Ed oggi parliamo di quella molecola, prodotta dal nostro sistema nervoso , che tanto va di moda su internet in questi ultimi anni: la tanto amata/odiata Dopamina, neurotrasmettitore , definito in modo generico del "piacere", coinvolto in una vasta gamma di funzioni fisiologiche, tra cui il movimento, la motivazione, l'apprendimento e la ricompensa.
Semplificando il più possibile, diciamo che se facciamo qualcosa che al nostro cervello piace, produce un po' di questa molecola, che ci da una sensazione di benessere, e ci spinge ad impegnarci di più a cercare quella determinata cosa, come se diamo una caramella ad un bambino che ha preso un buon voto a scuola sul compito, può essere un incentivo a studiare ancora di più e prendere altri voti alti per ricevere altre caramelle.... il problema è che troppe caramelle fanno venire le carie !
In verità, gli studi sul rilascio della dopamina sono tantissimi e sono ancora in fase di elaborazione, e molti di questi sono stati effettuati su topolini da laboratorio, somministrando varie sostanze e cambiando l'ambiente in cui vivevano ed interagivano questi roditori: se un topo viene messo in una gabbia insieme a un altro topolino intrappolato in una bottiglia di plastica, farà grandi sforzi per liberarlo.
Questo comportamento suggerisce empatia e connessione sociale, ma se allo stesso topo viene data la possibilità di auto-somministrarsi eroina, la situazione cambia radicalmente: smette di tentare di salvare l’altro roditore. La sostanza prende il posto della relazione.
È stato anche fatto un esperimento in cui si è visto che dando una ambiente pieno di stimoli e cose da fare, i topolini avevano molta meno spinta a cercare le sostanze stupefacenti fornite , mediante una leva, dagli scienziati.
Di sicuro, uno dei meccanismi che possiamo definire assodati è quello della novità: quando proviamo qualcosa per la prima volta, l'effetto sorpresa crea una forte spinta dopaminica, ma se facciamo quella stessa cosa per la decima, la centesima o la millesima volta, il rilascio di dopamina tende a calare con l'abitudine, a meno di aumentare gli stimoli.
Insomma, questa dopamina può essere la nostra migliore alleata , oppure diventare la peggior nemica, tutto dipende da come la stimoliamo.
Per esempio, una corsa o un allenamento in palestra può aumentare i livelli di dopamina del 20-30%, promuovendo un senso di realizzazione e spingendo a tornare il prossimo allenamento convinti e carichi.
Le interazioni sociali, come un abbraccio o una conversazione appagante, oppure il raggiungimento di traguardi importanti, ascoltare musica preferita attivano il sistema di ricompensa.
Purtroppo, molte sostanze possono dare questa iniezione di dopamina, dalle droghe all'alcool, dal cibo spazzatura alle sigarette, molte persone sviluppano vizi pericolosi, proprio per raggiungere quella dosa di dopamina anti-stress giornaliera, poi questi vizietti diventano una pericolosa abitudine difficile da eliminare dalla propria vita.
Ma anche il mondo digitale, ci ha portato , purtroppo, nuovi vizietti che portano ad un rilascio di dopamina, tanto che molti suggeriscono un perdiodo di "Dopamine Detox", in cui si evita l'accesso a social ed altre attività on-line: ogni notifica, ogni like, ogni nuovo contenuto che scorre sotto il nostro pollice è progettato per attivare il sistema dopaminergico del cervello, quando diventiamo troppo assuefatti ci ritroviamo quasi a non avere voglia di fare null'altro !
Dal Doom Scrolling, alla dipendenza da Social Networks,o a quella da videogiochi, il nuovo mondo digitale ci ha messo nella condizione di doverci difendere da questi strumenti, non perchè siano dannosi in sè, ma per l'uso intensivo ed ossessivo che se ne fa, quasi che il nostro avatar digitale diventi un sostituto della nostra persona nella vita "reale", se così possiamo chiamarla.
Siamo noi a dover domare la nostra produzione di dopamina , come spinta verso buoni propositi, ma dobbiamo cercar, a sua volta, di non essere domati da questa potentissima molecola.
Grazie dell'attenzione e alla prossima.
Immagine realizzata con ChatGPT