Nel mio lavoro passato, quello che ormai ho fatto fino all'epoca pandemica, lavoravo in un ufficio amministrativo di una università privata per stranieri, quindi avevo a che fare con professori e studenti universitari da mattina a sera, e spesso vedevo il dietro le quinte del dorato mondo accademico.
Eh sì, perchè a torto o a ragione, l'università viene vista dalla nostra società come un luogo sacro di cultura, e i professori come dei sacerdoti , custodi e difensori del sacro sapere, pronti a difenderlo dall'ignoranza e stupidità che viene da fuori.
Nell'università italiana se vinci una cattedra e diventi di ruolo in una Università pubblica statale, beh, amico mio, sei a posto per tutta la vita, e vieni considerato da molti un cosiddetto "barone", termine probabilmente nato durante gli anni della contestazione di fine anni sessanta per definire lo strapotere che spesso detiene che siede su di una cattedra universitaria.
Sicuramente è il potere che da alla testa a molte persone, il potere è una droga potentissima e pericolosa, e in un certo senso può dare più dipendenza delle droghe pesanti: essere professore universitario, oltre ad un lauto stipendio, e ad uno stuolo di aiutanti ed associati vari, ti da il potere di dare un voto ai tuoi studenti, di decidere se passeranno l'esame oppure no, e se non passano il tuo esame, o non possono laurearsi, oppure sono costretti al trasferimento ad un'altra facoltà, pratica che mi dicono essere ormai molto frequente.
E una delle attività a cui mi toccava partecipare, soprattutto a fine anno accademico, anche se potevano accadere in qualsiasi periodo dell'anno, erano le terribili conferenze dei professori: alcune volte doveva venire un pezzo grosso a presentare il suo nuovo libro, oppure c'era una ricorrenza particolare, come l'anniversario di qualche avvenimento.
Ma insomma, ogni scusa è buona, soprattutto se paga qualcun altro, di ritrovarsi tutti in gruppo, fare le proprie lezioncine, e poi andare tutti insieme al ristorante a mangiare e a bere litri di buon vino, il vino cattivo lo lasciamo a studenti e non laureati.
Il dispendio di risorse , per queste conferenze, era spesso enorme, con l'occupazione di palazzi storici per le varie giornate di "dibattito", al pagamento delle stanze d'albergo per i professori ospiti, e il costo della stampa dei vari poster e volantini. molti dei quali finivano direttamente nel cassonetto della spazzatura.
E mi è pure toccato stare seduto durante intere conferenze, per tutta la durata temporale intendo, ed erano giornate massacranti, attanagliate dalla noia e dalla voglia di addormentarmi sulla sedia.
All'inizio pensavo che fossi io lo stupido, io non sono professore, non sono al loro livello, non posso nemmeno comprendere l'alto valore delle loro orazioni: e invece, osservando gli altri professori, ovvero quelli in ascolto, mi accorgevo che erano più annoiati di me, c'era chi andava fuori a fumarsi una sigaretta, chi tirava lo smartphone , chi andava in bagno e poi non tornava più.
E anche i discorsi, queste "Lectio Magistralis" dei professoroni, mi sembravano un accozzaglia di citazioni, di frase fatte , di frasi ad effetto, senza che nessuno portasse un'opinione personale o qualcosa di nuovo: una citazione di Seneca, poi una frase in latino, poi una citazione di Kant, una frase in greco antico, poi Aristotele, e una bella frase in tedesco, e così per mezz'ora di fila.
Un'altra cosa che notai, e che in queste conferenze non c'è un vero contradditorio: non ricordo una volta in cui due professori portarono avanti due tesi contrastanti, dove ci fu una discussione, un dibattito acceso, uno scambio di vedute..... tutti hanno sempre la stessa visione su tutto, se la cantano e se la suonano, si applaudono tra di loro, e poi via, di corsa al ristorante a bere e a magnare come non mai.
Almeno, questa è la mia testimonianza, forse non tutte le conferenze a livello accademico sono così, però mi sembrava un trend abbastanza marcato: infondo , la conferenza serve a fare gruppo, ad incontrare colleghi, a darsi delle arie, a stabilire le gerarchie, quello che viene detto a microfoni accesi, alla fine, non è poi così importante.
Grazie dell'attenzione e alla prossima.
Immagine realizzata con ChatGPT