In questo periodo da domiciliari per sentenza da Covid19, la "grande rete" è stato il coltellino svizzero che sta tenendo in piedi un po' tutto. E' interessante notare come neanche due mesi fa si sarebbe pontificato quanto gli smartphone e la tecnologia dividevano anziché unire.
E sarei stato il primo ad essere d'accordo, in fondo era realmente così. Gente che vagava con il naso spiccicato sul display, tanto da inciampare e rischiare il capitombolo, come avevo evidenziato in un vecchio articolo. Nel giro di 15 giorni tutto cambia, ed è stato indubbiamente il trionfo di Internet. Da li passa tutto, la possibilità di comunicare con il mondo, vedere Netflix anziché la stantìa TV. Le iniziative di cantanti e performer dello spettacolo non si sprecano, ma anche azioni di perfetti sconosciuti.
Il lato "debole" della faccenda è sicuramente lo smart working. Un po' perché non eravamo preparati a livello tecnologico, un po' (tanto) perché non siamo preparati dal livello culturale. Tanto che è ipotizzabile che ad emergenza finita dello smart working non resti poi molto.
Una parte considerevole di questo pseudo-fallimento sicuramente è dovuto all'offerta. Ce n'è forse anche troppa, ma ognuno dei produttori ha la sua visione e il suo orticello. Non c'è mai stata, e ne parlo dai tempi di ICQ nel 1998, una visione comune per arrivare a dare all'utente qualcosa di veramente facile e fruibile.
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Per me che sono informatico ci metto nulla ad adeguarmi o saltare qualche paletto, ma per chi non "mastica bit" anche la più piccola stupidaggine diventa un muro insormontabile. Ma questo lo si poteva constatare anche prima di questo marzo 2020. Insomma vi sarà capitato di passare dei file,..e il formato , la versione del formato, le dimensioni eccetera, tutto diventa farraginoso.
In questo periodo poi diventa una sorta di braccio di ferro virtuale a cosa utilizzare, e a meno che non abbiate delle direttive aziendali supportate dell'ufficio IT si rischia il far west. E' il caso delle chat o delle videochiamate, per utilizzarlo in due o più, tutti i membri devono aver installato il medesimo software. Non è come la posta elettronica che il formato del messaggio è comprensibile a tutti, mentre il software utilizzati sono molteplici e disparati. Ecco che se vi trovate ad aver a che fare con più persone/gruppi è chiaro che cercherete di portare avanti un prodotto. Una specie di venditore senza compenso e senza gloria. Se non altro lo scopo è limitare la proliferazione, nel vostro hard disk, di software che fanno tutti la stessa cosa, e molto probabilmente già al secondo/terzo prodotto faranno casino e non funzioneranno più. Proprio perché cercano di occupare le stesse risorse che invece vorrebbero come esclusive. Tizio vorrà utilizzare Skype, Sempronio Hangouts e Caio se ne uscirà con qualcosa di semi-sconosciuto.
E c'è pure chi fa casino in casa propria, in passato su questo blog avevo parlato di Google e il pasticcio fatto con le più svariate versioni di Istant Messagging. Figurarsi mettersi d'accordo su un protocollo condiviso con i concorrenti.
Non c'è mai stato un consorzio, come lo è stato per Web, che tenti di unificare una piattaforma comune di condivisione. E quando ci si è provato, il Big Player di turno partiva per la tangente andando per i cavoli suoi. Alla fine gli utenti, e sopratutto le direzioni, ad emergenza finita non saranno granché interessati ad investire sulla questione, a. meno che non vi siano costretti o abbiamo dei tornaconto economici (sgravi fiscali in primis).
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