Come penso si sarà già compreso, il mondo non è scisso- il Covid è nato tra le mura dell’Asia Orientale e presto ha conquistato tutti i continenti.
Per questa ragione, dobbiamo sempre renderci conto di quanto accade ogni giorno in tutti gli angoli del nostro pianeta, perché siamo tutti collegati, tutti iperconnessi, vicini ed ogni informazione è preziosa.
Oggi cercherò brevemente di descrivere quello che sta accadendo in Venezuela, perché il paese sta lottando contro un’inflazione che lo sta lentamente divorando e perché le cripto possano essere un’alternativa.
Ci sono molti fattori che influenzano l'aumento dell'inflazione: uno di questi è il denaro stesso.
Questo è il caso del Venezuela, il paese sudamericano dove per contrastare la folle caduta della sua economia, il 62esimo presidente della Repubblica federale, Nicolás Maduro, ha ordinato l’emissione di tagli sempre più alti, un’impressionante stampa di moneta e un incremento del salario minimo in determinati periodi dell’anno.
Da molto tempo dunque, i suoi abitanti sono in lotta contro quella che viene nominata “iperinflazione” e come potrete ben immaginare, l'arrivo del Covid non ha fatto altro che portare questa tragedia economica ai suoi limiti.
Nel 2018 Maduro, era riuscito a mantenerla al di sotto del 30%; con l’arrivo della Pandemia però, tutto divenne inutile e i prezzi continuarono a crescere vertiginosamente.
Al giorno d’oggi, un milione e settecentomila Bolivar non bastano per acquistare un solo chilo di farina.
Il governo ha dunque deciso di emettere nuovi tagli: biglietti da 200.000, 500.000 e 1 milione di Bolivar- un record ed uno scandalo- è la prima volta che assistiamo a tagli così elevati.
Una delle tante conseguenze è stata quella che il dollaro si è praticamente convertito nella moneta nazionale.
Anche se in molti si ingegnano ad ottenere dollari americani, salari e pensioni sono ovviamente pagati in Bolivar.
Gli economisti affermano che il Venezuela abbia un forte bisogno di mantenere l’inflazione al di sotto del 50%, se non si vuole accelerare il circolo vizioso che iniziò nel 2017 e che vide la fuga di più di 5 milioni di abitanti.
Ma questa corsa al baratro, sembrerebbe incontenibile.
Date tutte queste premesse insomma, i venezuelani hanno dovuto cercare un’alternativa: l'utilizzo del dollaro sì, ma anche quello delle criptovalute.
Nel 2018, fu "Dash" a conquistare il continente venezuelano, ad oggi al 52esimo posto della classifica di Coingeko, con un valore di circa 185 dollari.
Tra le varie soluzioni che potrebbero apportare le cripto vi sono quella del pagamento delle tasse, importazioni di beni ed ovviamente l'utilizzo di queste nel commercio quotidiano, già molto attivo.
Vi sono molti paesi aperti alla nostra alternativa preferita: Brasile, Russia, Ucraina, Nigeria e molti altri.
Paesi in cui la fiducia nei confronti del proprio governo e del sistema bancario è tremendamente bassa.
Il succo di tutto ciò è dunque uno solo: le alternative ad un governo ed una politica negligente esistono, basta solo ingegnarsi e soprattutto: aiutarsi.