Secondina era rimasta alquanto scossa a causa di tali insolite circostanze. C'era stata gente nei paraggi che poteva avere ascoltato le sue richieste di soccorso e in tal caso, qualora veramente le avessero udite, le avevano volutamente ignorate, lasciando la chiave lì dove si trovava, nella serratura del lato esterno che quindi le impediva di uscire.
Particolare d'immagine Pixabay free (quella che mi serviva per questo capitolo), autore OpenClipart-Vectors (https://pixabay.com/vectors/open-padlock-lock-security-unsafe-159121/)
Perchè? Si chiese. E se l'idea fosse stata di lasciarcela lì per sempre? No, come poteva essere? A chi mai poteva interessare? Di sicuro non al direttore sanitario, il professor Capra, al quale non poteva derivarne alcun interesse, personale o professionale che fosse. E se qualche collega delle pulizie, eccettuato Mimmo, le avesse giocato uno scherzo niente affatto divertente? Per prendersi gioco di una vecchia, pensò Secondina, ma non le venne in mente nessun collega propenso ad arrivare a tanto. Il professor Neretti sarebbe comunque tornato lunedì. Qualora la direzione stesse pensando di trasferirlo in altro ambulatorio, in un'area meno isolata del manicomio comunale, non avrebbe potuto farlo senza quantomeno permettergli di recuperare innanzi tutto le cartelle cliniche dei suoi pazienti. Specie le preziose cartelle speciali. Fortunatamente, il professor Neretti era un medico all'antica, senza offesa riguardo al termine, che preferiva di gran lunga le cartelle cliniche cartacee alle virtuali che pure immagazzinava nel suo notebook. Arnese che non lasciava mai in studio e portava sempre con sè. Ma il notebook poteva pur sempre guastarsi e degli spazi online di storage non è che se ne fidasse troppo, a causa di non sia mai un'eventuale hacking. Dato che a un professionista ben pagato come Neretti non mancavano certo i denari per comprare un abbonamento di storage online.
Secondina guardò il lussuoso orologio a pendolo dello studio, si proprietà del professor Neretti che aveva voluto arredare il suo ambulatorio con un pezzo unico di antiquariato. Le sette e mezzo, solitamente ora di cena. Comunque a Secondina era oramai passata la fame. Provvide allora a cacciarsi sotto la doccia e alla lavatura e asciugatura della biancheria. S'erano intanto fatte le otto di sera e senza più nulla da fare, Secondina andò a coricarsi sul sofà. Ma vuoi per il turbinio di quella confusa serata, vuoi perchè comunque troppo presto per mettersi a nanna, non le riusciva di prendere sonno. Per scacciare l'inquietudine, pensò che forse avrebbe fatto meglio a darsi alla lettura. I libri non mancavano affatto nell'ambulatorio di uno psichiatra del calibro del professor Neretti, ma gli argomenti in linguaggio eccessivamente tecnico riguardanti le malattie mentali, specie le più gravi e la descrizione degli psicofarmaci con tutti i loro effetti collaterali non costituivano la miglior panacea per conciliare il sonno di una persona di terza età intrappolata tra quattro mura. Per quanto la materia l'attirasse come una calamita e infatti in circostanze comuni e correnti non avrebbe di certo disdegnato di leggere tali eruditi scritti. E dato il frangente, Secondina pensò che dare briglia sciolta alla sua curiosità potesse dunque giustificarsi a pieno titolo. Allora per una volta in vita sua perse ogni remora che fino al pomeriggio di quel fatidico venerdì le aveva impedito di cadere in tentazione e procedette dunque ad aprire il vaso di Pandora...