Andavo cercando la Spagna, quella vera, dell’immaginario collettivo, quella del sole caliente e le ragazze dai capelli scuri e gli occhi ancor di più.
Ho provato le isole, ma mi sentivo in riviera. Poi Barcellona e Valencia, ma correvano troppo. E Madrid si è specchiata in se stessa. I Paesi Baschi sono autentici ed è stato divertente, ma c’era un po’ d’Irlanda.
Poi finalmente l’ho incontrata.
L’ Andalusia.
Calma assolata ridente e gioiosa.
Caldo sogno errante di lunghe giornate d’ agosto.
Affacciata sull’ Africa che quasi la tocca.
Così vicina che quasi la sente.
Le porge la mano da Gibilterra.
Le manda un bacio da Tarifa.
Tarifa, il comune più a sud di tutta l’Europa continentale, contesa tra il mediterraneo e l’ atlantico.
Meta di surfer, spazzata spesso dal vento che solleva la sabbia chiara e finissima.
Di giorno sonnecchia. Il centro storico si sveglia con calma. Un dedalo di viuzze con bar, ristoranti e negozietti, racchiuso dalle vecchie mura.
Poi man mano prende vita. Gli orari andalusi ti portano a far colazione quando sarebbe l’ora del pranzo e via a scalare. Fino ad arrivare a sera, quando cala la luce e quel tranquillo centro di quel tranquillo paesino diventa man mano una festa collettiva.
Bar e localini ad ogni metro forniscono drink, musica ed una sensazione magica di essere tutti parte della stessa serata. Attenzione, niente a che vedere con le baldorie da rissaioli anglosassoni della costa est. Qui l’atmosfera è molto più rilassata ed il target molto più maturo e socievole. Il risultato sperimentato sarà comunque quello di serate ricche di aneddoti e risate, sempre se il giorno dopo sarete in grado di ricordare qualcosa.