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Leonardo è il primo della sua classe, eccelle in ogni materia ma non ne fa motivo di vanto. Anzi è ben visto da tutti i suoi compagni che lo hanno eletto capoclasse perché si prodiga sempre ad aiutare tutti; i suoi amici più stretti credono che sarà la sua aspirazione futura, un lavoro in cui lui possa risolvere i problemi che affliggono le persone, pensano che la carriera di medico gli si addica.
La realtà è che nessuno sa cosa passi davvero nella sua mente. Leonardo si siede sempre al primo banco per cercare di non distrarsi, per ascoltare meglio i lunghi monologhi dei professori e prendere appunti come i suoi genitori gli hanno insegnato. “Seguire la lezione è già metà del lavoro mio caro” è il monito di sua madre che gli scorrevano nel cervello ogni volta che guardava in che posto sedersi. Lui ci metteva tutta la sua volontà per non distrarsi, per rimanere concentrato e non dover fare il doppio del lavoro per recuperare a casa le lezioni. Ogni giorno si siede al primo banco e ascolta le prime lezioni con molta facilità, apprende rapidamente tutti gli insegnamenti, ma dopo le prime ore di lezione qualcosa attira sempre la sua attenzione, l’atlante appeso vicino alla lavagna. Fissa quelle mappe e d’un tratto si ritrova immerso nei suoi sogni; immagina di solcare i mari a bordo della nave più grande mai costruita al mondo, di poter assaporare il salmastro della brezza d’oltre oceano insieme al dolce retrogusto di libertà. Il suo vero desiderio rimasto sempre nascosto nel profondo cassetto della sua memoria è diventare comandante del più grande transatlantico mai progettato, che possa contenere un numero di passeggeri pari ad un’intera città, la sua città. Quando si perde nella sua immaginazione inizia a vedere di fronte a sé un enorme timone, una moltitudine di pulsanti distribuiti in un ordine preciso, la leva che azione le eliche di propulsione, il radar e tutto l’equipaggio pronto in attesa di un suo ordine; non ha manie di potere, è un ragazzo molto umile, ma stare a capo di tutto lo fa sentire bene, importante, gli dà vibrazioni positive. Continua la fantasia uscendo dalla cabina di comando sulla plancia, per dirigersi verso prua ad ammirare il mare che sembra correre incontro alla nave, con le onde che si infrangono sulla chiglia e gli uccelli che si levano in volo al suo passaggio. Poi si porta in direzione della poppa dove incontra tutti i passeggeri, suoi amici, coetanei, conoscenti, la sua famiglia, che gli stringono la mano in segno di rispetto, lo applaudono per aver realizzato il suo sogno di essere al comando di quella nave, battezzata da lui con il nome di Sogno. Il nome è ispirato alle sue parole “Un sogno è inarrestabile e si fa carico di tutte le persone che sono legate a te esattamente come questo transatlantico”. È a questo punto che nel suo vaneggiare accade sempre un imprevisto, un’emergenza di enormi proporzioni. All’orizzonte si origina uno Tzunami, un’onda gigantesca in grado di spazzare via il suo Sogno. In quel momento inizia a sentire sempre più insistente una campana che segnala l’evento, l’allarme che avverte tutte le persone a bordo dell’inevitabile catastrofe. È in questo momento che Leonardo si sente scrollare da due robuste mani, si gira per vedere chi è. Davanti a sé trova il suo professore di scuola che gli dice “Capitano, che stai facendo??” e lui si risveglia dal suo sogno ad occhi aperti e si accorge che la campanella di scuola ha segnato la fine della giornata, tutti i suoi compagni sono già usciti e lui è rimasto imbambolato fin tanto che il professore non l’ha smosso. Con un cenno di imbarazzo saluta l’insegnante e scappa fuori dall’aula per poter inseguire ancora le sue fantasie, perché l’immaginazione è il dono più prezioso della gioventù, e bisogna combattere per tenerla accesa tutta la vita. Leonardo lo sa, e immagina, immagina, immagina.
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