LUCI E OMBRE
Marilia e Luigi si erano incontrati per la prima volta nella sala d'aspetto del medico di famiglia, che aveva in carico sia i Malinverni che un'anziano zio single di Alberti. Luigi si trovava spesso presso lo studio medico per via delle ricette per lo zio, anch'egli in procinto di lasciare il mondo tanto quanto i coniugi Malinverni. Il dottore gli prescriveva periodicamente farmaci antidepressivi in tutta discrezione, al riparo della vigilanza sanitaria che altrimenti avrebbe provveduto subito al ricovero manicomiale del povero anziano. L'uomo, infatti, riempiva le fila del bel numero che soffriva della famigerata maladaptive daydreaming, accompagnata nel suo caso dal disturbo ossessivo-compulsivo. Suo nipote Luigi non era un ragazzo particolarmente empatico. Alto e allampanato, dietro un paio di baffi simili a quelli di Mattia Malinverni, trasmetteva una perenne aria d'indifferenza ovunque si trovasse. Ma erano solo apparenze, e a dispetto di tanto, confortava Marilia come meglio poteva, come nessuno che lo conoscesse in via del tutto superficiale si sarebbe mai aspettato e visitava con una certa frequenza i coniugi Malinverni, conquistando definitivamente l'affetto della figlia.
Marilia, tra tutti i fratelli, era colei che più di tutti era in grado di svolgere le commissioni fuori casa, compresi gli appuntamenti dal medico, sobbarcandosi le interminabili code. Fatiche alleviate comunque dalla confortante presenza di Luigi Alberti. Era già diventata insegnante di pianoforte da un pezzo, ma quello era un brutto periodo per le arti. Gli alunni scarseggiavano parecchio, sia per la mancanza di finanze che colpiva sempre più famiglie civitesi che per innata svogliatezza di gran parte della popolazione giovane. Quest'ultima, sia pure a fronte di qualche possibilità economica da parte dei genitori, preferiva di gran lunga l'accoppiata divano e TV, anzichè cimentarsi ad affinare lo spirito e prepararsi per un futuro lavorativo un tantino più ragguardevole dell'ordinario. Imparando nuove abilità e discipline, specie nel campo delle arti, non sia mai un giorno raggiungessero sufficienti qualifiche per riuscire a lasciare Civitopia, evento consentito a fronte di rare circostanze.
Aurelio, il fratellino piccolo elettricista, in quel momento era a corto di lavoro tanto quanto sua sorella Marilia, cosicchè prestava assistenza ai genitori assieme ad Annetta ed entrambi i fratelli si occupavano pure di ogni genere di faccenda domestica. Date le circostanze, il povero Aurelio era perfino stato costretto a rimandare il suo matrimonio con la storica fidanzata Gigì, che d'altronde si prestava a visitare i futuri suoceri tutte le volte in cui il poco tempo libero dalle attività teatrali glielo consentiva. Ad Annetta, Aurelio e Gigì si era presto aggiunto anche Luigi Alberti, fidanzatosi con Marilia sia pure durante tali tristi circostanze.
Quanto a Mattia, l'unico tra i quattro fratelli che riusciva a portare a casa uno stipendio vero, gli era negato assistere i cari genitori con la sua presenza fisica come avrebbe voluto, perchè non poteva rischiare il posto di lavoro a furia di lunghe assenze. Le sue entrate erano fondamentali per l'acquisto dei farmaci costosi che quantomeno evitavano ai coniugi Malinverni dolori fisici mal tollerabili, senza intaccare i risparmi di una vita dell'anziana coppia. Ovviamente tutti e quattro i fratelli non ci avrebbero pensato due volte a spenderli, pur di permettere ai genitori di evitare i peggiori tormenti della malattia, ma dato che Mattia poteva contare su un buon lavoro ben pagato, non era il caso di rinunciarvi. Si riteneva fortunato a essere nato in una famiglia così unita, dai principi cristiani e sane abitudine, dove tutti collaboravano al bene comune e nessuno si sognava lontanamente di fare il furbo accollando agli altri il proprio fardello. Nessun Malinverni era mai stato lavativo nè scroccone e Mattia sapeva benissimo che Marilia e Aurelio non erano precari per volontà loro. Il sistema civitese era terreno fertile quanto bastava per creare precarietà, ma ancor più disoccupazione totale. E quest'ultima era la regola, che non colpiva soltanto i lavativi come Sigismondo Rizieri, ma anche chi si dava parecchio da fare, esclusi i settori poco gettonati. Anzi, spesso e volentieri, i precari potevano ritenersi fortunati a non essere disoccupati. Ciononostante, non guadagnavano abbastanza per potersi mantenere dignitosamente. Ecco che dunque i risparmi di una vita dei coniugi Malinverni avrebbero potuto essere di grande aiuto per i figli. Papà Malinverni ci pensava, quando in gioventù investiva nei prodotti più sicuri quel po' alla volta che assieme alla moglie riusciva a risparmiare. E ora nè lui nè la consorte desideravano disinvestire, perdendone i benefici.
C'era poi da pensare anche ad Annetta: essere una donna di casa non voleva affatto dire essere una parassita sociale. Tutt'altro. Una casa non si regge in piedi senza una brava casalinga e Annetta eccelleva in ogni aspetto che riguardasse il mantenimento in perfetto ordine dell'appartamento, della cucina e dell'economia domestica. A distanza di oltre un millennio di inutili chiacchiere, s'era soltanto sbraitato a gran voce, ma senza costrutto, sopra il futuro delle casalinghe e pure sopra il presente. Tanto chiacchiericcio riguardo all'indispensabilità di tal servizio, ma quand'era ora di passare ai fatti, il risultato era sempre il solito: una casalinga non produce reddito, per cui non ha diritto a uno stipendio. E coi tempi che correvano, nemmeno alla pensione. Per la verità, a Civitopia durante quei tempi nessuno aveva diritto alla pensione, fatta eccezione per gli stipendiati statali. Il sistema pensionistico civitese era morto e sepolto da tempo immemorabile, al punto che veniva a malapena ricordato in quei pochi libri di storia che a breve sarebbero stati colpiti dalla censura.
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