MANUTENZIONE
Il padre di Sigismondo, operaio qualificato da una vita, era da qualche tempo stato costretto a lasciare il lavoro. Gli anni pesavano e il suo respiro si faceva più affannoso a ogni mese trascorso. Aveva tirato il più a lungo possibile per amore di quello scioperato figliolo, il cui destino alla sua dipartita e a quella di sua moglie, non aveva dubbi, ben poteva diventare la cabina telefonica. Senza mai aver lavorato in vita sua e dunque senza mai avere percepito uno stipendio, come avrebbe fatto a pagare le spese condominiali, le bollette, le tasse e finanche a mangiare? E così aveva lavorato alacremente, mettendo da parte quanti più risparmi gli era stato possibile. Affinchè quel fannullone di Sigismondo li potesse ereditare. Sua moglie, dal canto suo, faceva altrettanto. Con la differenza che, trattandosi di un'insegnante, nel suo caso le mansioni non erano quelle usuranti di un operaio e riusciva a recarsi come sempre a dar lezioni nella scuola paritaria presso cui lavorava. L'età avanzata e la mancanza di vigore fisico giovanile non erano un problema, come invece sarebbe stato in certe scuole pubbliche. Soprattutto quelle del quartiere in cui era sito il carcere di Civitopia. In quelle famigerate scuole, gli episodi di violenza sia nei confronti degli insegnanti che di altri studenti costituivano norma e regola finanche alle elementari. E maestri e professori non avevano il diritto di presentare rimostranze da circa un millennio, cioè da quando a discutibilissimi gruppi di sedicenti filosofi educatori era riuscito il fare approvare un'ancor più discutibile legislazione, secondo la quale gli alunni avrebbero avuto sempre ragione. Fosse quale fosse la loro condotta, affibbiando la colpa di quest'ultima comunque e sempre agli insegnanti. Per sua somma fortuna, la madre di Sigismondo non doveva affrontare tanto grigiore. Le scuole paritarie non erano mai frequentate da alunni provenienti da famiglie di bassa lega, di solito figli di detenuti pericolosi che seguivano fedelmente le orme di madri e padri. Erano pargoli provenienti da famiglie distinte e benestanti, ma vi erano, seppure in minor numero, alunni medio e piccolo-borghesi e qualcuno perfino proveniente da dignitose famiglie operaie. Tali ultimi gruppi disposti ad affrontare mille sacrifici affinchè i figlioli ricevessero una buona istruzione, lontano dai pericoli delle scuole pubbliche del quartiere del carcere, poichè le scuole paritarie non costavano poco. Buon per la madre di Sigismondo, ma alla fine anche per lei gli anni pesavano sempre più, a tal punto che negli ultimi tempi si addormentava spesso in classe. Il suo stipendio si faceva però necessario, essendo venuto a mancare quello del marito, quantomeno per riuscire a metter via un altro po' di denaro per poter affrontare la gran manutenzione dell'appartamento senza squagliare i risparmi di una vita. Avrebbe dato le dimissioni a lavori ultimati. Aveva allora deciso assieme a papà Rizieri di consultare professionisti che avrebbero potuto occuparsi di ogni aspetto della riforma dell'appartamento. All'inizio avrebbero voluto affidare ad Aurelio Malinverni la parte elettrica, ma data la mole dei lavori da effettuare, non gli era stato possibile prescindere dal contrattare una ditta. Avevano quindi avuto qualche timore riguardo alla presenza di estranei sconosciuti per casa a lungo, a causa dell'atteggiamento di quel loro figliolo che poteva suscitare la curiosità di operai e muratori eventualmente indiscreti. Data la caccia al disadattato di turno da ricoverare al manicomio comunale, la prudenza non era mai troppa. Ma non potevano lasciare l'appartamento nel deplorevole stato in cui si era ridotto con il passare del tempo. Sigismondo non sarebbe mai stato in grado di provvedervi, una volta che i genitori gli fossero venuti a mancare. Quindi i due avevano cercato di fare del loro meglio a furia di lunghe ammonizioni a quello scellerato figliolo. Avendo saputo di una piccola ditta di costruzioni civili che si era occupata dell'appartamento della direttrice della scuola paritaria in cui la mamma di Sigismondo insegnava, il cui titolare, un certo Tancredi Della Valle, uomo distinto, figurava quale discrezione fatta persona, si erano decisi a contrattarne i servizi. Fu così che Sigismondo e Tancredi si erano conosciuti, destinati a divenire amici per la pelle per sempre.
Ps. immagine Pixabay 100% free editata per maggiore coerenza con questo capitolo (https://pixabay.com/es/illustrations/cliente-expectativa-servicio-1253483/)