IL DENTISTA
Fiorenzo e Azalea, allora come allora futuri genitori di Massimo, il migliore amico di Azzurra Malinverni, si erano conosciuti nella sala d'aspetto di uno studio dentistico. O per meglio dire, davanti alla porta d'ingresso del minuscolo corridoio che dava sulla sala d'aspetto del dentista. Entrambi riportavano svariati denti affetti da carie da tempo immemore, ma avevano atteso a lungo per farseli curare perchè a corto di grana. E nessuno dei due aveva voluto sapere alcunchè di farsi aiutare dal parentado in ottime condizioni finanziarie, ma non certo perchè gli pesasse pesare. Niente affatto. Nella Civitopia del trentesimo secolo gli scrupoli di coscienza figuravano quale merce rara. Nessuno dei due si sarebbe azzardato ad accettare un solo centesimo da parenti verso i quali gli unici sentimenti che nutrivano consistevano in gelosia, amarezza e invidia. Azalea era gelosa del cognato e invidiosa della buona sorte di sua sorella. Fiorenzo era amareggiato a causa del cugino concertista e geloso della di lui moglie, una ragazza della quale era profondamente infatuato sin da adolescente. Da parte loro, nè Azalea nè Fiorenzo avrebbero mai proferito parola davanti agli invidiati riguardo ai loro acciacchi dentari, ma i rispettivi genitori non erano anziani che sapevano tacere. In seguito a mille rifiuti categorici, corredati dalle più disparate e curiose scusanti, i due avevano setacciato mezza Civitopia per trovare un dentista il più possibile a buon mercato, informandosi su prezzi e preventivi di studio in studio. Finchè finalmente erano riusciti a trovare un poveraccio neolaureato al quale non riusciva di procacciarsi un gran che pazienti. Costui, pur di non farsi scappare quei pochissimi che giungevano alla catapecchia, peraltro pulita e lustrata a dovere, che costituiva il suo studio, manteneva prezzi estremamente concorrenziali. Proveniva tal dentista da una famiglia di braccianti agricoli che con le libere professioni non avevano mai avuto nulla a che vedere, tranne nei rari casi in cui si vedevano costretti dalla necessità a fungere da clienti o pazienti. Ma i poveri genitori, ben consapevoli del talento del figliolo, desideravano per lui un futuro migliore rispetto alla vita di parecchie generazioni di braccianti. E infatti il pargolo era ben riuscito, laureandosi a pieni voti e senza mai essersi ritrovato fuori corso. Ma poichè l'intorno sociale della famigliola era costituito da alttettanti braccianti agricoli, il povero ragazzo non riusciva a emergere nonostante le evidenti abilità. A peggiorare la situazione, la figura del dentista della mutua era scomparsa in un imprecisato momento storico in pieno terzo millennio. Ragione per cui non era più possibile da tempo immemorabile candidarsi per un posto di dentista nelle strutture sanitarie pubbliche, evento che un tempo lontano permetteva di lavorare nel campo e cambiar di stato anche ai figli di uno straccivendolo. No: era purtroppo diventato indispensabile mettersi in proprio, per fare il dentista. Nel trentesimo secolo la musica non cambiava e così al volenteroso ragazzo non era rimasto che prendere in affitto un tugurio in una remota periferia, in uno sparuto edificio che datava secoli e passato per mille ristrutturazioni condominiali, tra bonus, superbonus e incentivi di ogni genere. Ma oramai si vedeva fin troppo quanto fosse datato. Però si trattava dell'unica sistemazione che il suo studio si poteva permettere, quindi non gli era rimasto se non fare buon viso a cattivo gioco e sperare che i potenziali pazienti non si spaventassero alla vista della struttura esterna dell'edificio, desistendo dall'entrarvi. Ma dentro allo studio, in sala d'aspetto e nel bagno, la pulizia era di prim'ordine, anche se il mobilio era quello che era. E nemmeno uno spillo di sicurezza fuori posto, anche se le riviste, comunque bene allineate sul povero tavolo da vecchio rudere, datavano di qualche decennio, poichè reperite a bella posta gratuitamente dai centri di raccolta della carta. Ma agli unici pazienti che in quel momento si trovavano in sala d'aspetto, vale a dire Azalea e Fiorenzo, le riviste non interessavano nè punto nè poco. A che pro, tra l'altro, dato che gli articoli discorrevano di società a loro estranee, quando non di suggerimenti sul dare colore a una vita sentimentale dalla quale si trovavano tagliati fuori? Entrambi in disperata ricerca di calore umano, avevano preferito di gran lunga proseguire la loro chiacchierata iniziata circa un'oretta prima davanti alla porta chiusa, in attesa dell'arrivo del dentista, mentre quest'ultimo, che non poteva pagare né una segretaria, nè personale di servizio, sistemava lo studio, la poltrona, ripuliva e lucidava gli attrezzi per i pazienti e compilava cartelle cliniche. Insomma, gestiva ogni aspetto dei locali e della professione da sè. E non vivendo nello stesso stabile del suo studio, senza contare i doveri della vita di tutti i giorni, gli capitava in svariate occasioni di arrivare al lavoro in ritardo di un'ora. Fiorenzo e Azalea non se n'erano affatto avuti a male, perchè tale ritardo gli aveva dato il tempo di proseguire oltre la solita chiacchierata superficiale sul più e il meno tra due sconosciuti. Tra l'attesa dietro la porta e in sala d'aspetto, il tempo gli era risultato sufficiente per sfogare le reciproche amarezze l'un l'altra e poco prima che il dentista chiamasse alla poltrona Azalea, la prima paziente, ciascuno aveva mostrato all'altro alcune foto dell'archivio dei loro vecchi cellulari.
Ps.: immagine Pixabay royalty free, autore peterscode (https://pixabay.com/it/photos/dentista-strumenti-dentali-bisturi-114266/)