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Mi interrogo spesso su varie domande, forse perchè di mio sono molto pensieroso tanto da passare notti intere a fissare il soffitto e far macinare il cervello. Lo so è un'abitudine da risanare, non fa per nulla bene NON dormire. Ma questa è un'altra storia.
Partiamo da un punto. Questa settimana, come molti di voi avranno notato, non sono stato molto attivo a livello di pubblicazioni perchè mi sono chiuso in casa a preparare un esame universitario che ho sostenuto questa mattina (29/03). Partendo dal presupposto che stanotte non ho chiuso occhio, vorrei ammettere finalmente a me stesso che SI! sono un tipo ansioso. A volte penso che più fingiamo di star bene e più finiamo per stare male quindi accettarsi e accettare la propria condizione psicofisica potrebbe essere il primo passo per "guarire".
Benissimo. L'esame in questione era un bell'esame tosto da 12 cfu, con ben 4 libri da studiare per un totale di 1400 pagine. E che sarà mai, bazzecole.. A parte ciò era un argomento molto molto complicato da esporre in quanto irto di possibili collegamenti. In sostanza era un esame sull'ambiente e sulla storia dell'ambiente. Si, frequento una magistrale in Scienze Storiche e molti esami possono sembrare noiosi, e forse lo sono. Ma fidatevi che sono interessanti.
Venivo purtroppo da un lungo periodo di stallo, un blocco che ho avvertito durante il primo lockdown e che a fasi alterne ho portato avanti alternando appunto fasi in cui mi sono messo sotto con gli esami a fasi in cui non ho toccato mezzo libro. Fino ad un mese fa non toccavo un libro da 6 mesi. Sono riuscito ad uscire dalla mia condizione di stallo, e, questo, è già un passo avanti.
Questa mattina succede che a sostenere l'esame eravamo soltanto in due, il primo esaminato aveva una ventina d'anni più di me e probabilmente a lui servivano soltanto i crediti per l'insegnamento in quanto fa già l'insegnante. Ma l'Italia è così ci sono dei fatti assurdi che onestamente non riesco a capire...
Ma torniamo a noi. Dicevo, eravamo in due. Sto tizio prima di me prende 30 e lode e io dico "va beh, easy, lo passo".
Partiamo dal presupposto che ognuno ha i suoi tempi di preparazione di un esame. C'è chi segue il corso, studia giorno per giorno e poi va all'esame nella prima data disponibile passando i pochi giorni precedenti a ripetere ciò che ha già studiato. Boh io penso che queste persone non siano reali e che in realtà siano quasi dei supereroi perchè si devono avere perforza dei superpoteri per preparare un esame in questo modo. Poi ci sono le persone "anormali" come me che preparano l'esame in un lasso di tempo compreso tra 15 e 30 giorni a seconda di quanto sia difficile l'esame. Ovviamente i corsi li ho sempre seguiti e ho sempre preso appunti ma non ho mai studiato giorno per giorno, perchè sono un coglione ( facile) ma tutto sommato è così che funziona (almeno per me).
Ecco succede che inizia il mio esame. Prime due domande risposte con qualche sbavatura, ma ci sta dai nessuno è perfetto. Terza domanda inizio a barcollare ma grazie all'aiuto della prof che mi spara una parolina magica che accende in me la miccia dello sproloquio inizio a parlare di nuovo. Quarta domanda buio totale. La richiesta era particolarmente strana. Avrei dovuto parlare dell'introduzione dell'autore al libro in questo. Per intenderci: le pagine iniziali del libro che non legge mai nessuno, perchè chi cazzo la legge l'introduzione ad un libro dai siamo onesti. A meno che non sia un romanzo da leggere su divano sdraiato con una sigaretta e magari un bel calice di vino, NESSUNO legge le introduzioni.
Bene, a quanto pare quelle 4 pagine di ben 1400 totali erano davvero così importanti.
Al mio mutismo selettivo al quale si schierava contro la mia innata capacità di riuscire a parlare anche quando non ne so palesemente un cazzo usando stratagemmi di dialettica vari per non fare scena muta, si contrappone la fatidica domanda della prof:
"Perchè non torna la prossima volta e prova a prendere un voto bello alto che a quanto pare è assolutamente in grado di poter prendere?"
Ma che vuol di, dico io. Tentenno un attimo. Sono passati 40 minuti, io ho parlato 40 minuti e questa se ne esce con questa frase...
"mi scusi prof, su che voto siamo?"
"24"
24 . Ventiquattro. V E N T I Q U A T T R O.
Ammetto una cosa, per un attimo sono stato tentato di accettare il voto. Ma poi mi sono detto... ma sai che c'è, ma vaffanculo io sto 24 non lo voglio. Ho una media molto alta e mi mancano pochi esami per finire la magistrale. Alla triennale accettai di tutto e di più e non mi importò mai più di tanto del voto, infatti mi laureai con un voto al di sotto delle aspettative della COMUNITA'. Già, perchè quello che siete e/o che sarete passa per il vaglio della comunità e se alla comunità non sta bene voi avete fallito.
No. Non è il momento per un fallimento. Non mi sento di aver fallito. Mi sento di aver studiato, cazzo se ho studiato. Riesco a ricordare ogni singolo nome di ogni singola città analizzata, ogni singolo nome di capo di stato coinvolto in 200 anni di storia, ogni singolo dato relativo alla percentuale del boom demografico del XX secolo.
Ma io per chi sto studiando? Per me o per la società? Voglio farmi giudicare dalla massa? Voglio che la società decida se io valgo o non valgo? Che sia la società a dover decidere se io abbia fallito o meno?
No. Col cazzo. E col cazzo che accetto un voto che può abbassarmi la media dopo tanti sacrifici fatti in un percorso di cui già dall'inizio avevo deciso di portare al termine nettamente meglio rispetto al percorso triennale.
Ho fallito? No. Io so che le conoscenze acquisite sono le mie e che mi basterà soltanto cercare di capire un pò meglio alcune cose che magari non sono piaciute alla prof durante la mia esposizione.
Sono incazzato con lei? Assolutamente no. Lei è lei perchè si è fatta il culo e ha le competenze, il suo modo di giudicare è SUO e di certo non posso dirglielo io come giudicare.
Sono incazzato con me stesso? Un pò. Ma è proprio per questo motivo che io il prossimo appello andrò lì e andrò a prendermi il mio 30. Quello che mi tocca di diritto, perchè io oggi non ho fallito. Ho solo incontrato un ostacolo. Avrei fallito nel momento in cui avrei accettato quel 24, che io non volevo, soltanto per scendere a compromessi con me stesso e con la società. Io so che posso farlo e dunque lo farò.