Oggi ho letto un interessante post di , al quale mi ero ripromesso di rispondere. Invece che come commento, come di consueto mi sta accadendo, lo faccio direttamente dal mio blog, vista la lunghezza.
Concordo su molte delle opinioni del post citato, ma non su tutto, in particolare sulle motivazioni addotte a giustificare la particolare gravità della situazione a Bergamo e Brescia e alcune osservazioni di approfondimento sull'inadeguatezza dell'intervento economico di sostegno.
Le giustificazioni sulle motivazioni per cui Bergamo e Brescia siano le più colpite mi sembrano molto, troppo tirate e sanno molto di cospirazioni complottiste forzate. Non vedo nessun criterio scientifico a suffragarle. Si potrebbero fare duemila ipotesi al riguardo. Sembra ad esempio che Bergamo abbia pagato pesantemente la decisione di giocare la partita dell'Atalanta a porte aperte, ospitando molti tifosi spagnoli fra cui il virus, seppur latente, era già molto diffuso. Come potrebbero essersi pagati i forti legami di business intercorrenti fra quei territori e la Cina e la Germania, da cui, ricordiamocelo, è stato accertato provenire il virus che ha colpito l'Italia (e quindi non direttamente dalla Cina come sembrò inizialmente).
Tra l'altro non è neanche vero che Bergamo e Brescia siano le province più colpite in Italia. La provincia più colpita, tenendo conto della popolazione, è ancora Lodi, da cui tutto partì, dove c'è una persona contagiata ogni 122 abitanti, mentre a a Bergamo è ogni 158 abitanti e a Brescia ogni 192 abitanti, almeno sulla base degli ultimi dati rilasciati. Ma son tutti discorsi relativamente inutili: il virus non ha l'atlante sotto mano e non tiene conto dei nostri confini amministrativi.
Più scabroso il punto sull'inadeguatezza della risposta dal punto di vista economico. Su questo non voglio essere considerato catastrofista, ma ... lo sono. E non è un problema solo italiano, ma globale, del nostro modello socio-economico, che reputo giunto a fine corsa e comunque assolutamente inadeguato a rispondere a questa emergenza.
Il fatto è, nella sua orripilanza, semplice da valutare: non c'è scampo, economicamente parlando. Bisogna cominciare a prenderne atto seriamente: se vogliamo salvare le vite occorre rinunciare alla nostra ricchezza, o viceversa. Altrimenti, non facendo scelte, esse si compiranno da sole, con il rischio che si perdano sia le vite che la ricchezza.
Se lo Stato continua a pretendere la chiusura di tutto, per i parecchi mesi per i quali sembra debba perdurare la situazione, dovrà rispondere delle necessità primarie delle persone. Chi non può lavorare, dovrà esser fornito di tutti i beni di sopravvivenza: cibo, abbigliamento, utenze, abitazione. A tutto ciò dovrà pensare lo Stato, altrimenti queste persone dovranno uscire di casa per forza, perché non moriranno di fame in silenzio in casa. Non parliamo di 100 o 1000 persone. Ma di milioni. Visto i dati sui nuovi disoccupati negli USA? Il precedente record storico settimanale di richieste di disoccupazione era di 700mila circa, risalente al 1982. La settimana scorsa, il dato immediatamente precedente, era di 280 mila persone. Il dato rilasciato oggi parla di 3,2 milioni, decuplicato in7 giorni: ed il peggio deve ancora investire gli USA.
Immagine di pubblico dominio tratta da Wikipedia raffigurante una manifestazione di protesta dei disoccupati a Toronto durante la Grande Depressione.
Ma i soldi non ci sono. Gli Stati hanno di fronte a sè,nel modello attuale, solo due strade: depredarli (uso questo termine perché vista l'entità richiesta si tratta di un vero e proprio saccheggio) a tutti in maniera consapevole (mega patrimoniali, espropri e tassazione alle stelle) o inconsapevole (stampa di denaro a fiumi producendo iperinflazione che svuota i risparmi).
Il problema a questo punto è che non tutti saranno concordi sulla soluzione di salvare tutte le vite. Ognuno cercherà di salvare solo la propria e quella della comunità ristretta in cui vive. Basti osservare cosa accade proprio oggi in UE. E la frammentazione può esser anche più particellare. Purtroppo continuiamo a non imparare nulla dalla Storia, sempre molto presi dalla nostra, intesa come umana, arroganza e presunzione. La Grande Depressione del 1929 mise in moto una sequenza di avvenimenti che portò alla Seconda Guerra mondiale. Anch'essa fu preceduta da un'epidemia: la Spagnola, che provocò nel mondo oltre 20 milioni di morti.
La scienza moderna potrebbe impedire la devastazione sanitaria ma solo l'intelligenza, la cooperazione e l'assertività potrà evitare quella economica, le cui conseguenze potrebbero essere imprevedibili. Ma come detto già il tempo a disposizione non è molto a nostra disposizione e le distanze invece che riducendosi vanno ampliandosi.