Ho vissuto all’estero per diversi anni, in Lettonia, e in questo Paese del nord Europa ho capito fino a che punto l’Italia sia rimasta analogica in un modo quasi imbarazzante. In Lettonia la figura di IT è richiesta in ogni settore, e praticamente tutto è digitalizzato. Lì avevo anche avuto esperienza di smart working perché lo avevo richiesto esplicitamente all’azienda per la quale lavoravo. La differenza culturale infatti si sentiva nell’aria ed era per me praticamente impossibile lavorare in modo sereno. Dopo che mi facevo ogni mattina un’ora di tram, uscivo di casa con -15 gradi, non vedevo praticamente mai il sole perché d’inverno le poche ore di sole sono quelle passate in ufficio, mi dovevo anche subire la compagine di un manager molto antipatico e nessun contatto umano, si comunicava tramite messaggi su Skype nonostante si fosse gli uni di fronte agli altri. Ci sono stati perciò solo vantaggi per me in quel caso!! Oltretutto passavo più tempo con il mio compagno e anche questo mi rendeva serena e mi faceva sentire meno sola. Il fatto di poter pranzare tutti i giorni assieme e fare delle piccole pause nelle quali si scambiano due parole con chi si ama non ha prezzo. Io credo che oggi non abbia quasi più senso (per alcuni tipi di lavoro) recarsi in un ufficio a km di distanza da casa e sentirsi costretti lì dando molto meno energie nel lavoro.
RE: Smartworking al tempo del Coronavirus. Considerazioni dopo la prima settimana.