Proprio qua a Via del Campo inizia il mio viaggio a Genova, resa celebre dall’omonima canzone di De André. Qui si trova, tra l’altro, il piccolo museo Via del Campo 29 Rosso, in quello che un tempo era il negozio di dischi di Giovanni Tassio, il preferito da Fabrizio. Qui sono custoditi tanti oggetti interessanti: oltre ai vinili, ci trovate anche la mitica chitarra Esteve, appartenuta a De André e acquistata dallo stesso Giovanni Tassio, alcuni anni dopo la morte del cantautore, grazie ad un contributo collettivo di tutta la comunità genovese.
Via del Campo attraversa trasversalmente l’intreccio di carruggi che costituisce il cuore antico di Genova, un tempo anche nucleo di criminalità ed emarginazione, come ben ci ricorda La città vecchia. Proseguendo lungo i portici di via Sottoripa, affollati, rumorosi e coloratissimi, si arriva in Piazza Cavour, dove fino a pochissimo tempo fa si teneva il mercato del pesce cittadino.
Nella canzone Crêuza de mä, brano capofila in uno degli album più belli e rivoluzionari della storia della musica, si respira proprio l’atmosfera di quel mercato caotico ed esuberante, così intrinsecamente legata a Genova. Le voci che si sentono all’inizio della canzone sono quelle di due pescivendoli di Piazza Cavour, al tempo ricercate e registrate dagli stessi collaboratori di De Andrè.
"Genova per me è come una madre. E' dove ho imparato a vivere. Mi ha partorito e allevato fino al compimento del trentacinquesimo anno di età: e non è poco, anzi, è quasi tutto.
Oggi a me pare che Genova abbia la faccia di tutti i poveri diavoli che ho conosciuto nei suoi carruggi. Gli esclusi che avrei poi ritrovato in Sardegna, le "graziose" di Via del Campo. I fiori che sbocciano dal letame."