La piccola fatina dai capelli verdi () camminava affannosamente nell'umido sottobosco. L'ala le doleva ancora.
Autorizzazione gentilmente concessa da Viki
La notte appena trascorsa non era stata facile, era stata aggredita da un gruppo di gnomi giganti (,
,
) che volevano rubarle la preziosa fiala, la pozione contenuta era stato il frutto di un duro lavoro.
Ciò che aveva prodotto con le proprie mani era una potente fortificazione di vita.
Le avevano bruciato parte di un'ala scoccando delle piccole frecce infuocate ed ora la piccola fatina non poteva volare ma, faticosamente, camminava senza sosta per raggiungere il Palazzo Reale nel villaggio Cristallino.
Era riuscita a scampare all'agguato nascondendosi tra il fogliame secco, ma il villaggio era ancora lontano e doveva consegnare la pozione nel più breve tempo possibile.
Al villaggio Cristallino l'attendeva Re Carlo (), il pover'uomo era stato ingannato da Re Gnotiz (
) ed aveva ingerito con una coppa di vino rosso, un potente veleno che lo stava uccidendo.
La piccola fatina stringeva a sé la fiala e stava per addentrarsi sotto un gruppo di funghi velenosi. Sotto la protezione dei loro grandi cappelli rossi, sarebbe rimasta ancora per un bel po’ alla larga dai suoi persecutori.
Il sole filtrava timidamente tra i funghi e le illuminava il tragitto. Aveva fame e sonno ma non poteva permettersi di fermarsi.
Un'altro paio di chilometri erano stati macinati, stava per uscire dalla copertura e doveva aguzzare vista e udito per non correre rischi.
Le restava da attraversare lo stagno e poi un altro paio di chilometri e sarebbe arrivata a palazzo.
Sembrava tutto tranquillo, non c'era traccia degli gnomi giganti.
Stanca e dolente arrivò allo stagno e fece un rapido calcolo: percorrere tutto il perimetro le avrebbe rubato troppo tempo, troppo tempo prezioso, doveva dunque immergersi e tentare di raggiungere l'estremità opposta a nuoto.
La piccola fatina si immerse in quelle acque scure e cominció a nuotare tenendo ben salda la fiala.
L'acqua dello stagno era gelida ma questo non la fermò, perlomeno all'inizio.
Ora era arrivata a poco più di metà tragitto e le gambe cominciavano ad essere affaticate, il fiato era corto e sentiva, ripetutamente, il suo piccolo corpicino essere scosso dagli spasmi.
Vedeva tutto sempre più buio, più opaco, il suo corpo la stava abbandonando… fece un profondo respiro e prese tutte le forze che le erano rimaste, doveva farcela, doveva salvare il suo caro amico Carlo.
Ed invece non ce la fece, la piccola fatina si inabissó con la sua preziosa fiala.
Era esausta e l'aggressione degli gnomi giganti l'aveva ridotta ad uno straccio.
Pochi secondi e dalle acque emerse una ranocchia tutta colorata () che portava sul suo grande groppone la piccola fatina svenuta.
La adagió delicatamente su una grande roccia piatta e tornò sul fondo dello stagno per recuperare la fiala alla quale tanta attenzione riserbava quella fanciulla.
La ranocchia impiegò qualche minuto per ritrovarla, le acque erano molto torbide.
Una volta riemersa scorse nei pressi della riva un piccolo gruppo di gnomi giganti scappare con la povera fatina costretta in una rete…
TO BE CONTINUED...