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Ciao Hivers, eccomi di ritorno, dopo qualche anno di assenza con questo post per il contest di Olio di Balena sulla libertà. Avevo lasciato in sospeso una serie di scritti sulla post-verità e la libertà era un tema già in scaletta, quindi che miglior argomento per riprendere il filo.
In realtà volevo farlo già con il precedente contest su "cosa ho imparato da Hive", ma pur avendo scritto il post, non ho fatto in tempo a correggerlo e formattarlo, per cui probabilmente in futuro lo pubblicherò out of contest.
Come al solito, lo spunto per la riflessione parte da dei libri, in questo caso due, uno letto e un altro in attesa nella mia Antibiblioteca.
L'alba di tutto. Una nuova storia dell'umanità.
di David Graeber e David Wengrow.
Un buon libro per me è quello che ti presenta una nuova visione del mondo e ti apre la mente a un nuovo paradigma. Il libro tratta principalmente della relazione tra civilizzazione, progresso e disuguaglianza, intrinsecamente legati alla libertà.
Quando parliamo di libertà nel contesto mondiale, immaginiamo Occidente come culla della libertà, nata con la democrazia greca e perpetuata con il dritto romano, il pensiero logico e la filosofia, il Rinascimento, l'Illuminismo, e le grandi rivoluzioni del XVIII secolo.
Liberté, Égalité, Fraternité.
Quasi un percorso storico lineare che va dall'uomo selvaggio cacciatore-raccoglitore ai primi indizi di civilizzazione con l'agricoltura e i primi grandi insediamenti neolitici, con qualche incidente di percorso in qua e là. Restava da capire se l'essere umano fosse di natura buona e fosse la civilizzazione a corromperlo, come sosteneva Rousseau con il suo buon selvaggio, o se fosse di natura violenta e avesse bisogno della civilizzazione e dello Stato, il Leviatano, per contenere i suoi istinti, come sosteneva Hobbes. In entrambi i casi c'era un accordo sul fatto che la disuguaglianza sia qualcosa di inevitabile man mano che la società progredisce e diventa più complessa.
Ritornando alla nostra storia lineare, a partire da quel grande invento che fu la democrazia e la nascita del pensiero occidentale nel Mediterraneo, risulta che durante il medioevo ci fu giusto uno di questi incidenti di percorso di cui vi parlavo prima. Durò circa un millennio durante il quale la cultura e i valori europei avevano ben poco di ciò che oggi consideriamo occidentale.
Nel nome della fraternità, predicata dalla Chiesa Cattolica ai membri della classi sociali più umili, con la promessa di una futura uguaglianza nel Regno dei Cieli, non qua sulla Terra, si commettevano i più atroci crimini.
La libertà, aveva un significato negativo, veniva usato come sinonimo di libertinaggio ed era più che altro un peccato mortale e una bestemmia.
Nessuno era libero, i figli dovevano obbedire ai genitori, le donne al padre prima e al marito dopo, il suddito doveva obbedienza al suo signore e il suo signore al Re. Ci fu un momento di conflitto, era il Re che doveva obbedire al Papa o il Papa al Re nato per volontà divina? In ogni modo entrambi dovevano obbedire a Dio (o disobbedire e poi farsi perdonare i peccati). Libertà voleva dire bruciare nel fuoco eterno dell'inferno, e anche in quello terrestre dei roghi della Santa Inquisizione. Considerata eretica secondo la buia Europa cristiana, in quel fuoco bruciò gran parte di quella nostra cultura occidentale greco-romana, che nella sua epoca di massimo apogeo comprendeva non solo Europa, ma anche parte dell'Africa, del Medio Oriente e parte dell'Asia. I resti della cultura occidentale greco-romana, la geometria, la matematica, la medicina, la filosofia sono potuti giungere oggi a noi preservati ed arricchiti dagli arabi che, curiosamente, oggi non sono considerati parte della cultura occidentale.
La svolta ci fu quando gli europei iniziarono a viaggiare e scoprirono non solo grandi civiltà che facevano sacrifici umani, ma anche popoli che correvano nudi e felici per le foreste e per le grandi praterie. Era come aver scoperto il giardino dell'Eden e le sue ingenue creature che non avevano mangiato ancora il frutto proibito e non conoscevano ancora il bene e il male. Bisognava educarle, civilizzarle, evangelizzarle. Qualcuno si lasciò convincere con le buone, attirato dai beni della civiltà, altri furono sterminati e grandi civilizzazioni scomparvero.
Altri ancora semplicemente dissero "no grazie".
No grazie, non siamo degli ingenui selvaggi. Conosciamo l'agricoltura, i metalli e le armi, e i grandi templi costruiti con il sudore e la sofferenza umana, semplicemente il nostro concetto civiltà è diverso dal vostro e da quello dei grandi imperi che ci circondano. Noi preferiamo essere liberi, siamo d'accordo sulla storia della fratellanza, ma non abbiamo bisogno di nessuno che ce lo imponga con la promessa di un paradiso in cielo dopo la morte. Non ne abbiamo bisogno perché siamo già uguali qui sulla terra. Sì certo, avete le vostre comodità del mondo civilizzato, ma non avete la libertà di poter pensare e di esprimere liberamente il vostro pensiero, nemmeno i vostri intellettuali sono liberi di poter esplorare la creatività umana, solo stare al servizio e capriccio di un signore o di un altro.
E così, dall'altro lato dell'oceano, con la scoperta dell'America, gli europei riportarono al vecchio continente non solo oro, patate e pomodori, ma anche strane idee eretiche di liberté, egalité, fraternité.
Se consideriamo la libertà come il pilastro della cultura occidentale, possiamo concludere che furono i popoli liberi d'America che ci civilizzarono e non il contrario.
La nostra amata libertà, simbolo della cultura occidentale, solo un po' più in là rispetto a noi, più a Occidente.
In questo libro dell'archeologo David Wengrow e del sociologo David Graeber il tema principale non è la libertà, ma il rapporto tra civiltà e disuguaglianza. Nel saggio si citano molti altri esempi di civiltà passate che hanno scelto deliberatamente di non progredire, confutando il mito del progresso, come unica alternativa.
Occidente, Occidente
Alla guerra, alla gloria, alla storia...
Luogo da cui non giunge suono
Luogo perduto ormai...
-Occidente, C.S.I.
Perché le nazioni falliscono. Le origini di prosperità, potenza e povertà
Di Daron Acemoglu e James Robinson
Gli autori ricevettero il Premio Nobel per l'Economia lo scorso 2024 per gli studi sull'ineguaglianza della ricchezza delle nazioni e sulla formazione delle istituzioni e il loro impatto sulla prosperità.
Quelle stesse istituzioni che limitano la libertà, il Leviatano di cui ha bisogno l'essere umano per reprimere la sua natura violenta che ubbidisce all'istinto di sopravvivenza e alla dura legge della giungla basata sulla competizione.
Mi sono dilungata abbastanza sul primo libro, quindi...
... continuerà!
Baci & abbracci 😘 🤗
Playa Honda, Lanzarote
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Hola Hivers, aquí estoy de vuelta, después de unos años de ausencia, con este post para el contest de Olio di Balena sobre la libertad. Había dejado en suspenso una serie sobre la posverdad y la libertad era un tema que ya estaba en el programa, así que qué mejor tema para retomar el hilo.
En realidad ya quise hacerlo con el anterior contest sobre «lo que aprendí de Hive», pero aunque escribí el post, no llegué a corregirlo y darle formato, así que probablemente lo publique out of context en el futuro.
Como siempre, la inspiración para la reflexión empieza con unos libros, en este caso dos, uno leído y otro esperando en mi Antibiblioteca.
El amanecer de todo. Una nueva historia de la humanidad.
De David Graeber y David Wengrow.
Para mí un buen libro es aquel que te presenta una nueva visión del mundo y te abre la mente a un nuevo paradigma. El libro trata sobre todo de la relación entre civilización, progreso y desigualdad, que están intrínsecamente ligados a la libertad.
Cuando hablamos de libertad en el contexto mundial, imaginamos Occidente como la cuna de la libertad, nacida con la democracia griega y perpetuada con el derecho romano, el pensamiento lógico y la filosofía, el Renacimiento, la Ilustración y las grandes revoluciones del siglo XVIII.
Liberté, Égalité, Fraternité.
Casi un recorrido histórico lineal, desde el hombre salvaje cazador-recolector hasta los primeros signos de civilización con la agricultura y los primeros grandes asentamientos neolíticos, con algunos baches en el camino aquí y allá. Quedaba por ver si el ser humano era de naturaleza buena y era la civilización la que lo corrompía, como sostenía Rousseau con su buen salvaje, o si era de naturaleza violenta y necesitaba la civilización y el Estado, el Leviatán, para contener sus instintos, como sostenía Hobbes. En ambos casos, había acuerdo en que la desigualdad es algo inevitable a medida que la sociedad progresa y se hace más compleja.
Volviendo a nuestra historia lineal, a partir de ese gran invento que fue la democracia y el pensamiento occidental en el Mediterráneo, resulta que durante la Edad Media hubo uno de esos baches que he mencionado antes. Duró aproximadamente un milenio durante el cual la cultura y los valores europeos tuvieron muy poco de lo que hoy consideramos occidental.
En nombre de la fraternidad, predicada por la Iglesia católica a los miembros de las clases sociales más humildes, con la promesa de una futura igualdad en el Reino de los Cielos, no aquí en la Tierra, se cometieron los crímenes más atroces.
La libertad, tenía un significado negativo, se utilizaba como sinónimo de libertinaje y era más bien un pecado mortal y una blasfemia.
Nadie era libre, los hijos debían obedecer a sus padres, las mujeres a sus padres primero y a sus maridos después, el súbdito debía obedecer a su Señor y su Señor al Rey. Hubo un momento de conflicto, ¿era el Rey el que tenía que obedecer al Papa o el Papa al Rey nacido por voluntad divina? De cualquier manera, ambos tenían que obedecer a Dios (o desobedecer y después hacerse perdonar los pecados). Libertad significaba arder en el fuego eterno del infierno, y también en el fuego terrenal de las hogueras de la Santa Inquisición. Considerada herética según la oscura Europa cristiana, en ese fuego ardió gran parte de nuestra cultura occidental grecorromana, que en su apogeo incluía no sólo Europa, sino también partes de África, Oriente Medio y partes de Asia. Los restos de la cultura occidental grecorromana, la geometría, las matemáticas, la medicina, la filosofía, han llegado hasta nuestros días conservados y enriquecidos por los árabes que, curiosamente, hoy no se consideran parte de esa misma cultura occidental.
El punto de inflexión llegó cuando los europeos empezaron a viajar y descubrieron no solo grandes civilizaciones que hacían sacrificios humanos, sino también pueblos que corrían desnudos y felices por las selvas y a través de las grandes praderas. Fue como descubrir el Jardín del Edén y sus ingenuas criaturas que aún no habían comido el fruto prohibido y no distinguían el bien del mal. Había que educarlas, civilizarlas, evangelizarlas. Algunos se dejaron persuadir amablemente, atraídos por los beneficios de la civilización, otros fueron exterminados y grandes civilizaciones desaparecieron.
Otros simplemente dijeron «no, gracias».
No, gracias, no somos salvajes ingenuos. Conocemos la agricultura, los metales y las armas, y los grandes templos construidos con sudor y sufrimiento humanos, simplemente nuestro concepto de civilización es diferente del vuestro y del de los grandes imperios que nos rodean. Preferimos ser libres, estamos de acuerdo con el tema de la fraternidad, pero no necesitamos que nadie nos la imponga con la promesa de un paraíso en el cielo después de la muerte. No lo necesitamos porque ya somos iguales aquí en la tierra. Sí, claro, tenéis vuestras comodidades del mundo civilizado, pero no tenéis la libertad de poder pensar y expresar vuestros pensamientos libremente, ni siquiera vuestros intelectuales son libres de poder explorar la creatividad humana, solo de estar al servicio y capricho de un señor u otro.
Y así, al otro lado del océano, con el descubrimiento de América, los europeos trajeron al viejo continente no solo oro, patatas y tomates, sino también extrañas ideas heréticas de liberté, egalité, fraternité.
Si consideramos la libertad como el pilar de la cultura occidental, podemos concluir que fueron los pueblos libres de América los que nos civilizaron y no al revés.
Nuestra amada libertad, símbolo de la cultura occidental, solo un poco más a Occidente respecto a nosotros.
En este libro del arqueólogo David Wengrow y el sociólogo David Graeber, el tema principal no es la libertad, sino la relación entre civilización y desigualdad. El ensayo cita muchos otros ejemplos de civilizaciones pasadas que optaron deliberadamente por no progresar, refutando el mito del progreso como única alternativa.
Occidente, Occidente
A la guerra, a la gloria, a la historia...
Lugar del que no sale ningún sonido
Lugar perdido ahora...
Occidente, C.S.I.
Por qué fracasan las naciones. Los orígenes de la prosperidad, el poder y la pobreza.
De Daron Acemoglu y James Robinson
Los autores recibieron el Premio Nobel de Economía el pasado 2024 por sus estudios sobre la desigualdad de la riqueza de las naciones y la formación de las instituciones y su impacto en la prosperidad.
Esas mismas instituciones que limitan la libertad, el Leviatán que necesita el ser humano para reprimir su naturaleza violenta, que obedece al instinto de supervivencia y a la dura ley de la selva basada en la competencia.
Ya me he extendido bastante sobre el primer libro, así que....
... ¡continúa!
Besos & abrazos 😘 🤗