Tanti propositi di partecipazione più attiva su Hive per quest'anno e poi il flusso quotidiano se li porta via. Passo praticamente 12 ore al giorno lavorando, includendo le ore impegnate con lo studio, indispensabile a mantenere o migliorare il livello di qualità di servizi e prestazioni dell'attività che gestisco. Mantenersi aggiornati e migliorare le competenze sono aspetti essenziali. A dire il vero mi accorgo di aver appena detto una bugia al riguardo: recentemente almeno un paio d'ore al giorno di queste 12 se ne vanno in impegno rivolto agli altri, che non so se definibile in volontariato, ma sicuramente non con il termine lavoro.
In cosa consiste? Da settembre, quando in Italia fu annunciata l'introduzione del "green pass" il flusso di coloro che mi contattano per aver informazioni sull'Albania, sulla vita qui, sulle opportunità di lavoro, sulla situazione covid e su come lo Stato stia affrontandolo (su questo argomento si può leggere il mio post della settimana scorsa), è in continuo, costante aumento. Ogni giorno due o tre persone mi contattano per sapere se l'Albania possa offrire un'alternativa possibile all'Italia.
Come si può ben immaginare una risposta a tale domanda non è affatto semplice: dipende da troppi fattori strettamente personali. Io posso solo limitarmi a descrivere questo ambiente e invitare chi mi chiama a fare valutazioni più ampie, che non tengano conto solo del covid e delle politiche restrittive attuate in Italia su questo aspetto. Vivere in Albania non è semplice e non è per tutti. Dico subito che personalmente sono molto felice della scelta fatta 8 anni fa, anzi non passa giorno in cui non mi ritenga fortunato di averla presa. L'Italia stava diventando intollerabile al mio modo di vedere la vita all'epoca: oggi impazzirei a sopportare quanto si sta vivendo lì. Penso che in troppi non si rendano conto del percorso pericoloso che si è intrapreso. Ma non da oggi, non dal febbraio 2020, momento in cui il covid ha superato le frontiere nazionali, ma da ben prima, decenni prima. Il covid ha solo accelerato il cammino. Quindi sarò l'ultima persona a "disincentivare" chi vuol lasciarla per andare all'estero e nel particolare venire in Albania.
Però sono anche l'ultimo a voler incentivare. Son consapevole di una cosa, di cui prendo atto e di cui tutti dovrebbero, secondo me, prendere atto. L'Italia è figlia degli italiani. Quelle che andrò a fare di seguito sono considerazioni generali, nessuno si senta offeso perché riguardano la collettività, non ogni singolo individuo in sé, e perché sono le mie percezioni del fenomeno, nonché la risposta più sincera che possa fare a chi mi fa questa domanda.
Se in Italia lo Stato si permette di invadere la vita privata degli italiani è semplicemente perché gli italiani non solo lo consentono, ma addirittura lo apprezzano e nel passato lo hanno sollecitato, perché finora dallo Stato hanno avuto più di quello che hanno dato. In Italia troppe persone, direttamente o indirettamente, dipendono dallo Stato: disoccupati, cassa integrati, percettori di redditi di cittadinanza o di altre agevolazioni pubbliche, pensionati, dipendenti pubblici, dipendenti di enti parastatali, dipendenti di società private che vivono di appalti pubblici sono alcuni esempi. A questi, che pre-esistevano al covid, in tempi recenti si sono sommati percettori dei vari contributi di recente introduzione: sostegni e bonus all'acquisto praticamente su tutto. Non esistono, non possono esistere, vista la capillarità di questo fenomeno, studi adeguati di quanto ciò sia influente, ma ogni elaborazione statistica che ho visto cercare di descriverlo stima che ciò incida su oltre il 75% dell'economia italiana, qualcuno arriva a valutarlo vicino al 90%.
In una situazione simile è banale che lo Stato abbia un potere coercitivo imponente. Finora agli italiani ciò è stato bene, è stato tollerato e finanche auspicato perché alla fine il tenore di vita che ciò ha garantito era l'aspetto premiante che sopravanzava qualsiasi altra valutazione.
Purtroppo però in economia si dice che "nessun pasto è gratis" e questa massima è in realtà valida in qualsiasi aspetto della vita. A fronte di ciò che otteniamo dalla collettività c'è sempre un prezzo da pagare. Qualcuno che paga alla fine c'è sempre. Il guaio è che spesso la distribuzione fra i percettori dei vantaggi e coloro che pagano non è equa, perché non esiste un modo inequivocabilmente equo per definirla tale. Finora nel complesso lo Stato però aveva distribuito alla massa abbastanza da accontentarne, in un modo o nell'altro, la maggioranza.
Un po' come uno spacciatore comincia a far provare una droga al ragazzino ingenuo, per farlo "sentir bene", estraniarlo dalla realtà che a volte, troppo spesso, è dura, per poi, man mano, costruire su di lui, sulla sua dipendenza, una posizione di forza con cui potersi imporre, senza necessariamente dover ricorrere alla forza fisica, così lo Stato ha "venduto" false sicurezze via via crescenti ai suoi cittadini, privandoli di responsabilità ma anche rendendoli dipendenti.
Tutto questo lungo discorso è stato necessario per rispondere con sincerità, dal mio punto di vista, alla domanda che mi pongono: posso venire in Albania alla ricerca di una vita migliore rispetto a quella in Italia? Ecco il punto è questo: cosa significa migliore? Se sei una persona pronta a rinunciare alla "droga di Stato" allora si. Perché in Albania lo Stato è praticamente assente: non ti garantisce nulla. In Albania lo Stato non è percepito dalle persone come colui che deve risolvere i problemi delle persone, ma, tradizionalmente, fin dall'epoca del regime, e prima ancora dalle occupazioni italiana e turco-ottomana, come colui che i problemi li crea.
Nella mia visione della vita è proprio così. Se anche per voi è così l'Albania è un paese che può andar bene per vivere. Ma attenzione a far questa valutazione in piena sincerità con voi stessi: mentirvi può portare ad amare conseguenze ed aspre delusioni.
Qui in Albania le persone, ovviamente generalizzando perché ogni individuo ha la sua posizione personale, non si aspettano aiuto dallo Stato perché sanno che non lo riceveranno. Ed a me sta bene così. Deve star bene anche a voi che volete venire in Albania.
Solo se la risposta che saprete darvi è simile alla mia dovreste prendere in considerazione l'ipotesi di emigrare in Albania e, prima di farlo, passare a valutare tutti gli altri aspetti problematici dell'espatrio, che pure ci sono.
E' ovvio infatti che in questa situazione lo Stato non può imporsi né insinuarsi nella vita quotidiana dell'individuo con la stessa pervicace ostinazione e capacità con cui riesce a farlo in Italia, dovendo adeguarsi a lasciarlo libero delle sue scelte e delle sue responsabilità. L'unico modo che avrebbe di farlo è con l'uso della violenza fisica, tipico di un regime dittatoriale tradizionale, che però oggi è molto più difficile da esercitare per un avanzamento della coscienza sia individuale che collettiva che tendono a rigettarlo, soprattutto in un paese che ha conosciuto una dittatura di questo tipo in anni recenti e ne ha ancora gli anticorpi.
Ultimamente anche qui, in un processo di integrazione e globalizzazione, lo Stato sta cominciando ad assumere atteggiamento falsamente paternalistico e ciò comincia a preoccuparmi, ma è un cammino appena accennato che forse non si completerà mai e sicuramente sarà sempre molti passi indietro a ciò che avviene in Italia e nel mondo che i più considerano "avanzato", quello la cui cultura è dominante.