Lo stadio venne costruito il più velocemente possibile e con altrettanta solerzia vennero organizzati formazione e allenamenti di svariate squadre di calcio. Il comune si ritrovò ben presto con i conti in profondo rosso, ma il cittadino medio se ne infischiava pulitamente, pur di assistere alle partite e ai campionati. Ma in compenso tornò ad appoggiare l'amministrazione Malinverni, in trepidante attesa del primo campionato locale. Mattia in quel tempo doveva sempre più spesso essere sostituito da Tancredi nell'amministrazione della città. Le forze gli scemavano, man mano che il cancro avanzava. Così pure sua sorella Marilia, che riusciva a dedicarsi sempre meno al suo pianoforte, finchè non fu costretta a interrompere le lezioni gratuite.
Tancredi, Mirta e Gino trattenevano a fatica le lacrime, ma cercavano di mostrarsi forti davanti ai loro amici. Annetta vi riusciva molto meno e Sigismondo era più che mai devastato. L'idea di perdere di lì a poco la donna che amava da tutta una vita gli faceva commettere di quando in quando la sciocchezza di incolpare Annetta, che secondo lui non faceva abbastanza per tirar fuori la sorella minore dal tunnel.
-Ma secondo te, che altro potrei fare?- gridava spazientita l'anziana, oramai stufa delle sgarberie dell'amico. Ne aveva sopportate tante da parte di Sigismondo in tutti quegli anni, in silenzio e discrezione, ma l'accusa di incuria verso un membro della sua famiglia era proprio il colmo. Allora si ripeteva la solita scena a cadenza regolare nel tempo: Rizieri si rendeva conto di avere esagerato, si scusava con l'amica, che pure in tali frangenti continuava ad amarlo come il primo giorno, e ad entrambi non restava altra via che confortarsi a vicenda.
I Malinverni posero in vendita il loro appartamento. L'idea era quella di ricavarne discreti fondi a beneficio di Annetta, che presto sarebbe rimasta sola. I pochi risparmi ereditati dai suoi fratelli non le avrebbero permesso, molto probabilmente, di andare avanti a lungo, se fosse sopravvissuta a Mattia e Marilia per molti anni. La casa era grande, in buone condizioni e in un bel quartiere: quindi, a dispetto della crisi immobiliaria, avrebbe dovuto vendere a discreto prezzo. Annetta sarebbe andata poi a occupare l'appartamentino di Giacinta, subentrandole nell'affitto. La vedova si sarebbe infatti presto sposata, lascianandolo libero, e al padrone di casa stava bene affittarlo alla sorella del sindaco. Annetta, poi, non chiedeva di meglio: avrebbe avuto per vicini la coppia formata da Tancredi e Mirta, nonché, cosa per lei fondamentale, il suo amato Sigismondo Rizieri.
Mattia, da parte sua, avrebbe tanto voluto reistituire il sistema pensionistico distrutto da tempo immemore dalla Grande Depressione. Dipendenti privati, lavoratori autonomi, imprenditori piccoli e medi, nonchè cittadini che non fossero mai stati in grado di lavorare per motivi sfuggiti al loro controllo, avrebbero dovuto beneficiare di una pensione. Mattia avrebbe inoltre voluto allestire un sistema previdenziale in favore delle casalinghe, ma i costi degli eventi calcistici fortemente voluti dal popolo cittadino gli avevano impedito di attuare una riforma pensionistica completa. Le uniche pensioni che avevano potuto ricevere il via libera erano state quelle d'invalidità. Sperava però che alla sua oramai molto prossima dipartita, le circostanze e, si sperava, le risanate finanze, permettessero l'attuazione della riforma a Tancredi, che lo avrebbe allora sostituito quale sindaco a tutti gli effetti. Nel frattempo, il popolo cittadino era tenuto a imparare a risparmiare in vista della terza età, quando le forze per lavorare sarebbero venute meno, anche se Mattia non aveva idea di come un popolo dedito a ogni genere di futilità potesse riuscire in tale intento. Da parte sua, Gino Quintalino stava dando esempio, sia pur per altri versi: pur avendo da tempo diritto a pensionarsi quale dipendente pubblico, sentendosi ancora in piene forze a dispetto dell'età avanzata e a dispetto di mansioni usuranti, era andato avanti nella sua carriera nella Guardia Municipale, avendo ottenuto il massimo grado in un'età in cui normalmente si trascorre in pantofole la maggior parte delle giornate. Gino non voleva sentirsi superiore ai cittadini costretti a lavorare in un'età in cui era il caso di riposare e inoltre aveva sempre sperato che la sua carriera tra le forze pubbliche potesse beneficiare sul serio i residenti della sua città. E infatti, così era stato. Considerando, infine, sotto il regime Malinverni, che il comune risparmiava, versandogli uno stipendio mentre produceva anzichè una pensione, dovendo quindi tirar fuori altra grana per pagare un nuovo comandante della Guardia Municipale. Nè avrebbe vissuto in panciolle quando il suo incarico si sarebbe fatto davvero eccessivo per la sua età: il vice sindaco Della Valle gli aveva proposto di occupare le sue stesse funzioni una volta subentrato in toto a Mattia. Tancredi avrebbe avuto bisogno di un collaboratore capace e fidato che lo aiutasse a portare a termine ciò che il sindaco Malinverni aveva iniziato e nessuno era più qualificato di Gino Quintalino per tale proposito.
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