LOTTA DURA SENZA PAURA atto terzo
-Sono solo bambini, giocano- si era giustificata la direttrice dell'orfanatrofio, minimizzando la bravata risoltasi nel ginocchio sbucciato di Azzurra. Mattia e Marilia si erano trattenuti dall'insistere sul punto onde evitare di far scoppiare uno scandalo e unicamente perchè l'orfanatrofio avrebbe potuto crear loro impicci, impedendogli di portare a casa la nipotina, sia pure in via provvisoria. Fecero buon viso a cattivo gioco, non volendo a nessun costo farsi scappare un'opportunità per una volta favorevole. Le opportunità favorevoli si contavano una volta ogni morte di papa nella Civitopia alle soglie del quarto millennio. Rarissime, se non ci si annoverava tra le alte sfere civitesi e i soliti amici degli amici, pur tuttavia non impossibili. Non ancora. Male o bene, sia pure a seguito del decreto dichiarante lo stato di adottabilità di Azzurra, alla direzione dell'orfanatrofio era difatti impossibile ignorare la presenza debitamente comprovata e documentata di ben tre zii paterni del tutto in grado di mantenere dignitosamente la nipotina. Se al posto loro si fosse presentata Giacinta, la zia materna, quest'ultima avrebbe invece ricevuto un sonoro rifiuto perchè povera. Curiosamente, in base alle discutibili leggi civitesi, era assolutamente permesso mettere al mondo figli pur nella più squallida miseria, sempre e quando i genitori non fossero proprio abitanti delle cabine telefoniche, ma non di allevare nipoti orfani senza appartenere quantomeno a una classe sociale piccolo-borghese. Considerando i Malinverni, il posto fisso da dirigente aziendale di Mattia con tanto di signor stipendio più gli apporti finanziari derivanti dalle lezioni di piano di Marilia costituivano mezzi più che sufficienti per l'amministrazione civitese, anche a fronte del fatto che zia Annetta fosse soltanto una casalinga. Ma dopotutto, se in una casa lavoravano in due, logicamente un terzo membro della famiglia doveva pur sobbarcarsi le ingrate incombenze domestiche. Non sia mai l'emettere un decreto di affido di un bimbo che andasse a finire in una casa trascurata. Qui il guaio semmai consisteva nel decreto di adottabilità di Azzurra, sia pure emesso nell'imprudenza oltre ogni dire. E siccome a dispetto di tanto i vertici della Sociale erano praticamente intoccabili, un loro decreto poteva disfarsi soltanto a seguito di una petizione contenente quantomeno cinquanta firme di cittadini civitesi che avessero compiuto almeno ventuno anni ed estranei ai fatti. Per tal motivo la direzione dell'orfanatrofio aveva permesso ai Malinverni di portarsi a casa la nipotina soltanto in via provvisoria. Entro il lasso di tempo che avrebbe reso il decreto esecutivo, Mattia, Annetta e Marilia dovevano reperire almeno cinquanta firmatari. Per rendere esecutivo lo stato di adottabilità di un bambino era necessario il nulla osta del tribunale, organo del quale non c'era nulla di cui fidarsi a Civitopia. Se vi fosse stato da sanzionare un delinquente o rendere giustizia a persone diverse dagli amici degli amici, il tribunale civitese soleva muoversi come un pachiderma, quando non muoversi di nemmeno un millimetro, cosa che a Civitopia accadeva più di quanto potesse far piacere a cittadini e residenti. Ma uno stato di adottabilità veniva solitamente risolto in pochi mesi. Non tanto perchè i giudici avessero fretta di sistemare gli ospiti dell'orfanatrofio. Dopotutto, alle soglie del quarto millennio, a Civitopia molto raramente si faceva richiesta di adozione di un bambino. I diabolici requisiti richiesti ad aspiranti genitori che non fossero minimamente imparentati con l'adottando, prerogativa pressochè di miliardari in perfetta salute imparentati con altrettanti miliardari in perfetta salute, risalivano al secondo millennio. E nessun politico civitese si era mai sognato di cambiargli una virgola, a dispetto del fatto che definirli datati significasse rimanere più corti delle maniche di un gilè.
Ps.:immagine Pixababy royalty free (https://pixabay.com/es/vectors/chaleco-ropa-chaqueta-vestir-28984/) che vorrebbe fare leva sulla comparazione dell'ultima proposizione