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Igor restò seduto, senza muoversi, con il bicchiere in mano. Guardava fuori, oltre il vetro appannato. La pioggia cadeva obliqua sul giardino e scivolava sulle rose bianche. Le aveva piantate sua moglie, con le mani sporche di terra e le unghie smaltate di rosso. Rideva, quel giorno. Diceva che sarebbero cresciute più forti di loro due.
Le rose erano alte adesso. Cariche d’acqua, piegate dal vento. Sembravano tremare. Ogni tanto una goccia cadeva dall’alto, pesante, spaccandosi sul terreno. Si sentiva persino il tonfo sordo, attutito dal fango.
Lui rimase a fissarle. Sul tavolo, accanto al bicchiere, un mozzicone di candela sciolto fino alla base. L’aveva accesa la sera prima, senza sapere perché. L’odore di cera bruciata era ancora nell’aria e riempiva la solitudine di quella stanza.
Igor strinse forte il bicchiere e serrò forte i denti. Ripensò con rabbia a sua moglie. Ricordò la lettera, lasciata sul tavolo. Le frasi storte, dure. L’uomo conosciuto in vacanza in Grecia di cui si era innamorata. Il desiderio di andarsene, di buttare via tutto. Aveva scritto che non lo amava più, che non lo sopportava più. Una scrittura nervosa, inchiostro blu, a tratti macchiato come se avesse pianto. O forse era solo l’inchiostro che colava.
Lui l’aveva letta una volta, poi ancora. Le mani gli tremavano. Poi aveva alzato lo sguardo. Lei era lì, davanti, col foulard a fiori. Disse solo una cosa, che non la ricordava nemmeno bene. Una frase inutile. E poi le mani al collo di lei, il foulard che si tendeva, i suoi occhi spalancati. Troppo veloci. Non pensava sarebbe finita così in fretta.
Si passò una mano sulla fronte. Non sentiva più le dita fredde. Guardava solo le rose bianche in giardino. Il terreno scuro, gonfio di pioggia. Là sotto c’era seppellita lei.
Ai carabinieri aveva mostrato quella lettera. Disse che se n’era andata.
Loro guardarono il foglio, poi lui, poi il camino spento. Nessuno trovò niente. Nessuno guardò le rose.
Fuori il vento piegava i rami, sbatteva contro le imposte malandate. Un colpo secco ogni volta. Dentro, solo il ticchettio dell’orologio da cucina. Un suono che di solito spariva, ma adesso sembrava scandire ogni respiro.
Ora fissava il giardino. Le gocce che cadevano pesanti, come chiodi. E pensava, senza quasi rendersene conto:
«Chissà se lei sente freddo, lì sotto. Lei che amava il sole, il caldo sole della Grecia.»
E bevve un sorso. Il vino gli scivolò giù, lento, amaro.