Angelo Rizzo aprì gli occhi all'improvviso nella stanza numero venti dell'ospedale San Raffaele di Milano.
Restò immobile qualche secondo a fissare il soffitto. Era sdraiato sul letto e, perplesso, cominciò a guardarsi attorno. Capì subito di essere in una stanza d'ospedale così controllò il suo corpo alla ricerca di qualche ferita. Si toccò dalla testa ai piedi ma tutto sembrava a posto. Si alzò dal letto, in mutande e maglietta intima, e si avvicinò alla finestra che dava sul corridoio. Guardò attraverso e non vide nessuno, poi, aprì piano la porta mettendo fuori il naso ma il corridoio dell'ospedale era vuoto. Nessun infermiere o dottore girava tra le corsie, nessun rumore nell'aria. Sembrava il deserto. Si aggirò sbirciando nelle altre stanze ma nessun paziente occupava i letti. Provò a chiamare qualcuno ad alta voce senza ottenere risposta. Continuò a girovagare senza incontrare anima viva. Scoprì che era al terzo piano e trovato le scale iniziò a scendere per controllare la situazione negli altri reparti. Sentiva il suo corpo leggero, quasi assente, come se non riuscisse a percepirne il peso. Pensò che forse stava sognando. Dopo aver camminato all'interno dell'ospedale per diversi minuti si diresse verso l'uscita. Trovata la porta, appoggiò la mano sulla maniglia e dopo qualche secondo di esitazione la aprì convinto.
Una luce fortissima lo travolse accecandolo per un tempo che non riuscì a quantificare.
Non appena sparì la luce aprì gli occhi e si ritrovò in mezzo a un centro commerciale. Vide persone urlare e correre da tutte le parti. Era il panico. Sgranò gli occhi guardandosi in giro, alcuni incespicavano e cadevano a terra. Si rialzavano subito e continuavano a correre. Preso dall'ansia e non capendo cosa stesse succedendo, Angelo cominciò a correre nella stessa direzione delle altre persone. Affiancò un signore a cui chiese il perché di quella fuga da parte di tutti. Il signore non rispose continuando a correre e Angelo pensò che non l'avesse sentito per via delle urla e della musica che risuonavano nel centro. Ad un certo punto, vicino a lui, un altro uomo parlava al telefono mentre correva. Angelo tese l'orecchio cercando di isolare gli altri rumori e sentì parlare quell'uomo in preda all'agitazione.
"Hanno sparato! Hanno sparato due volte dentro un negozio!"
Angelo, sentendo quelle parole, accelerò ancora di più la corsa verso la porta d'uscita del centro commerciale. Quando i suoi occhi la addocchiarono fu preso da un attimo di conforto. La gente era così numerosa che la porta automatica non faceva in tempo a richiudersi. Appena uscì una luce fortissima accecò Angelo ancora una volta avvolgendolo completamente.
Aprì di nuovo gli occhi e si ritrovò sul marciapiede in mezzo a corso Buenos Aires, proprio di fronte a dove abitava. Il traffico era in tilt con le auto ferme e una coda lunghissima. Vide un capannello di gente in strada e si avvicinò piano. Mentre camminò si accorse che era vestito. Non più in mutande e maglietta intima ma con pantaloni neri e una maglia rossa. Le sue amate scarpe da tennis ai piedi. Ripensò al centro commerciale in cui si trovava un attimo prima cercando di ricordare i vestiti che indossava. In tutta quella ressa e mentre scappava con gli altri non aveva notato di non essere più in mutande e maglietta. Avvicinatosi alla gente che curiosava in mezzo alla strada, vide alcuni uomini della Guardia Medica chinati su una persona sdraiata sull'asfalto. Non riuscì a scorgere la figura che stavano soccorrendo, gli infermieri la coprivano col corpo come uno scudo. Alcuni curiosi bisbigliavano tra di loro. Angelo guardò un uomo accanto a lui e gli parlò.
"Cos'è successo? Hanno investito qualcuno?"
L'uomo non rispose. Angelo allora gli fece ancora le stesse domande. Nulla.
"Hey, sto parlando con lei, mi sente?" Disse Angelo un po' seccato.
Ma l'uomo continuò a ignorarlo. Angelo, con un filo di tensione, uscì dalla folla e tornò sul marciapiede scrutando attorno a lui e pensando all'assurdità di quegli eventi. Credeva che l'uomo del centro commerciale non avesse risposto perché preso dal panico e per il rumore. In quel momento invece cominciò a pensare che qualcosa non andava. Quell'uomo in strada non poteva non aver sentito le sue domande. Provò ad annusare l'aria e si accorse che non sentiva odori. Guardò dall'altra parte della strada, dove abitava. L'incidente era successo proprio li davanti. Si toccò le tasche dei pantaloni e sentì le chiavi di casa. Attraversò la strada passando tra le auto bloccate dal traffico e si fermò di fronte alla palazzina che portava al suo appartamento. Salì le scale per raggiungere il terzo piano, il suo corpo era leggero come una piuma. Di solito, davanti alla porta di casa, riprendeva sempre fiato per via delle scale. Si
sorprese di non sentire nessuna fatica una volta salito l'ultimo gradino. Percorse il corridoio e arrivato di fronte alla porta controllò che fosse chiusa. Tirò fuori le chiavi e aprì piano, si guardò in giro come se non fosse il padrone ma un ladro che tentava di infilarsi in un appartamento. Appena spalancò la porta entrò e un'altra luce accecante lo travolse nuovamente portandolo chissà dove per pochi secondi.
Aprì gli occhi e vide che era di nuovo all'ospedale. Addosso aveva mutande e maglietta intima. Questa volta l'edificio era affollatissimo con un viavai di infermieri e dottori che si agitavano come palline in un flipper impazzito. Si trovava nel corridoio, lo stesso che appena sveglio aveva trovato deserto. Tutti gli passavano a fianco senza guardarlo. Cominciò a pensare seriamente che fosse invisibile. Arrivò alla stanza numero venti in cui si era svegliato solo. Si fermò alla finestra e guardò dentro. C'era un' infermiera, di spalle, che gli copriva la visuale impedendogli di vedere la persona sul letto. Stava scrivendo su una cartella clinica qualche appunto. Angelo rimase alla finestra per un minuto quando all'improvviso l'infermiera si spostò. Rimase pietrificato e con gli occhi spalancati. Nel letto, intubato sia nel naso che nelle braccia, vide sé stesso. Aveva il viso tumefatto e appariva in condizioni disperate. Sentì dei passi avvicinarsi alla stanza e si girò di scatto. Angelo sudava e aveva il groppo in gola. Due poliziotti entrarono lasciando la porta aperta e parlarono con l'infermiera. Angelo si spostò ed entrò anche lui, per cercare di ascoltare la conversazione. Sentì parlare prima uno dei due poliziotti.
"Ci scusi il disturbo, volevamo sapere le condizioni di quest'uomo."
L'infermiera rispose.
"Sono molto gravi, è in coma e non so se riuscirà a sopravvivere. Ma perché siete interessati?"
L'altro poliziotto cominciò a parlare.
"Il fatto è questo. Qualche ora fa, nel centro commerciale di Milanofiori, qualcuno ha sparato due colpi di pistola in un negozio di profumi uccidendo il proprietario. Quest'uomo... qui ricoverato, circa un'ora dopo è stato investito da un auto mentre attraversava la strada su corso Buenos Aires, proprio di fronte alla sua abitazione. Abbiamo scoperto che la sua ex moglie aveva una relazione con il proprietario del negozio ucciso e pensiamo che quest'uomo sia coinvolto. Gli infermieri della guardia medica non hanno trovato nessun’arma addosso quando lo hanno soccorso, ma pensiamo possa essere lui l'uomo che ha premuto il grilletto. Magari si è disfato della pistola subito dopo essere uscito dal centro commerciale. "
L'infermiera, sbigottita, rispose.
"Capisco. Però adesso non credo possiate fare molto per risolvere il caso. E il rischio di non poterlo interrogare è forte, mi creda."
Il poliziotto continuò.
"Certo, mi rendo conto. Volevamo solo sapere come stava e informarvi di ciò che è successo oggi. Torneremo per verificare le sue condizioni. Arrivederci."
I due poliziotti uscirono dalla stanza passando davanti ad Angelo che li guardò spaventato.
Poi si avvicinò al letto e vide sé stesso in fin di vita. Scoppiò a piangere ma nessuno poté sentirlo e vedere le sue lacrime. L'infermiera si portò vicina a una delle macchine a cui era attaccato. Premette un pulsante.
Angelo rimase fermo a guardarla dubbioso e aggrottando la fronte. Subito dopo si girò puntando la porta della stanza. Non appena uscì una luce violenta lo investì un'ultima volta.
Aprì gli occhi da qualche parte, nel buio cieco. Sentì il cigolio di una porta e dei passi avvicinarsi a lui.
Fine