Il cimitero di Google sta per accogliere una nuova ingombrante salma. Google Stadia.
Per chi non lo sapesse, Stadia era un innovativo progetto che mirava a portare nel cloud il gaming. In pratica senza dover comprare hardware costoso e gestirlo, bastava avere un pc qualunque e una connessione in fibra per poter far girare in remoto il videogame e goderlo al massimo delle prestazioni grafiche.
L'idea in realtà non è nuova, ad esempio Citrix da oltre un decennio fa questo tipo di operazioni per il business, cioè mettere i desktop su una bolla virtuale e usare terminali detti "stupidi" come visualizzatori. Personalmente la mia esperienza non è stata buona, benché ci possa essere il potenziale. Il delta di prezzo tra l'hardware recente e una infrastruttura simile, correlata ai risultati e alla fruibilità, direi che ancora non ci siamo. E convenga comprare il classico computer desktop alla vecchia maniera.
Nel caso del gaming le cose sono un po' diverse, perché i videogiochi non sono la suite di Office. E spingono le richieste prestazionali molto al limite, per cui è necessaria una scheda video che costa uno sproposito, senza contare tutto il resto, corrente elettrica compresa visto che anche lì le richieste sono salite parecchio.
Quindi l'idea di "remotizzare" l'hardware sgravando l'utente non era poi così male. Tanto è vero che l'annuncio di Stadia aveva effettivamente attirato l'attenzione del pubblico.
Il progetto inizialmente chiamato Yeti è partito nel 2016 come sviluppo interno, per essere annunciato come beta (ad invito) alla fine del 2018. L'avvio ufficiale avviene nel novembre del 2019. Durante la pandemia viene avviata una versione gratuita con due mesi di test, come sappiamo ora il 18 gennaio 2023 verrà definitivamente chiuso.
Quindi a dispetto dello sviluppo, la vita del progetto in sé si può dire che sia stato un flop piuttosto pesante. Sostanzialmente ci sono due motivi, il primo riguardava le connessioni. Non tutti hanno la fibra ottica e oltre a questo dipende anche la disposizione dei Datacenter rispetto all'utenza. Quindi la "user experience" non era poi sempre ottimale. In secondo luogo, il business model probabilmente era sbagliato di suo. Invece di essere una sorta di flat come Netflix, o quanto meno una specie di affitto, i giocatori erano costretti a comprare il titolo per altro a prezzo di listino. Quando, ad esempio, su Steam molto spesso si trovano sconti importanti, senza contare gli store delle chiavi che permettono prezzi ancora più bassi, e il gioco rimane tuo virtualmente per sempre.
Nelle ultime fasi in effetti è stato creato lo Stadia Pro che in qualche maniera tentava di metterci una pezza, ma probabilmente era troppo tardi. Nel complesso poi il parco titoli per ovvi motivi "logistici" non era paragonabile ad uno Steam che contiene lo scibile videoludico.
Insomma, l'idea non era nemmeno sbagliata, la realizzazione un po' meno. A questo punto viene anche da chiedersi quale sia l'ultimo progetto di successo di Google. Perché non lo ricordo. Da fucina di idee a getto continuo, si è andati verso una sorta di impoverimento e una sequela di flop via via sempre più grossi. Mediaticamente è meno importante di Google plus, ma dal punto di vista economico credo che Stadia sia stata una mazzata sui conti piuttosto rilevante.
Tuttavia, il gaming in cloud penso sia solo rimandato. Questa è stata la prima implementazione seria, ma di sicuro avremo modo di riparlarne in futuro perché ad esempio Microsoft, anche solo per parare il colpo su un comparto business a lei caro, sta lavorando ad un suo modello.
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