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Dino uscì dalla sala corse poco prima della chiusura. Aveva perso quasi tutto, anche la giacca l’aveva impegnata per un paio d’ore di illusione. Restavano cinquemila lire accartocciate nella tasca e un pacchetto di Chesterfield mezzo vuoto. La pioggia cadeva lenta, sporcando i neon dei palazzi.
Si rifugiò al solito bar in viale Monza. Dentro puzzava di fritto e di birra versata, e il pavimento appiccicava sotto le suole delle scarpe. Chiese frettolosamente un Campari annacquato. Il barista non lo guardò neanche. Era sempre così, come se non esistesse.
Nessuno parlava con Dino da giorni, tranne Leo, che però non era un amico. Era il compare con cui aveva fatto il colpo alla ferramenta due settimane prima. Avrebbero dovuto dividersi il bottino, qualche migliaio di lire. Invece Dino aveva tenuto i soldi e s’era reso irreperibile. Ma a Milano nessuno è mai davvero irreperibile.
Leo arrivò che erano le undici passate. Entrò piano, senza cappotto, solo con una camicia scura bagnata dalla pioggia e si sedette di fronte a lui, senza dire niente. Tirò fuori un pacchetto di sigarette e gliene offrì una. Dino accettò. Fumarono in silenzio.
«Hai fatto una cazzata» disse stizzito Leo. La voce calma, quasi stanca. «Sai, non è nemmeno per i soldi… è per il principio. Mi capisci, vero?»
Dino non rispose. Guardava la porta d’ingresso, come se da un momento all’altro potesse scappare. Ma non scappò.
Leo si alzò, lasciò cadere una banconota sul tavolo e uscì. Dino rimase seduto, il bicchiere davanti e le mani che tremavano appena. Aspettò qualche minuto, forse dieci. Poi decise di uscire anche lui.
La strada era deserta, illuminata da un lampione dalla luce fioca e tremolante. Sentì il rumore di passi dietro di sé, veloci, sicuri. Non si voltò. Un colpo secco, alle spalle. Un dolore breve e tagliente e, subito, un calore che scivolava giù per la camicia.
Cadde contro il muro, si lasciò scivolare a terra. La pioggia gli lavava la faccia. Provò a respirare, ma l’aria non arrivava. Pensò a poco, quasi niente. Solo che forse, per una volta, non avrebbe dovuto barare.
Restò lì, a metà tra il marciapiede e la strada. Un’auto passò lenta, non si fermò. Nessuno si ferma mai.