Manu Ginobili e la "Garra"
Ci sono giocatori che si infilano sottopelle, che ammiri oltre ogni cosa, che vivi con un particolare trasporto e dei quali pensi di non poter fare a meno nella tua esperienza da spettatore.
Se penso al calcio mi vengono in mente Roberto Baggio e Francesco Totti.
Cosa sarebbe mai potuto essere il calcio senza le loro giocate?
Ecco che con i loro ritiri qualcosa dentro noi tifosi è venuto a mancare, a rompersi.
Se penso al nuoto mi vengono in mente ovviamente Michael Phelps ed Ian Thorpe o il nostro Massimiliano Rosolino.
Talmente abituati alla caccia all'ennesimo record dei primi 2 e alla tenacia del "cagnaccio" napoletano da non riuscire ad intendere il nuoto in vasca privo delle loro bracciate.
100 metri di eleganza ed eternità.
Quante volte Usain Bolt ha ispirato questi sentimenti in meno di 10 secondi netti? L'atletica leggera senza di lui non è più la stessa.
Kobe Bryant dice basta con 60 punti e noi li a chiederci che ne sarà della NBA senza il Black Mamba?
Eh già, la NBA con le sue mille storie ed i suoi mille volti, protagonisti che sembrano usciti da un romanzo di formazione come Tim Duncan o Ray Allen pronti a sbancare ogni sera ma che non sono riusciti a frenare l'avanzare degli anni e ad un certo punto han dovuto tirare i remi in barca.
Da ieri sera la National Basketball Association saluta un altro dei suoi figli prediletti. Uno di quelli che non ti aspetti di vedere nella Hall of Fame ma che in quella casa a breve poggerà le proprie fondamenta.
Noi viviamo per dire sempre addio.
Emanuel David Ginobili Maccari, per tutti Manu Ginobili ha detto basta.
Dopo 23 anni di carriera ad altissimi livelli ha appeso le scarpette al chiodo.
I San Antonio Spurs che hanno stupito il mondo perdono l'ultimo componente della storica triade Parker - Ginobili - Duncan che sotto la guida di coach Greg Popovich avevano conquistato i Playoff ininterrottamente per 16 anni vincendo 4 titoli NBA.
Ginobili nonostante i 41 anni (si avete capito bene 41!!!) era stato l'ultimo ad arrendersi agli scorsi Playoff, quando contro i campioni di Golden State aveva suonato la carica nel disperato tentativo di tenere in partita i suoi.
Non era bastato a salvare San Antonio, peraltro priva della sua stella Leonard (by the way partito anche lui in estate) ma era servito a tutti per scrivere un'altra pagina di inchiostro nella carriera superba del sesto uomo più celebre d'America.
E dire che agli albori della sua storia nessuno avrebbe scommesso in lui. Storia che iniziò ovviamente in Argentina ma che vide la sua pagina di apertura vera e propria in Italia, per l'esattezza a Reggio Calabria.
Con la Viola Reggio Calabria conquistò, oltre che un posto d'onore nel cuore degli appassionati italiani, un trasferimento alla più prestiogiosa Virtus Bologna dove vinse tutto, brillando in maniera impressionate. Grazie a quelle prestazioni si assicurò un posto al Draft NBA dell'anno di grazia 2002.
Manu era stato selezionato 3 anni prima da quelle volpi di Buford e Popovich al draft 1999 con la scelta numero 57. Incredibile oggi pensare che per ben 56 volte furono chiamati nomi diversi da quello di Ginobili prima che "Pop" se lo portasse a casa.
E' sicuramente stata quella la "Steal of The Draft" del secolo.
Manu Ginobili approda nel sistema degli Spurs, incontra Duncan, Parker e Popovich.
Tutto il resto è storia.
Riguardando i suoi riconoscimenti personali fa sorridere e arrabbiare quanto poco credito gli sia stato dato a livello di premi.
Solo un All Star Game, solo una volta miglior sesto uomo dell'anno per uno che, in una delle squadre più forti della storia, aveva spesso la palla in mano nei secondi decisivi, nei momenti più caldi dell'azione.
Se Parker era li per accelerare e dare i tempi alla squadra, Duncan era una sorta di talentuoso allenatore in campo che sui 2 lati del parquet spadroneggiava, Manu è sempre stato l'uomo decisivo, il giocatore al quale affidare la palla quando si era punto a punto o quando la situazione era disperata. Se volevi "ammazzare" la partita dovevi consegnare la palla nelle sue mani educatissime. Ci avrebbe pensato lui.
Senza deluderti.
Ne sa qualcosa l'Argentina che sotto la sua guida in campo ha vinto addirittura una storica Olimpiade nel 2004 ad Atene.
Degli Argentini Manu aveva ereditato ed esportato la famosa "Garra" quella che lo distingueva dagli altri, quella che gli consentiva di mantenere la lucidità anche con 2 uomini addosso, quella che gli permetteva di segnare da 20 metri sulla sirena con la tranquillità di chi stava leggendo il quotidiano in spiaggia, quella che gli consentiva di essere uno dei migliori difensori al mondo contro chiunque.
A poco più di un mese dall'inizio della stagione NBA 2018/2019 tutti gli appassionati NBA si sentono più soli, risvegliati da una notizia che tutti sapevano sarebbe dovuta arrivare prima o poi ma che nessuno era pronto a sentire.
Solo le leggende riescono a trasmettere ciò.
Manu Ginobili era una leggenda in campo, adesso il suo mito è pronto per diventare eterno e crescere sempre di più, come il suo talento, come la sua "Garra".
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Perso tra le montagne di Twin Peaks mi ritrovai ad Albuquerque dove un furgone mi trasportò a Westeros e a Westworld successivamente dove ritrovai una cabina telefonica inglese con un Dottore pronto a giocare a Basket o a Calcio con me e a parlare di sociale, politica, futuro, persi come fossimo sull'isola di Lost.
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