunghe ed ogni due o tre passi è guarnito di un mugugno o di un bisbiglio con il mantra
- dai figa che è tardi. Dai figa che è tardi.
Arrivo dietro questa signora con l'aria di quello che pensa ' sei in pensione e vieni a quest'ora a fare la fila davanti a me che mi fai perdere tempo '.
Ovviamente scherzo.
Arrivo dietro di lei con fare milanese e mi accingo a dire
- è in coda?
Quando la signora emette un forte peto ed inizia ad entrare.
Il rumore era quello veloce a trombetta, quello che punta all'acuto.
Putroppo le mie parole erano già partite e lei si gira verso di me e dice.
- sto entrando.
Rossa come un peperone insanguinato di Halloween.
Dentro la banca non c'era nessuno.
Lei si era fermata fuori per scureggiare ed entrare in banca in leggerezza.
Putroppo sono arrivato io da dietro l'angolo a rovinarle i piani e non è riuscita nemmeno a fare il taglio alla coda.
Non era questa la storia che volevo raccontarvi però ha preso vita da sola.
Ve la racconto la prossima volta.