Secondina, alquanto inquieta, marcò subito il numero del professor Neretti. Non amava affatto disturbarlo e mai avrebbe osato chiamarlo, non fosse per un'emergenza. Ma quella non appena verificata, senz'ombra di dubbio era una vera e propria emergenza. A Secondina sarebbe toccato restare intrappolata in un ambulatorio psichiatrico fino all'arrivo del suo titolare, cioè...a distanza di tre giorni! Era venerdì e il professore sarebbe tornato al lavoro soltanto il lunedì pomeriggio. Rispose la segreteria telefonica e solo allora Secondina ricordò che quella stessa sera il professor Neretti, tra i pochi professionisti dal permesso speciale per uscire da Civitopia, si sarebbe trovato a Roma per partecipare a un simposio dedicato alle discipline psicanalitiche. L'indomani doveva già essere di ritorno, ma Secondina sapeva che il professore non amava il venire disturbato di sabato, se non per questioni di vita o di morte o comunque a causa di pazienti a rischio. Ma forse che in tale circostanza piovutale addosso inaspettatamente avrebbe potuto chiamarlo in via del tutto eccezionale? Vero era che per una notte, pazienza, Secondina bene avrebbe potuto dormire in ambulatorio. Il sofà e la poltrona di uno studio psichiatrico e soprattutto psicanalitico erano solitamente molto comodi. L'indomani vi sarebbe pur sempre stato il personale di turno del fine settimana, ma l'ambulatorio del professor Neretti si trovava all'ultimo piano. Dov'erano presenti soltanto il deposito dei farmaci e il lussuoso ed enorme studio del direttore sanitario. Le altre stanze erano tutte vuote, in attesa di assegnazione una volta che venissero contrattati altri medici. E nemmeno era detto che il professor Capra si presentasse al lavoro, dato che non vi si recava tutti i fine settimana: dunque la probabilità che Secondina rimanesse intrappolata per tre giorni nell'ambulatorio del professor Neretti era molto alta. Allora le venne in mente il collega Mimmo. Pure avendoci il fine settimana libero e pur con tutti i suoi difetti, non si sarebbe certo rifiutato di darle una mano. Mimmo non avrebbe permesso che la sua amica Secondina rimanesse rinchiusa sotto chiave per tre lunghi giorni. Ma al momento di chiamarlo...ops...la batteria del suo cellulare risultò completamente scarica.
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Giusto quella mattina, per una volta, Secondina si era dimenticata di ricaricare la batteria del suo antidiluviano cellulare, che soleva scaricarsi nel giro di dodici ore a fronte di uso discreto. E il caricabatteria l'aveva lasciato a casa. Nell'ambulatorio del professor Neretti non era presente un telefono fisso al quale ricorrere, così come in tutta la struttura i telefoni fissi non avevano mai fatto la loro comparsa. D'altra parte, ma chi li usava più i telefoni fissi alle soglie del quarto millennio? D'accordo. Tanto valeva organizzarsi per sopravvivere in quei tre giorni. Fortunatamente in ambulatorio era presente un piccolo frigo e uno dei cassetti della mobilia conteneva alimenti non deperibili, dato che il professor Neretti spesso pranzava sul posto di lavoro senza uscire dalla stanza. Secondina dunque non avrebbe rischiato l'inedia. E si sarebbe scusata all'infinito, promettendo di ricomprare tutti i viveri consumati. C'erano in frigo confezioni di insalata Bonduelle, pezzi di parmigiano e yogurt. Nel cassetto dedicato agli alimenti c'erano una confezione di fette biscottate e alcuni sacchetti trasparenti contenti grissini. Tutto ben confezionato e in ottimo stato. Per tre giorni non sarebbe certo stato un gran che, ma Secondina non se ne scoraggiò: era arrivato il momento di mettersi a dieta per perdere i suoi chili di troppo e quello poteva costituire un buon inizio, considerato che perdere peso alla sua età sarebbe costato più tempo e fatica rispetto a donne più giovani. Quanto alla toilette dell'ambulatorio, fornita pure di doccia, più lustra e linda non poteva presentarsi, dato che Secondina stessa la strigliava a dovere personalmente, mantenendola sempre impeccabile. Certo, vi sarebbe comunque stato il problema del cambio d'abiti, impossibile in quei tre giorni. Ma una donna delle pulizie solerte come Secondina se la sarebbe cavata alla meno peggio, lavando quantomeno la biancheria e asciugandola con l'apposito dispositivo a getto d'aria. Fece per apprestarsi a cenare, quando udì un tafferuglio che non seppe identificare se provenisse dal corridoio, dal deposito dei farmaci o da qualche stanza vuota. Dallo studio del professor Capra, impossibile: il direttore sanitario aveva fornito la relativa porta di serratura a prova di bomba che non dimenticava mai di chiudere a doppia mandata. Qualcuno del personale medico o infermieristico in servizio doveva allora essere salito all'ultimo piano.
-Ehi, aiutatemi!- gridò allora Secondina picchiando alla porta. -Sono rimasta chiusa dentro per errore! Fatemi uscire!
Il tafferuglio si fece più animato e le parve di udire pure voci concitate, ma senza capire una parola e neppure riconobbe di chi fossero. Con tutta evidenza, c'erano almeno due persone, ma nessuno sembrava interessato a soccorrerla. O forse erano troppo distratti per badare ad altro che non fossero le loro persone?
-Per favore, potreste almeno rimuovere la chiave dalla serratura? Finchè rimane attaccata non posso uscire!
Nulla. Nessuno si sognò di risponderle, sempre e quando l'avessero udita. Finalmente, Secondina ascoltò passi che parevano affrettati: all'inizio forti, ma in pochi secondi si fecero flebili e poi più nulla.