L'ultima volta che sono stato a Cuba, insieme a moltre altre cose insolite ho notato in molti, ma sopratutto in molte, una spasmodica ricerca di un posto di lavoro. Chi frequenta l'isola da almeno 20 anni come il sottoscritto sa bene che, per anni, il posto di lavoro era considerato unicamente un mezzo per poter accedere a tutta una serie di benefit. Gli stipendi erano una porcheria ma essere all'interno del meccanismo regalava tutta una serie di vantaggi. C'e' sempre stata una parte della popolazione che non ha mai lavorato o che lo ha sempre fatto in modo spradico. In nessun paese al mondo si puo' vivere “inventando”, questa e' la ragione per cui i cubani difficilmente si trovano bene in un altro luogo quando escono dall'isola. Lo so per esperienza personale. Lasciando stare la categoria dei fancanzzisti, oramai cinquantenni che, da una vita, campa vendendo sigari, rhum, viagra ed altre cose nei parchi cittadini ai turisti, molte fanciulle dedite en toto o parzialmente al piu' antico mestiere al mondo hanno sempre cercato di stare alla larga da ogni forma di lavoro. Scelta anche comprensibile visto che con una “uscita” rimediavano quanto una mesata lavorando per lo stato. Se accettavano un lavoro, che durava poco, era per allontanare spiacevoli interessi da parte dell'autorita' di polizia o giudiziaria. Se avevi un lavoro potevi giustificare qualche spesa, difficilmente comprensibile se eri a reddito zero ufficialmente. Quando sono tornato a febbraio ho notato come molte di queste fanciulle (anche altri che si dedicavano alla vendita di queso, jamon o a cambiare valuta sottobanco) abbiano oggi un regolare lavoro. E' vero che lo stato, in molti casi, ha quintuplicato i salari ma e' anche vero che i prezzi sono aumentati in modo draconiano. Una amica ultra 35 enne che mai aveva lavorato seriamente un giorno in vita sua ora fa la farmacista dopo avere frequentato un corso, pare che la laurea in questo settore non serva per servire al banco in una farmacia h24. La fanciulla ha prole, i turisti sono scomparsi, tirare su figli ha un bel costo, i padri dei fanciulli sono altrove quindi occorre mettersi di buzzo buono cercando di portare a casa un vero salario, poi se cresce del tempo e qualche turista si palesa allora si arrotonda, che non fa mai male. Un'altra, con genitori separati, normalmente mantenuta dal padre lavorava in un chioschetto alimentare per 50 pesos al giorno, ora ha iniziato un corso per entrare in una azienda statale, posto di lavoro ambitissimo grazie a tutta una serie di benefit. Un altro che aveva i suoi "fornitori" di jamon bravo e mortadella (quella tipo la nostra coi pezzi di finocchione) negli hotel di S.Lucia ora fa l'autista per un personaggio in vista della municipalita' in attesa di uscire dal paese in qualche modo. Un'altra ancora e' diventata ispettrice di vivienda, non so come ci sia riuscita visto che il passato e' perlomeno nebuloso, lavora controllando quello che combinano los duenos delle case de renta. Il mio amico profesor del ginnasio, vista la chiusura dello stesso per la pandemia, si e' riciclato come uomo delle pulizie prendendo parte del salario appunto tenendo pulita la struttura, una parte della quale e' adibita a peluqueria. Il boss stesso, come vi ho gia' raccontato, e' andato in pensione ma visto che con una pensione, neanche magra come la sua, non ci si campa passa 15 gironi al mese al campo dai parenti della moglie per seminare, raccogliere, allevare, vendere e portare a casa il cibo per la famiglia visto che a Tunas si fa una certa fatica a trovarlo. Ho visto gente lavorare o cercare un lavoro su cui non avrei scommesso un centavos, eppure la necessita' ingegna la mente e fa muovere il culo. Chiaro che tutto cio' e' figlio della situazione che il paese sta vivendo; l'unificazione monetaria, le tiendas in Moneta Liberamente Convertibile, il cambio alternativo per trovare la valuta alle stelle visto che la cadeca quel tipo di banconota non la cambia, la penuria di generi di prima necessita' nei negozi, il covid, le quarantene, l'assenza quasi totale dei turisti e via discorrendo hanno reso molto complicata la situazione. Non sono sicuro che al mio rientro questa gente sara' ancora occupata in questi tipi di lavori, se nasci rotondo non muori quadrato, magari col ritorno del turismo torneranno alle “antiche usanze”, chi lo sa... Resta pero' il fatto che, almeno in questo caso, Cuba e' diventata un paese normale, dove se lavori puoi mantenerti se invece fai il fancazzista dormi sotto un ponte, o quasi.