LUPI SOLITARI atto terzo
Mattia Malinverni fu costretto a sorbirsi tale teatrino della strampalata coppia. Parevano cane e gatto. Gli rincresceva parecchio il non poter offrire aiuti finanziari ai genitori di Massimo, ma proprio non si trovava in condizione, oramai, di mettere ulteriorimente mano ai risparmi di famiglia, già abbondantemente decimati durante la lunga malattia di tutti e quattro i nonni di Azzurra. Quei pochi risparmi rimastigli, avrebbero dovuto servire ai Malinverni quale magra pensione che neppure sarebbe bastata, tant'erano oramai sparuti. Ma per pochini che fossero e per quanto ridicoli gli interessi che generavano, spesso al di sotto dell'inflazione, dovevano servire soprattutto per la vecchiaia di Annetta, casalinga da tutta la vita, quindi l'unica priva di stipendio, non fosse mai che entrambi i fratelli venissero a mancarle. Mattia e Marilia erano disposti a lavorare alacremente a oltranza, finchè le forze glielo avessero consentito, ma non potevano garantire per il futuro, così come nessuno avrebbe mai potuto farsene vanto. E Mattia, sia pur sentendosi ancora un ragazzo, aveva già passato i sessanta. Nè lui nè sua sorella Marilia erano in grado di metter via altro denaro per incrementare quei loro poveri denari messi da parte e non certo perchè conducessero vita da signori. Tutt'altro. Gli antichi fasti, se così potevano chiamarsi le discrete comodità di cui un tempo avevano goduto grazie all'appartenenza al ceto medio, erano oramai un lontano ricordo del passato. Sin dalla malattia dei loro cari vecchi, vivevano in perenne modalità downshifting, avendo tagliato progressivamente queste e quelle voci spesa. Soprattutto per amore della nipotina Azzurra, per garantirle quantomeno un discreto futuro, battagliavano in continuazione per tenersi alla larga dall'andare a riempire le sempre più numerose fila dei poveri relativi civitesi, o peggio, dei poveri assoluti. Mattia e le sue sorelle non spendevano più nulla per il benchè minimo svago. Niente più grigliate con gli amici, niente pranzi o cene fuori casa, niente caffè al bar, se non quando strettissimamente necessario. E già sin dalla morte dei nonni Malinverni, niente più cinema e niente più acquisti voluttuari. Quanto al teatro, avevano smesso di frequentarlo da quando era mancata la cara cognata Gigì. E l'ultima volta che avevano visto una pizzeria, Azzurra aveva soltanto quattro anni. Vi si erano recati in seguito all'episodio in cui Sigismondo gli aveva salvato la bimba dal decreto di adottabilità con la sua cinquantesima firma della famosa petizione. L'unico lusso che si concedevano, sempre che lusso si potesse definire, consisteva nel farsi inviare pranzi e cene da asporto quando Annetta finiva a letto per qualche acciacco dovuto all’età e Marilia non poteva sostituirla in cucina, dovendo seguire alunni che prendevano lezioni di pianoforte da lei. In quanto Mattia lavorava fuori casa. Lo stile di vita che i Malinverni portavano avanti doveva poi servire a ricavarci aiuti per il loro caro amico di tutta la vita Sigismondo Rizieri. Sigismondo non poteva e non doveva essere abbandonato. Spesso inoltre gli recapitavano, attraverso la sempre innamorata di lui Annetta, più cibo del solito, immaginandosi a ragione che l'avrebbe condiviso con qualche altro sfortunato abitante delle cabine telefoniche. Vi erano poi le opere sociali della piccola chiesa battista calvinista di appartenenza, alle quali i fratelli Malinverni tenevano a contribuire. Gli abitanti delle cabine telefoniche ne erano spesso destinatari. Infine, la scuola privata di Azzurra, assolutamente necessaria, si sarebbe portata via buona parte dello stipendio di zio Mattia. Ma a dispetto di tutti i tagli alle loro spese, i fratelli Malinverni avevano quantomeno potuto salvarsi dal tagliare la loro discreta vita sociale, non partendo, male o bene, da una base di povertà come i genitori di Massimo e non annoverando, male o bene, frequentazioni dalle abitudini dispendiose. Ma soprattutto mai avrebbero imposto una simile rinuncia alla nipotina. Non le avrebbero mai negato il portare a pranzo o a merenda un'amichetta o un amichetto, anche se per la verità, l'unico amico che ogni tanto la bimba portava a casa da scuola era stato fino ad allora sempre e soltanto Massimo, l'unico compagno di classe che la trattava amichevolmente. Mai le negavano la partecipazione a iniziative per bambini, solitamente escursioni alle colline della città. Vero era che, come giusto che fosse, le avevano insegnato il risparmio sin dalla più tenera età, vestendola con gli abiti in buono stato che mamma Gigì e zia Marila indossavano da bimbe e avevano conservato, separandoli da quelli destinati alle donazioni. Oppure con gli abiti dismessi della cugina Rosa, di dieci anni più grande di lei. Vero era che utilizzavano solo la radio e niente tivù e dunque zero programmi a pagamento. E zia Marilia dall'ottima mano le faceva da parrucchiera, essendoci peraltro da dire che le riusciva benone tanto quanto ai professionisti di un salone. Tutte ottime iniziative all'insegna del risparmio che nella scuola pubblica sfociavano però in atti di bullismo, poichè la moda all'ultimo grido costituiva questione di vita o di morte per gli oltremodo sciocchi ragazzini che la frequentavano e spesso perfino per gli ignavi insegnanti che non si sognavano di intervenire. Motivo in più per gli zii Malinverni di cambiare e alla svelta l'istituzione per una scuola paritaria, dove i ragazzini provenivano da famiglie più bene educate e molto meno spendaccione, a dispetto dell'appartenenza a classi sociali più elevate. Curiosamente, nelle scuole pubbliche frequentate dagli strati più poveri della società, lo spendere sconsideratamente per questioni di moda superava di gran lunga, per i più, il timore di finire a occupare cabine telefoniche. Tale timore invece pervadeva, si può dire non a torto, la famiglia di Massimo. Ma i genitori del ragazzino non figuravano tra i più e a dispetto della peculiarità della coppia, lo avevano educato molto meglio di quanto facesse il genitore medio civitese appartenente al loro stesso ceto. Infatti, al di là dei disturbi a livello psichico di cui Massimo soffriva, era un ragazzino amichevole e simpatico.
Ps.: immagine Pixabay royalty free, autore rihaij (https://pixabay.com/it/photos/cane-gatto-il-percorso-camminare-1805983/)