Ogni tanto vengo a trovarti,
ma vorrei farlo più spesso.
Il tuo sguardo fisso tutte le volte
sa di rimprovero, addolcito
sempre da un leggero sorriso
che sembra comprensione,
come un disgraziato che va
sempre perdonato.
Ti porto un fiore nuovo,
per scusarmi di trascurarti,
so che ti piacciono molto
anche se non ricordo mai
quale sia il tuo preferito.
Cosi inizio a raccontarti
il mondo che mi gira attorno
e tu, con religioso silenzio ascolti,
non interrompendo mai i miei discorsi.
Ti parlo delle mie decisioni
e delle indecisioni di tutti i giorni,
ma non so mai cosa pensi.
Ti confesso che qualche volta
vorrei sentire un tuo consiglio,
prima lo facevi, adesso niente,
continui a lasciarmi decidere da solo
fidandoti che farò la scelta giusta.
Rimango sempre poco
perché so che vuoi riposare,
ma soprattutto pregare,
lo fai da sempre,
per me, per la famiglia
e anche per altri,
perché forse sai che qualcuno
non pensa a loro.
Quando poi ti saluto provo
sempre una leggera malinconia,
l'incertezza di non sapere quando
potrò tornare, tra lavoro
e impegni futili che ti fanno scordare
le cose importanti della vita.
Riesco solo a prometterti,
come sempre,
che tornerò presto
e lo faccio soffocando
ogni volta qualche lacrima.
Tu intanto continua a riposare
e a pregare, all'ombra di un cipresso.
Un famoso poeta, diceva,
che forse
è meno doloroso.
Immagine di copertina
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