Al termine della seconda guerra mondiale l'Italia era da ricostruire dopo oltre 20 anni di miserie.
Ci furono una serie di uomini veri, di differenti credi politici, che si
rimboccarono le maniche per cercare di far ripartire un paese distrutto dalle sciagurate scelte pre belliche.
Togliatti, De Gasperi, Nenni, Pertini, Don Sturzo, Pajetta ed altri decisero di lasciare da parte le loro divergenze per rimettere in moto la macchina Italia.
Scrissero una Costituzione che, malgrado sia tirata spesso per la giacchetta, resta una pietra miliare della Repubblica.
Repubblica che, e' bene ricordarlo, fu dichiarata dopo un referendum sul cui risultato finale ancora oggi ci sono dubbi.
In quegli anni se costruire un ponte costava 100 milioni, ne servivano 120, fra lavori e mazzette, ma il ponte veniva costruito.
Poi arrivo' la prima Repubblica; Berlinguer, Andreotti, La Malfa,
Malagodi, Almirante, Tanassi fino ad arrivare a Craxi che ne sanci'
l'ingloriosa fine.
Gente legata al proprio credo politico, al proprio ideale che pero', avendo come fine ultimo il bene dello stato collaborava, sia che fosse al governo che militasse nell'opposizione.
Lo stesso ponte continuava a costare 100 milioni ma ce ne volevano 150 per costruirlo.
Poi arrivo' la seconda Repubblica, caddero i muri, fini l'Unione
Sovietica, moltissimi festeggiarono la fine delle ideologie come se fosse una cosa bella.
Cosi' ora ci ritroviamo questi.
Non ci sono piu' ideologie, senti parlare la Meloni e ti accorgi che e' piu' a sinistra di Letta, il Pd prende piu' voti ai Parioli che alla Garbatella, la sola cosa che conta sono le poltrone ed il culo al caldo, a qualunque costo.
Il ponte costa 200 milioni, di euro che spariscono senza che il lavoro venga fatto.
Veniamo alle similitudini con Cuba.
La Rivoluzione arriva in uno dei momenti piu' tristi e miseri del
paese.
Bastava uscire 2 quadre dal centro dell'Avana, (dove decerebrati
funzionali continuano a pubblicare foto di signori col doppio petto, mocassini firmati e signore ingioiellate accanto, come se Cuba fosse stata tutta quella roba li') per trovave baracche di legno, analfabetismo, totale assenza di scuole ed ospedali.
La corruzione era allo zenit tanto che persino gli sponsor statunitensi di Batista non ne potevano piu'.
Arrivo' Fidel con Raul, il Che, Camilo e gli altri a ribaltare quel mondo, sospinti da una idea precisa di societa', mandando maestri e dottori nell'ultimo campo dove mai erano apparsi.
Andarono avanti cosi' per decenni, con alterne fortune, a volte il ponte si costruiva in legno, poi cadeva, poi si ricostruiva fatto un po' meglio se c'erano i materiali.
Nel frattempo tutto il mondo si capovolgeva, gli alleati di ieri
diventavano i nemici di oggi e viceversa.
Ora e' il momento dei sessantenni, gente che non ha fatto la
Rivoluzione ma che ne ha frequentato i protagonisti, portando avanti i loro ideali pur in un momento difficile per Cuba e per il mondo.
Resta gente con una idea di societa', convinta che un altro mondo sia possibile ma, credo, senza quella carica morale di chi li ha preceduti.
Il ponte e' stato rafforzato perche' dalla Russia e' arrivato un carico
di cemento.
Dopo di questi presumo che tocchera' ai quarantenni o ai
cinquantenni, gente cresciuta in un mondo che si andava
modernizzando, che maneggia le nuove tecnologie ed i social, piu'
impermeabile ai laccioli ideologici rispetto alle generazioni che li
hanno preceduti.
Spero resti qualcosa di quella ideologia, che con l'acqua sporca
non si getti via anche il bambino e che il ponte, faticosamente
costruito e conservato, resti in piedi.