LUPI SOLITARI atto primo
A undici anni, Azzurra si rivelava un'artista provetta. Come sua zia Marilia, era appassionata del pianoforte e suonava già parecchi pezzi difficili. Oltre a cavarsela molto egregiamente nel disegno. Marilia, ovviamente, si stava occupando in prima persona di istruirla nell'arte della musica e tra tutti i suoi studenti, la nipotina Azzurra risultava la migliore. Aveva ereditato il talento della zia. Era una bimba dolce e tenera, che a scuola si distingueva come alunna tra i più diligenti. Il fatto di non amare il chiasso e la baldoria come la maggior parte dei suoi compagni di scuola, la portava a svolgere con particolare alacrità tutti i doveri scolastici e artistici. Spesso era timida e schiva. I giochi di gruppo e di società non l'attiravano minimamente, anzi, avevano la caratteristica di indisporla. Quest'aspetto del suo carattere, in ogni caso, in null'altro consisteva se non nella conseguenza del trauma subito da piccina in orfanatrofio. A causa di tale peculiarità, a scuola iniziarono a considerarla disadattata, a dispetto del fatto che la bimba si rifiutasse di giocare esprimendosi il più gentilmente possibile. Senza che gli insegnanti si prendessero il benchè minimo disturbo di indagare sui reali motivi della ritrosia della bimba. Non le permettevano di starsene solo a guardare gli altri: gli insegnanti la costringevano a giocare in gruppo, creandole mille disagi. Azzurra divenne bersaglio di episodi di bullismo, perfino da parte di certi professori, assieme al suo migliore amico Massimo, un ragazzino che viveva nel suo mondo incantato per colpa di dinamiche familiari e sociali sbagliate. Di fronte alla negligenza della scuola pubblica, i fratelli Malinverni decisero di stringere ulteriormente la cinghia e mettere mano ai sempre più esigui risparmi per iscrivere la nipotina a una scuola privata. Di tal passo, infatti, l'atteggiamento improprio di quella pubblica che frequentava, avrebbe ben potuto richiamare l'attenzione della Sociale, rischiando Azzurra, ma soprattutto Massimo, privo di qualsivoglia aggancio sociale che contasse, di finire nel manicomio civitese. I Malinverni faticarono però non poco a convincere i genitori del ragazzino a toglierlo dalla scuola pubblica, soprattutto la madre. Quest'ultima in particolare sottovalutava la gravità del pericolo che correva il figliolo.
-L'ho visto con un occhio pesto la settimana scorsa- affermò Mattia davanti ai genitori di Massimo. -Lo stesso giorno che mia nipote era tornata a casa con tanti graffi su un braccio.
-Deve imparare a difendersi- aveva risposto meccanicamente la madre, senza un filo di emozione nella voce. -È troppo remissivo.
-E capisco che deve imparare, ma per quanto impari, come fa a difendersi contro dieci, quindici, venti ragazzi contemporaneamente? Qui ci vorrebbe la forza di Sansone- aveva sbottato Mattia, piuttosto energicamente. -E poi, con la Sociale, come la mettiamo? Quelli non vanno mai per il sottile. Non ci mettono nulla a prelevare i ragazzini da scuola per condurli direttamente al manicomio comunale. Il professor Capra abbisogna di nuova carne fresca in continuazione. Nel caso di mia nipote possiamo ancora cavarcela grazie al mio lavoro che mi beneficia con conoscenze di un certo calibro, ma voi?
Mattia Malinverni aveva ragione. I genitori di Massimo erano rispettivamente un semplice muratore e una semplice casalinga, che nell'ambiente sociale di Civitopia contavano anche meno di uno zero tagliato. Se Massimo fosse finito nel manicomio comunale, i suoi genitori avrebbero tranquillamente potuto scordarsi di lui. Sulla madre di Massimo, ciononostante, le affermazioni del signor Malinverni fecero poco effetto. Rimase pensierosa per qualche istante e Mattia si avvide che i suoi discorsi non ebbero l'effetto desiderato, ben lungi dall'averla convinta. Ma il padre del ragazzino, al solo sentir nominale la Sociale, si prese di paura. I suoi compagni di lavoro, durante la pausa pranzo, spesso raccontavano di quel loro vicino o del figlio del dirimpettaio del condominio di malamorte in cui vivevano, che la Sociale s'era portato via per un nonnulla. Tra l'altro, il buon uomo era vagamente consapevole che senza la migliore amichetta Azzurra, l'unica che in classe non si burlava del suo sovrappeso, del suo aspetto in generale poco aggraziato e delle sue peculiarità caratteriali e di personalità, il figliolo non avrebbe resistito a lungo. Si sarebbe invece rintanato sempre più nel suo mondo dei sogni, attirando ancora di più l'attenzione di studenti e professori. E qualcuno tra questi ultimi, specie i più legati alla pubblica amministrazione civitese, avrebbe ben presto fatto correre la Sociale.
-Per me va bene. Tolgo mio figlio da quella scuola già domani.
Ps.: immagine Pixabay royalty free, autore OpenClipart-Vectors (https://pixabay.com/it/vectors/lupi-cani-sagome-mammiferi-animali-155678/)
Aggiornamento: come avrete notato, ho leggermente cambiato il titolo di questo secondo quaderno civitese (come aggiornato nella quarta di copertina) per amor di attinenza ad ambientazione e tematica