Vorrei partire , in questo articolo, con una premessa importante: questo è un post interlocutorio, che cerca di spiegare il punto di vista, il mio, di un occidentale che non conosce la lingua cinese e che non è mai stato in Cina, ma che ha deciso di informarsi un po' più approfonditamente sul tema del Credito Sociale in Cina, usato e preso ad esempio da giornalisti e influencers in continuazione negli ultimi dieci anni.
Se qualche utente che vive in Cina ci può dare una testimonianza diretta, sarebbe ottimo e può scrivere un commento per chiarirci le idee, visto che anche noi occidentali viviamo di propaganda, ed è molto difficile capire cosa è vero, cosa è falso, e cosa è semplicemente una esagerazione giornalistica.
Quando si parla di questo argomento, la nostra mente visualizza subito la serie Netflix di nome Black Mirror, e sepcialmente la prima puntata della terza stagione chiamata "Nosedive", in cui ogni persona utilizza un'applicazione per dare un voto da 1 a 5 stelle a ogni singola interazione sociale. Il punteggio complessivo determina lo status sociale e dà accesso a servizi esclusivi (case migliori, sconti sui voli, inviti a feste), e le persone fanno sorrisi finti e fingono felicità ad ogni interazione pur di non ricevere voti che non siano 5 stelle
Diciamo che gli autori di Black Mirror si sono ispirati , per questa puntata del 2016, alla sempre crescente popolarità dei Social Media e della valutazione degli utenti in base ai Like ricevuti e ai Followers, immaginando una vita reale dominata dalla propria valutazione digitale.
E molti analisti e critici occidentali hanno detto ; " ecco, si sono ispirati al Credito Sociale in Cina".... ma le cose sono veramente così?
Possiamo dire che il sistema di credito sociale esiste davvero, ma è stato raccontato in modo distorto, semplificato e spesso sensazionalistico.
Per capirlo bisogna tornare indietro agli anni ’90 e 2000, quando la Cina attraversa una crescita economica rapidissima. Milioni di persone si spostano dalle campagne alle città, le comunità tradizionali si dissolvono e la fiducia reciproca , tra cittadini, aziende e istituzioni , si indebolisce. A questo si aggiungono scandali clamorosi: dalla gestione dell’epidemia di SARS nel 2003, al crollo delle scuole costruite male durante il terremoto del 2008, fino all’incidente ferroviario del 2011. La percezione diffusa è che il sistema funzioni, ma che chi lo gestisce non sia sempre affidabile.
In questo contesto, nel 2014 il governo centrale pubblica un documento dal titolo altisonante: Piano per la costruzione del sistema di credito sociale (2014–2020). Il termine “credito sociale” viene tradotto letteralmente in Occidente, ma nel contesto cinese il significato è più vicino a “affidabilità” o “fiducia pubblica”. L’obiettivo principale non è creare un punteggio morale dei cittadini, bensì costruire un sistema di crediti finanziari funzionante e migliorare la trasparenza di aziende e funzionari pubblici.
È un concetto molto più simile al nostro SIC (Sistemi di Informazioni Creditizie),in cui se si viene definiti "Cattivi Pagatori", e questo può bloccare attività come accesso al credito, aperture di conti, e acquisti a rate.
All’epoca dell'introduzione del Credito Sociale, solo circa il 20% dei cinesi aveva una vera storia creditizia, contro quasi il 90% negli Stati Uniti. Carte di credito e prestiti personali erano relativamente nuovi, e le banche avevano pochissimi dati affidabili. La priorità di Pechino era quindi creare archivi nazionali condivisi e ridurre truffe, evasione e inadempienze.
Da qui nasce una delle principali fonti di confusione. Nei documenti ufficiali si parla di “sistema unificato”, che in realtà indica un identificativo standard per condividere informazioni tra enti statali, non un punteggio unico che governa ogni aspetto della vita di un cittadino. Questa distinzione si perde quando, nel 2015, alcuni media occidentali interpretano il concetto come un “numero morale” personale. La storia prende piede, viene ripresa, amplificata e diventa verità percepita.
Tutto questo significa che il sistema non possa essere usato in modo politico o repressivo? No. Come molti strumenti amministrativi, può essere sfruttato per fare pressione. Ma non è quel punteggio onnisciente e automatizzato che i meme raccontano, almeno non dagli approfondimenti che ho fatto io, sarei curioso di sentire testimonianze anche dirette sull'argomento.
Grazie dell'attenzione e alla prossima.
Immagine di copertina, il famoso meme "John Cina"