Quello stesso pomeriggio, i fratelli Malinverni assieme a Tancredi, Mirta, Sigismondo e Giacinta, la loro parente politica, si ritrovarono riuniti nella cucinotta di quest'ultima per decidere del da farsi.
Un pulmino che per forza di cose non era di proprietà nè dei Malinverni, nè di Pasqua Barberina, nè tantomeno di Tancredi o Sigismondo, aveva raccolto i fuggitivi dalla casa comunale per poi passare a raccogliere Mirta e la sua nuova e improbabile compagna d’avventure. Dopo aver lasciato chi di dovere alle rispettive sicure destinazioni, i Malinverni assieme a Tancredi, Mirta, Sigismondo e Giacinta, raccolta dallo stesso pulmino cammin facendo, si erano tutti rifugiati nell’appartamentino di quest’ultima. Meglio non tornare a casa subito, aveva riflettuto Mattia durante il tragitto. Non si poteva mai sapere. Meglio essere il meno possibile reperibili e con tanto di cellulari spenti, finchè non si fossero calmate le acque. L'idea consisteva nel trascorrere alcuni giorni presso Giacinta: a nessuno dell'amministrazione comunale avrebbe potuto venire in mente di andarli a cercare proprio lì, considerato che la loro parente acquisita si trovava a svariati chilometri di distanza dalla casa comunale durante il fattaccio. Certo, dormire tutti quanti in quello spazio angusto, dove per giunta erano presenti soltanto due letti, quello di Giacinta e quello di sua figlia Rosa, non era l'ideale. Giacinta era povera e non aveva mai potuto permettersi nemmeno un sofà, che d'altra parte, nella minuscola cucina di quel minuscolo appartamento che fungeva anche da soggiorno e sala di ricevimento ospiti, non entrava neppure. L'unica altra stanza di quell'abitazione era la camera da letto. Ma per Sigismondo, Mirta e Tancredi, avvezzi da tempo immemorabile alle cabine telefoniche, il trovarsi in un appartamento vero li riempiva di entusiasmo.
-Se solo potessi andare a prendere il mio materassino, sarebbe perfetto- disse Sigismondo, che per quanto felice di quel tetto sopra la testa, stava in ansia al pensiero di dover dormire sul pavimento. Per non parlare poi del rischio concreto di ritrovarsi con la cabina telefonica saccheggiata, una volta che non vi avesse trascorso un'intera notte.
-Non è prudente muoversi da qui- rispose Mattia.
-Ci deruberanno, nel frattempo- intervenne Mirta, che fino ad allora aveva taciuto per prudenza e discrezione. Ma era non meno preoccupata di Sigismondo a causa dei furti negli abitacoli di fortuna, che ultimamente avevano iniziato a colpire anche le zone centrali della città, a dispetto di tutta la solerzia del nuovo comandante delle guardie municipali, desideroso di una città vivibile per tutti, contrariamente a chi lo aveva preceduto.
-Scusatemi, ma questo è vero ed è un rischio che non possiamo correre- aggiunse Tancredi. -I furti nelle cabine telefoniche stanno aumentando esponenzialmente, a tal punto che nemmeno il centro città è più un posto troppo sicuro. Se ci portano via quel poco che abbiamo, non saremo più in grado di sopravvivere, una volta che vi faremo ritorno. Dobbiamo correre il rischio. Anzi, cari amici, sapete che vi dico? Correrò soltanto io questo rischio. Sapendo bene dove si trovano le cabine di Sigismondo e Mirta, mi occuperò di tutto, mentre voi due resterete qui- propose l'uomo ai suoi compagni di sventura.
-Tancredi, è troppo gravoso per te da solo- si preoccupò Mirta. -Come farai a trasportare tutto il contenuto delle nostre cabine? Siamo tre persone.
-Poco alla volta. Ovviamente non trasporterò tutto assieme.
-Tancredi, così ti esponi troppo.
-Amo vivere pericolosamente- rise l'amico per sdrammatizzare, pur consapevole del rischio di essere arrestato se venisse riconosciuto da qualche consigliere comunale che per caso passasse per i paraggi delle loro cabine o, peggio ancora, dal sindaco. Pur avendo il comandante delle guardie municipali dalla loro, che avrebbe potuto fare sia pur quest'ultimo davanti al sindaco e al consiglio comunale?
-Ma come facciamo se nel frattempo qualcuno occupa le nostre cabine?- si allarmò Sigismondo, ricordando d'improvviso la seconda annosa questione che preoccupava tutti gli abitanti delle cabine telefoniche situate nelle aree più centrali.
-Per quello non ci possiamo fare nulla.
-Un momento, un momento-. Per Mattia Malinverni era giunto il momento di dire la sua. -Per prima cosa, nessuno correrà rischi. Penseremo noi a tutto quello di cui avrete bisogno, senza preoccuparvi di nulla. Per la signora qui presente, vedo che ha la stessa taglia e altezza di mia sorella Marilia. Agli abiti, scarpe e accessori penseranno le mie sorelle.
-Certamente- aggiunse Annetta.-Saremo felici di aiutarti in tutto quel che possiamo. Marilia sorrise alla nuova amica. I fratelli Malinverni stavano imparando a conoscere Mirta e Tancredi e già li consideravano persone d'onore e affidabili. Riconoscevano che non fosse per loro, svariati dei presenti alla casa comunale starebbero al momento dietro le sbarre. A cominciare da Mattia Malinverni.
Ps.: immagine Pixabay 100% free, che vorrebbe rappresentare in maniera ironica il ritrovarsi in sei in un appartamento minuscolo "un metro per un metro" (https://pixabay.com/es/photos/plastilina-lata-de-sardina-puede-423017/)