All'ora della ricreazione gli misero la testa nel water e tirarono lo sciacquone. Si sentì annegare per pochi secondi, ed erano mesi che aveva l'acqua alla gola. Lo tenevano per i capelli e di colpo lo fecero riemergere. Ethan prese tutto il fiato che riuscì in pochi secondi. Alcuni compagni di scuola lo sollevarono e lo portarono davanti allo specchio del bagno. Lo aciugarono con una salvietta.
"Ecco qua! Ora sei bello pulito! Bisogna sempre lavarsi la faccia prima del trucco!"
Erano in quattro, quel giorno, ma era successo altre volte che il branco fosse più numeroso. Uno di loro tirò fuori dalla tasca della cipria bianca. Con la testa bloccata, Ethan chiese invano di smetterla e di lasciarlo stare.
"Ma certo carbonella, tra poco sarai libero! Prima però dobbiamo truccarti!"
Con una spugnetta gli applicarono la cipria sul viso. Ethan chiuse la bocca e strizzò gli occhi.
"Guarda quanto sei carino! Ora si che assomigli a uno di noi!"
Alcuni studenti erano fermi sulla porta. Di tanto in tanto si giravano per controllare i corridoi ed avvisare, nel caso, dell'arrivo di qualche insegnante. Uno del branco prese il telefono dalla tasca e iniziò a filmare la bravata dei compagni. Dopo qualche minuto il video era già sui social.
Ethan, non aveva mai reagito a quelle azioni meschine. Temeva di ricevere in cambio reazioni ancor più violente. Sperava sempre che un giorno, il prima possibile, avrebbero desistito lasciandolo in pace. Ma erano passati mesi, e puntualmente veniva preso di mira. Più o meno succedeva una volta alla settimana. Non aveva mai raccontato nulla ai suoi genitori. Solo il fratello più grande, di rado, sapeva di quegli atti di bullismo. Lo stimolava a reagire, a non soccombere e a rispondere colpo su colpo. Ethan si era sempre rifiutato.
Uno studente avvisò gli altri dell'arrivo di un insegnante e i bulli mollarono subito Ethan. Uscirono dal bagno con passo spedito ma senza correre. Si dileguarono in pochi secondi lasciando solo Ethan davanti allo specchio.
Lui rimase a fissare la sua immagine riflessa per qualche minuto, poi si lavò il viso. Da un lato odiava sé stesso e si sentiva un codardo. Ma era contento, in cuor suo, che la sua parte buona prevalesse. Non voleva scendere al loro stesso livello. Temeva anche una possibile espulsione dalla scuola.
All'una del pomeriggio suonò la campanella e gli studenti uscirono dall'istituto. Il liceo Sarti, era molto rinomato per la severità e per la selezione dei suoi studenti. Non era facile riuscire a diplomarsi, la fama di quel liceo era conosciuta da tutti. Vi accedevano, di solito, studenti di famiglie benestanti che potevano permettersi di pagare la retta salata. La famiglia di Ethan non era ricca, ma aveva ereditato una somma cospicua così da permettere ai genitori di iscriverlo in quella scuola importante.
Ethan era uno studente molto bravo. Studiava tutti i giorni e si ingobbiva sui libri. Non aveva grilli per la testa, si teneva lontano dai guai ed era un tipo solitario. Aveva pochi amici e le solite passioni di molti sedicenni. Giocava a calcio, amava i videogiochi e i fumetti. Sognava molte volte di essere uno dei suoi supereroi preferiti. E di salvare il mondo. Ma la sua passione segreta, se così si poteva definire, era quella di disegnare. Qualsiasi cosa. Da un paesaggio al tramonto allo scarabocchio più assurdo.
Prese l'autobus e arrivò a casa dopo una mezz'oretta. Salutò la madre e mangiò una cosa veloce. Alla domanda di lei su come fosse andata la giornata rispose con il solito "tutto ok." Andò di corsa in camera sua e prese il telefono dalla tasca. Guardò il video che uno del branco aveva pubblicato poche ore prima. La cosa che più lo rattristava, oltre all'indifferenza di molti, erano tutti gli apprezzamenti e i commenti divertiti di molte persone. Il mondo, era già di per sé un mostro difficile da affrontare. Ethan, avrebbe fatto volentieri a meno di quell'ulteriore prova da superare. Anche perché non sarebbe dovuta esistere.
Il fratello, più grande di qualche anno, aprì la porta di colpo e Ethan chiuse il telefono di scatto rimettendolo in tasca.
"Ciao bro! Che stavi guardando? Qualche filmino porno eh! Non devi vergognarti, è normale. Non c'è bisogno che tu ti nasconda. Io ne guardo un sacco." Disse Adam, con un sorriso quasi orgoglioso.
"Ma quali filmini porno. Stavo solo controllando una cosa, niente di importante." Rispose Ethan.
"Cos'hai sul viso? Li, vicino all'orecchio?" Ethan, non s'era accorto di avere ancora un pochino di cipria.
"Non so, magari mi sarò sporcato durante la lezione di educazione fisica. Oggi abbiamo giocato a calcio."
Fece il finto tonto. Adam lo guardò serio.
"Ti hanno fatto qualcosa, vero? Non raccontarmi balle Ethan, lo sai che puoi dirmi tutto e terrò la bocca chiusa come sempre. Ma devi cominciare a farti rispettare. Te l'ho già detto mille volte. Vuoi passare gli anni a subire? Guarda che da qui al diploma la strada è ancora lunga." Ethan, fissò il pavimento senza proferire parola. Adam guardò il fratello e scuotendo la testa girò i tacchi uscendo dalla camera.
Adam era l'opposto di Ethan. Un carattere difficile, aveva avuto dei guai con la legge. Era stato coinvolto in alcune rapine e condannato per possesso di armi da fuoco. Tuttavia, stava cercando di raddrizzare la propria vita e di riconquistare anche la fiducia del fratello, per il quale voleva essere un esempio positivo.
Alle cinque del pomeriggio, Ethan ricevette la telefonata della sua amica Sara, compagna di scuola al liceo. Dopo aver chiuso il libro di fisica, rispose un po' controvoglia.
"Ciao Sara, dimmi tutto."
"Come stai Ethan?" Disse lei. "Ho visto il video di oggi, quello che hanno girato nel bagno della scuola. Non puoi continuare così, non è giusto. Devi ribellarti o quelli andranno avanti all'infinito. Parlane coi professori e con il preside. Sono azioni vigliacche che devono essere fermate."
"E cosa credi che succederebbe? Rischierei solo di farli arrabbiare ancora di più. Non voglio che raddoppino le loro cattiverie nei mie confronti in seguito a una denuncia. Prima o poi smetteranno di tormentarmi. Almeno spero." Ethan aspettò una controrisposta dall'amica che cambiò argomento.
"Sabato sera c'è la festa di primavera in maschera, a scuola. Mi chiedevo se ti andasse di fare un salto." Sara, era un po' emozionata per quella proposta. Ethan rimase in silenzio qualche secondo.
"Ma non dovevi andare col tuo fidanzato? Comunque, non credo sia una buona idea. Mi basta frequentare certa gente nell'orario scolastico. Non vorrei essere oggetto di divertimento anche ad una festa." Disse Ethan, con voce quasi rassegnata.
"Denis non potrà accompagnarmi, ha un'influenza forte ed è a letto da due giorni. Mi dispiacerebbe non partecipare e vorrei andarci con te. Non ti preoccupare ci divertiremo un sacco! Quando avrai voglia torneremo a casa, non è un problema. È che l'idea di non uscire sabato sera proprio non mi va. A Denis farebbe piacere se andassi con te."
"Ci devo pensare, Sara. Ti farò sapere in questi giorni." Ethan, la salutò dicendole che doveva ancora studiare molto. Lei gli diede del secchione e riattaccò dicendogli che si sarebbe vestita da Wonder Woman. Anche Sara amava i fumetti.
Il giorno dopo, a scuola, alcuni studenti aspettarono Ethan nel corridoio durante la ricreazione. Non appena lo videro, uno di loro gli andò incontro e lo fermò. Ethan non lo aveva mai visto.
"Ethan, devo farti vedere una cosa importante. Seguimi in bagno." Ethan lo guardò sospettoso. Lo studente gli fece un gesto con la mano.
"Puoi farmela vedere qui, per favore? Che bisogno c'è di andare in bagno?"
"Non posso davanti a tutti, vieni ti prego. Ti rubo solo un minuto." Disse l'altro con un tono serio.
Ethan si convinse e lo seguì. Non appena entrò, lo studente prese il telefono. Ethan lo vide scrivere qualcosa. Dopo pochi secondi, i soliti bulli entrarono in bagno e altri due si fermarono sull'uscio per controllare l'arrivo dei professori.
Avevano in mano una bomboletta spray. Tutti cominciarono ad agitarla, contemporaneamente, come fosse un rituale. Ethan cercò di fuggire ma fu bloccato subito e spinto a terra.
Si rialzò e iniziò ad arrabbiarsi minacciando di raccontare tutto al preside. Il branco, scoppiò a ridere e gli spruzzò la bomboletta di vernice addosso. Ethan si coprì il volto per evitare la vernice negli occhi e nella bocca. Cominciò a urlare ma il suo grido fu soffocato dalle mani sulla bocca. "Basta vi prego! Basta!"
"'Guarda come ti dona il colore nuovo!" Disse uno del branco.
Dopo qualche secondo suonò la campanella. Per Ethan fu come il gong di una ripresa finita. Anzi, di un KO. Il branco uscì di corsa dal bagno portandosi via le armi del "delitto". Ethan, si rialzò dopo qualche minuto con gli occhi pieni di rabbia. Era completamente imbrattato di vernice bianca. I vestiti da buttare.
In serata, chiamò Sara per confermarle che avrebbe partecipato alla festa. Lei ne fu entusiasta e gli chiese che costume avrebbe indossato. Lui rispose in maniera vaga, non aveva ancora deciso. Si accordarono sull'ora in cui Ethan sarebbe passato a prenderla. Dopo la telefonata, Ethan aprì l'armadio per cercare qualcosa da indossare. Passò in rassegna tutti i suoi costumi e si convinse trovando una maschera bianca e un vestito nero, completo di guanti. Aprì un altro cassettone e tirò fuori un cappello, anch'esso nero. Poi andò in camera del fratello sapendo che non era in casa.
Il giorno dopo, verso metà pomeriggio, raggiunse con la bicicletta una delle colline vicino casa, per disegnare. Si fermò ad ammirare il cielo che quel giorno gli offriva dei cumuli di nuvole di svariate dimensioni. Ai suoi occhi apparivano come grosse montagne di panna. In lontananza, fin dove arrivava il suo sguardo, nembostrati di colore nero sembravano minacciosi e si avvicinavano spinti dal vento. Iniziò a disegnare e restò lì per due ore. Se ne andò non appena sentì un tuono che annunciava l'arrivo di un possibile temporale.
La festa di primavera cambiava ogni anno. Veniva scelto un tema dagli studenti attraverso delle votazioni. Quella sera, Ethan passò a prendere Sara alle sette in punto. Lei era già pronta da diversi minuti e non vedeva l'ora di divertirsi. Appena vide Ethan lo abbracciò gonfia di felicità.
"Wow ma che bel costume! Non sapevo avessi una roba del genere! Mi piace molto..."
"È un costume come un altro." Disse Ethan, che continuò. "Devo chiederti un favore, Sara. Quando arriveremo alla festa, puoi dire agli altri che sono Denis? Tanto sono completamente coperto e più o meno abbiamo la stessa corporatura. Parlerò a bassa voce fingendo di avere mal di gola, nessuno si accorgerà di nulla. Inoltre, col frastuono della musica, non credo si faranno grandi discorsi." Sara gli chiese il motivo della sua richiesta. Lui con un tono triste rispose.
"Non mi va di rovinarti la serata. Se venissero a sapere che sono io, potrebbero fare di nuovo qualche scherzo e non ho voglia di tutto questo stasera. Non con te. Vorrei solo divertirmi e stare insieme, nella più totale serenità." Ethan guardò Sara. Lei non poteva vedere il suo volto coperto. Rispose che lo avrebbe accontentato e gli stampò un bacio sulla maschera. Anche Sara non voleva che qualcosa andasse storto.
La musica era alta e la palestra piena di studenti. Era stato allestito un piccolo palco e un Dj faceva ballare tutti. Le luci erano diverse. Dai Laser all'effetto strobo, sembrava una discoteca. Due tavoli enormi ai lati, per il buffet. Ethan e Sara ballavano al centro della pista. Lui impacciato, lei molto disinvolta. Sara l'aveva presentato come Denis e nessuno si era accorto di nulla. Molti studenti non erano riconoscibili per via delle maschere. Ce n'erano di tutti i generi. Qualcuno aveva anticipato addirittura Halloween vestendosi da personaggio horror. Dopo aver ballato per mezz'oretta, Ethan chiese a Sara di bere qualcosa. Era esausto e sotto la maschera faceva caldo. Andarono a rinfrescarsi e un'amica di Sara si avvicinò. Ethan fingeva di essere Denis e parlava poco. La scusa del mal di gola, e la musica così alta, non davano sospetti. Un amico di Denis arrivò al tavolo e diede una pacca sulle spalle a Ethan. Cercò di parlargli e Sara intervenne per dirgli del mal di gola. L'amico, provò a togliere per scherzo la maschera a Ethan che lo fermò immediatamente stringendogli la mano. Fu così forte la presa che l'altro lo guardò storto e se ne andò. Ethan e Sara rimasero soli al tavolo. Lei chiese ancora di ballare. Lui si avvicinò, e scusandosi le disse che aveva bisogno del bagno.
Non appena entrò, Ethan fu seguito da uno studente. Era uno del branco. Trovandosi solo in bagno, si alzò la maschera sulla testa per qualche secondo. Doveva respirare. L'altro studente aprì la porta piano e lo sentì pisciare. Entrò cercando di non far rumore, e si infilò nel gabinetto a fianco. Salì sulla tazza del water per sbirciare da sopra il pannello che li divideva, poiché non arrivava al soffitto. Quando si affacciò e vide che era Ethan, fu sorpreso ma felice allo stesso tempo.
"Non ci posso credere! Sei tu! Aspetta che lo dica agli altri! Vedrai come saranno contenti!"
Il bullo uscì velocemente ed Ethan gli corse dietro urlandogli addosso. Era pieno di rabbia.
Cercò di afferrarlo all'uscita del bagno ma il bullo riuscì a divincolarsi e a sfuggire alla presa. Si fermò in mezzo alla pista richiamando l'attenzione di alcuni del branco. Ethan respirava affannosamente. L'unica cosa che desiderava era passare una bella serata con Sara. Non dovevano rovinare tutto. Andò incontro a loro camminando lento. Sotto la maschera dal ghigno sorridente di V per Vendetta, aveva lo sguardo cattivo, quasi allucinato. Qualcuno del branco cominciò a insultarlo, altri ridevano. Ethan, estrasse la pistola che aveva preso dalla camera del fratello. Iniziò a sparare. La folla si guardò attorno e cominciò a urlare in preda al panico. Scapparono tutti verso le uscite. I decibel dei colpi sparati coprirono la musica forte che si arrestò all'istante. Uno dei proiettili prese in pieno il bullo del bagno che si accasciò a terra. L'altro, ferì una ragazza che stava ballando. Ethan, sparò ancora mirando ad altri bulli, quelli che riusciva a riconoscere. Sara, gli andò incontro gridando di smettere. Lui si fermò e la guardò per un attimo. Rimase in piedi a fissare il viavai di studenti spaventati. Ebbe una crisi di nervi. Non doveva andare così. Aveva già in mente un quadro, su cui dipingere lui e Sara dopo quella serata. Le chiese scusa e appoggiò la canna della pistola alla tempia. Sara urlò con tutta la sua forza. Ethan tirò il grilletto ma l'arma era ormai scarica.
Fine
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