Chi siamo noi per giudicare?
Un giudizio su Montanelli deve essere contestualizzato: una ragazza dodicenne – cent’anni fa e in Africa – era considerata in età da marito. È ovvio che occorrerebbe (e lo si sta facendo) elevare (in Africa) l’età minima per contrarre matrimonio, portandola a 18 anni. Immediatamente andrebbero punite, con la massima severità, le mutilazioni genitali femminili.
All'epoca dell’avventura africana di Montanelli esisteva il “madamato”, che era una “relazione temporanea, ma non occasionale tra un cittadino e una suddita indigena”. Tale pratica fu abolita con le leggi razziali del ’38.
Al fine di evitare equivoci è bene chiarire che il comportamento di Montanelli è assolutamente immorale e condannabile oggi. Comprare e stuprare una bambina è cosa immonda qualsiasi sia l'epoca o il luogo in cui ciò viene fatto. Le usanze e le leggi, se esistono, non rendono morali le nostre azioni (una buona lettura di Kant aiuta) ma, al limite, legali. Rimestare nella lurida coscienza degli uomini è spesso inutile e impudico.
Perdonare?
Forse era perdonabile all'epoca dei fatti, ma oggi no!
È sicuro che si stabilì – tra Montanelli e Destà – un forte legame affettivo. Montanelli teneva una foto della ragazza nel suo studio. Quando Montanelli abbandonò l’Africa la ragazza sposò un militare eritreo che era stato agli ordini dello stesso Montanelli, il quale ebbe – credo – il forte dubbio di aver lasciato un marmocchio in Africa e nel 1952 ritornò in Eritrea per incontrare Destà. Scoprì che la ragazza (divenuta donna matura) aveva avuto 3 figli e il primogenito l’aveva chiamato Indro (ma non era figlio di Montanelli perché nato 20 mesi dopo il suo rimpatrio).
Il caso di Montanelli non fu isolato. Abbiamo, ad esempio, quello di Amedeo Guillet (morto 10 anni fa) che si rese protagonista di fatti bellici memorabili. Anch'egli ebbe una sposa africana, che abbandonò rientrando in Italia. Quando confessò questa “avventura” alla sua fidanzata fu perdonato e compreso. Non solo, la moglie gli diede un prezioso bracciale d’oro, che Guillet portò alla sua ex moglie africana, ritrovata dopo molti anni, felicemente sposata e con figli.
Poi ci furono, purtroppo, anche comportamenti terribili dei soldati italiani (ricordiamo il romanzo di Ennio Flaiano “Tempo di uccidere”).