Eppure a Roma ci sono stato centinaia di volte, mi ci sono avvicinato anche, ma non sono mai entrato nella Basilica di San Pietro, un posto ridondante nei miei pensieri per tutte le volte che si sente nominare in televisione, soprattutto la domenica😁. Quest'anno invece si. Appena ho messo piede dentro, mi sono subito reso conto di quello che mi ero perso fino ad ora, ma allo stesso tempo mi sono subito reso conto che quello era il giusto periodo, in quanto se ci fossi entrato una delle tante altre volte in cui ho soggiornato a Roma, non avrei dato lo stesso peso e la stessa importanza alla Basilica.
Io, mia moglie e le nostre bambine, abbiamo avuto anche la grandissima fortuna di fare un tour privato con una guida "privata", un caro amico che ci ha portati in ogni singolo posto della Basilica spiegandoci tutto... ovviamente oltre quello che si può vedere durante un tour guidato standard.
Sarò sincero, non sono un grande religioso, né credente né praticante, per cui ho fatto molta fatica a capire tutto quello che ci raccontava sulla successione del Papa, su molti nomi celebri della storia del Vaticano, però sono rimasto a bocca aperta da quando sono entrato a quando sono uscito per la maestosità, la precisione, la bellezza, l'imponenza e la storia che ha la Basilica a livello architettonico e strutturale.
Sapevate che il progetto di Michelangelo prevedeva che la basilica fosse a forma di X? E' stata poi prolungata in un secondo momento!
La Basilica di San Pietro è stata pensata e costruita da diversi personaggi celebri e non della storia, ma si parla sempre dei grandi e non dei piccoli che comunque hanno lasciato il segno.
La struttura stessa è costruita su tre livelli, o per meglio dire, sotto la Basilica ci sono le catacombe, ma sotto le catacombe c'è un altro livello ancora, inesplorato al pubblico, chissà cosa ci sarà. So che hanno fatto "recenti" studi con ritrovamenti sbalorditivi. Il livello più basso sono i resti di una precedente basilica costruita dall'imperatore Costatino sull'area del circo di Nerone e di una contigua necropoli dove la tradizione vuole che san Pietro, il primo degli apostoli di Gesù, fosse stato sepolto dopo la sua crocifissione.
Dopo le varie successioni di architetti, alla direzione dei lavori subentrò Michelangelo Buonarroti, all'epoca ormai settantenne.
La storia del progetto michelangiolesco è documentata da una serie di documenti di cantiere, lettere, disegni dello stesso Buonarroti e di altri artisti, affreschi e testimonianze dei contemporanei, come Giorgio Vasari. Malgrado ciò, le informazioni ricavabili spesso sono in contraddizione tra loro. Il motivo principale risiede nel fatto che Michelangelo non redasse mai un progetto definitivo per la basilica vaticana, preferendo procedere per parti. Tuttavia, dopo la morte di Michelangelo, furono stampate diverse incisioni nel tentativo di restituire una visione complessiva del disegno concepito dall'artista toscano, tra cui quelle di Stefano Dupérac, che subito si imposero come le più diffuse e accettate.
Michelangelo, ritenendo il costosissimo modello del Sangallo poco luminoso, troppo artificioso e con richiami all'architettura tedesca (guglie, risalti, ecc.), rifiutò l'idea del suo predecessore; tornò pertanto alla pianta centrale del progetto originario, così da sottolineare maggiormente l'impatto della cupola, ma annullando la perfetta simmetria studiata da Bramante con la previsione di un pronao.
Nel 1603 papa Clemente VIII affidò la direzione del cantiere a Carlo Maderno, il quale dovette affrontare la questione del completamento della basilica. Le intenzioni del pontefice erano probabilmente quelle di far coesistere le navate longitudinali dell'antica basilica costantiniana, con il corpo centrico cinquecentesco, tuttavia, con l'elezione di papa Paolo V nel 1605 prevalse l'orientamento di concludere la pianta centrale di Michelangelo con un nuovo corpo longitudinale. Consapevole di questi desideri Maderno approntò un disegno, forse il primo suo progetto noto per la basilica di San Pietro, che prevedeva l'inserimento di uno spazio biassiale giustapposto a quello esistente. Nel progetto erano comprese due grandi cappelle, che fungevano da raccordo tra l'ambulacro cinquecentesco e il corpo longitudinale. La pianta assumeva una forma scalare, restringendosi sensibilmente verso la facciata della chiesa; quest'ultima era aperta da un grande atrio, che introduceva un ulteriore asse trasversale nella composizione.
Nel progetto definitivo Maderno furono mantenute le cappelle di raccordo tra la navata e la pianta centrale previste nel suo primo disegno, ma eliminò sia la composizione biassiale del braccio est, sia l'arco trionfale che doveva fungere da collegamento tra la nuova navata e il nucleo michelangiolesco; in ogni caso la distinzione tra le parti fu rimarcata da un lieve risalto tra la volta a botte della crociera e quella della navata; navata che originariamente era separata dalla crociera michelangiolesca da alcun gradini e da una diversa tipologia di pavimentazione, proprio per sottolineare i due diversi corpi di fabbrica. L'opera, realizzata a partire dal 1608, mutò radicalmente il progetto di Michelangelo e attenuò l'impatto della cupola sulla piazza antistante. Le campate trasformarono la chiesa in un organismo a tre navate, con profonde cappelle inserite lungo le mura perimetrali. Nel clima della Controriforma la pianta fu così ricondotta a una croce latina; come è stato osservato, si trattava di una tipologia capace di ospitare un maggior numero di fedeli, che trasformava la chiesa in uno "strumento di culto di massa". Le navate laterali furono coperte con cupole a pianta ovale, incassate nel corpo della basilica e caratterizzate all'esterno solo da piccole lanterne, per le quali è nota anche la proposta del Ferrabosco, non realizzata, di chiuderle, alla sommità del tetto, per mezzo di numerose cupole ornamentali a pianta ottagonale.
La facciata con i campanili di Ferrabosco, in un dipinto di Viviano Codazzi
Contestualmente alla costruzione della navata, Maderno pose mano anche alla facciata, dove riprese l'ordine gigante previsto da Michelangelo, reinterpretandolo però su un unico piano prospettico, senza il marcato avanzamento del pronao centrale. A lavori praticamente ultimati, per volontà di papa Paolo V, alla facciata vennero aggiunti i corpi dei campanili laterali. Nel prospetto fatto incidere da Matteo Greuter nel 1613, Maderno raffigurò quella che forse è la facciata definitiva del prolungamento, con le torri campanarie caratterizzate da due esili edicole, aperte da serliane timpanate e sormontate da un coronamento a lanterna. Tuttavia la costruzione dei campanili -di cui è noto anche il progetto del Ferrabosco- si interruppe nel 1622 e le due torri, rimaste incomplete al primo ordine, finirono per aumentare le dimensioni orizzontali della facciata, che per questo apparve sproporzionata e piatta, malgrado il tentativo, tipicamente barocco, di rafforzarne la plasticità in corrispondenza dell'asse centrale mediante un uso graduale di pilastri, colonne e avancorpi aggettanti.
Successivamente la questione dei campanili fu ripresa da Gian Lorenzo Bernini. Approvato il progetto e dato inizio alla costruzione, si manifestarono preoccupanti problemi statici alle fondazioni che decretarono la sospensione dei lavori e l'abbattimento di quanto eseguito fino ad allora. Le colonne dell'unico campanile in parte realizzato vennero però reimpiegate per le facciate delle chiese di Santa Maria dei Miracoli e Santa Maria in Montesanto di piazza del Popolo. Nel tentativo di dare slancio al severo prospetto, Gian Lorenzo Bernini, autore della piazza antistante alla basilica, eseguì una serie di trasformazioni: limitò alla sola parte centrale la scalinata d'ingresso alla chiesa e, davanti ai due archi che avrebbero dovuto sostenere i suddetti campanili, scavò il terreno sottostante, portando il nuovo piano di calpestio quanto più possibile vicino al livello della piazza.
Frattanto, nel 1611 fu data per la prima volta la benedizione papale dalla nuova loggia; nel 1614 si lavorò alla volta a botte della navata centrale, mentre nel 1615 fu demolito il muro divisorio che divideva la vecchia basilica dalla nuova. Nello stesso tempo si procedette alla realizzazione delle volte delle cappelle laterali e nel 1616 fu conclusa la Confessione. Nel contempo numerose maestranze lavorarono all'apparato decorativo, iniziato già nel 1576 con il rivestimento a mosaico della cappella Gregoriana e proseguito, tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento, con la decorazione musiva della grande cupola e della cappella Clementina. Nella definizione dell'apparato ornamentale ebbero un ruolo fondamentale Gian Lorenzo Bernini e i suoi aiuti, che lavorarono all'ottagono sotto la cupola e al rivestimento dell'involucro maderniano.
La basilica, completata con le grandi statue alla sommità della facciata, fu consacrata da papa Urbano VIII il 18 novembre 1626. Urbano VIII, salito sul soglio pontificio nel 1623, ebbe un ruolo importante nell'ideazione e progettazione della nuova basilica. Egli fece innalzare il proprio sepolcro con una statua in bronzo somigliante a quella bronzea di San Pietro, inoltre, negli anni trenta del secolo, fece decorare i quattro altari sotto la cupola con simboli araldici e dagli stemmi di famiglia, così da esaltare la sua figura e la sacralità del suo potere.
Il rivestimento in marmo delle grandi paraste dell'interno, fino ad allora trattate in finto marmo bianco, si concretizzò solo a partire dal pontificato di papa Pio IX, con la realizzazione di alcune basi; i lavori furono ripresi sotto papa Pio X, nel 1913, prolungandosi fino all'epoca di papa Pio XII.
Come si può bene vedere, di ogni millimetro della basilica di San Pietro c'è storia da raccontare! la cosa stupefacente è che già allora si riciclava molto, infatti gran parte dei componenti maestosi dell'attuale basilica, vennero prelevati da diverse altre strutture simili più piccole, presenti sul posto e dismesse o prelevate dai luoghi di conquista, come l'obelisco al centro della piazza che è di origine egiziana, privo di geroglifici e proviene dalla città di Heliopolis. Prima venne sistemato nel Forum Iulii di Alessandria d'Egitto e in seguito fu portato a Roma da Caligola nel 40 e collocato sulla spina del Circo di Nerone. Rimase in questa posizione anche dopo che il circo cadde in disuso, occupato da una necropoli. Si ritrovò poi a fianco dell'antica basilica di San Pietro, presso la Rotonda di Sant'Andrea. Infatti è l'unico obelisco antico di Roma che non sia mai caduto.
Ci sarebbe da parlara all'infinito per la storia della Basilica in se e su tutto ciò a cui è legata, ma chiudo il mio argomento facendovi vedere una cosa che non tutti conoscono o che conosco in pochi. La porta centrale nella parte posteriore ha una "firma" di completamento lavori, in basso a destra quando è chiusa. E' l'unica "firma" in tutta la struttura!
L'unica cosa, è che non mi ricordo che la riposta😁