Secondina non aveva l'abitudine di impicciarsi degli affari altrui. Davvero. Nel senso che non pigliava mai l'iniziativa di domandare riguardo agli affaracci altrui che non la riguardassero. Ma quando capitava qualcosa di poco solito, il che peraltro figurava ordinaria amministrazione in una città quale Civitopia alle soglie del quarto millennio, dove il solito era costituito dall'insolito e viceversa, non disdegnava di venirne a sapere. C'era però da dire che, giustamente, poi Secondina teneva tutto per sè o al massimo ne faceva a parte la cugina Alessia, che a sua volta si sarebbe attenuta ad altrettanta segretezza. Anche perchè, nei fatti, la povera Alessia non aveva di certo chissà quali contatti sociali con i quali chiacchierare...ma fatto stava che nulla, proprio nulla, in una particolare quieta serata, valeva a dire uno di quei momenti che solevano risvegliarle una più accentuata curiosità, si rivelò incredibilmente stuzzicante quanto la tentazione di sbirciare tra le cartelle cliniche dei pazienti speciali del professor Neretti, nel ripulire e riordinare l'apposito cassetto a esse dedicato.
Era l'orario in cui tutti i colleghi del team delle pulizie, il suo diretto superiore e gli OSS fino al terzo livello tornavano a casa. Anche il professor Capra, anzi, soprattutto il professor Capra, direttore del manicomio comunale, non si tratteneva mai oltre l'orario canonico. Ragione per cui v'erano poche probabilità che Secondina venisse disturbata. L'addetta alle pulizie si riprometteva che nello sbirciare tra le cartelle cliniche speciali o in qualsiasi altra, non sia mai, non avrebbe proferito mezza parola neppure con la cugina Alessia...ma no. Anche no. Meglio di no. Secondina, in un impeto di virtù che del resto soleva caratterizzarla, si ripromise di non cadere in trappola, facendosi inoltre forza con la prospettiva di qualche medico, infermiere, OSSS oppure OSS di quarto livello che poteva pur sempre bussare alla porta dell'ambulatorio del professor Neretti. O peggio, qualora si fosse trattato di altro medico, sarebbe pure entrato senza bussare, data la familiarità tra colleghi. Dopotutto, scarse probabilità di essere colta con le mani nella marmellata non equivalevano a zero. Dunque Secondina terminò di rassettare più in fretta che potè, si sfilò i guanti e tolse il grembiule. Mentre deponeva gli uni e l'altro nell'apposito vano del carrello delle pulizie di assegnazione, per subito dopo apprestarsi ad uscire dall'ambulatorio, udì il rumore di una porta che si serrava con forza. Quella dell'ambulatorio del professor Neretti dal quale stava per uscire. Poichè si trovava di spalle alla porta, Secondina trasalì. Non ricordava affatto di averla lasciata aperta. Allora si rallegrò per non aver ceduto alla tentazione della sbirciatina, dato che chiunque avesse chiuso quella porta l'avrebbe colta con le mani nel sacco. Non fosse che nel giro di pochi momenti Secondina ebbe poco di che rallegrarsi, poichè il rumore di uno, due giri di chiavi, le indicò chiaramente di essere stata chiusa dentro. D'accordo, pazienza. In fin dei conti deteneva una copia della chiave della porta dell'ambulatorio. Il professor Neretti gliel'aveva lasciata di proposito, dovendo Secondina fermarcisi oltre l'orario canonico per farvi le pulizie. Non fosse che, nel tentare di riaprire la porta, non vi fu verso. Il professor Capra, l'unico a possedere la chiave originale di ciascuna stanza e ciascuna sala di tutto il presidio sanitario, doveva essersi scordato di ritirarla e intascarla, lasciandola attaccata alla serratura. Chiaramente, per una volta, il professore non aveva lasciato il manicomio al solito orario. E non doveva essersi accorto della presenza di Secondina nel chiudere a chiava la porta dell'ambulatorio del professor Neretti. Strano, pensò la donna. Sebbene le sue funzioni non le permettessero di conoscere il direttore sanitario neppure superficialmente, tutti al presidio sanitario sapevano quanto fosse pignolo e tutt'altro che distratto.
-Professore, professore!- si provò Secondina a chiamare a voce alta. -Professor Capra, sono rimasta chiusa dentro! Stavo terminando le pulizie...
Nulla. Nessuna risposta. Nessun rumore di passi che tornassero indietro. Il direttore sanitario doveva essersi allontanato in fretta e furia. Come mai? Secondina si provò e riprovò comunque ad aprire, a dispetto della chiave attaccata all'altro capo della serratura, ma non ci fu verso...
Ps.: immagine Pixabay royalty free (con testo aggiunto da me e scusate che il risultato non è troppo preciso, ma questo è il Kolourpaint linuxiano e dunque nemmeno Paint😆), autore OpenClipart-Vectors che trovate qui:
https://pixabay.com/vectors/locker-cabinet-office-furniture-146139/