Qualcuno scrisse che la montagna ci offre la cornice, e che tocca a noi inventare la storia che va con essa.
Il paesaggio delle mie valli ne è la un limpido ritratto. Camminare è il modo migliore per mettere a contatto il nostro vero io con la natura che ci circonda. Passo dopo passo, incedendo lentamente, i nostri sensi si aprono e diventano più ricettivi alle emozioni, entrando quasi in simbiosi con l’ambiente.
L’insieme di questi flash emozionali, alla fine di un’escursione, sia essa facile oppure no, lascia un’impronta nella nostra anima, e ci mette in comunicazione con il nostro io più profondo, quello che caratterizza la nostra essenza vera e pura nella sua semplicità.
La montagna infatti ridimensiona ogni cosa dall’alto della sua prospettiva. Circondati da cime vicine e lontane, immobili ed imperturbabili da migliaia di anni, mentre ogni giorno il sole sorge per poi tramontare e le stagioni si ripetono ciclicamente, percepiamo in modo quasi fisico la nostra piccolezza e brevità esistenziale, ricordando a noi stessi che quando non ci saremo più, tutto questo continuerà ad esistere, senza essere minimamente scalfito dalla nostra assenza. Perciò la montagna ci invita a darci da fare, a non perdere tempo, a dare il giusto peso ai problemi del quotidiano e ad affrontarli nel giusto modo, lasciandoci guidare lungo la via dai precetti semplici che si tramandano attraverso le generazioni: costanza, sacrificio, solidarietà. Gli stessi a cui ricorriamo quando, durante un’escursione, ci poniamo una meta-obiettivo. La salita costa fatica, la lunghezza dell’itinerario può scoraggiare ma l’idea del panorama che vedremo non ci fa mollare, ed il camminare insieme ad altre persone fa sì che ognuno incoraggi gli altri e sia da loro incoraggiato.
Non è importante arrivare più in alto degli altri, è importante arrivare dove si vuole.
Da tutto questo è nata l’idea di condividere, sotto forma di racconto, le emozioni provate durante le escursioni fatte nei luoghi della mia valle.