LOTTA DURA SENZA PAURA atto quarto
Fuori dell'orfanatrofio, per prima cosa, i Malinverni avevano portato Azzurra in una farmacia per farle medicare il ginocchio a dovere. Avevano poi supplicato il titolare di firmargli la petizione, ma senza risultato. Purtroppo il farmacista, come tanti civitesi della sua categoria, era amico intimo di svariati consiglieri comunali e dirigenti della Sociale e non voleva rischiare di far loro un torto. Non avevano avuto fortuna neppure con la panetteria e la latteria del quartiere. In genere tutti i commercianti dei più rinomati quartieri civitesi, quand’anche non contavano nel bel numero degli amici degli amici, temevano le ire dell'amministrazione comunale. I Malinverni erano costernati, tanto che sia Mattia che Marilia, sia pure quale ultima spiaggia, avevano iniziato a progettare una fuga da Civitopia, per quanto incerti gli esiti. Anzi, era quasi certo che sarebbero finiti agli arresti. Ma non erano disposti a farsi portar via la nipotina senza lottare o senza averci nemmeno provato. Se gliel'avessero portata via per consegnarla subito a una famiglia adottante che le avrebbe voluto sinceramente bene, per giunta allevandola nel benessere, dato il requisito imperioso di nuotare nella ricchezza per potersi candidare a genitori adottivi a Civitopia, i Malinverni avrebbero ingoiato il rospo. Non avrebbero ritenuto il loro personale dispiacere, per quanto grande, motivo sufficiente per mettersi fuori della legge con una fuga che poteva rivelarsi rischiosa pure per la piccola Azzurra. I bimbi piccoli, si sa, si ammalano spesso, senza attendere tempismi perfetti. Ma siccome molto probabilmente avrebbe dovuto trascorrere molti anni in quell'orribile ofanatrofio dal quale sarebbe uscita soltanto alla maggiore età, sempre e quando fosse sopravvissuta in un posto come quello, valeva la pena rischiare. A parte i teppistelli dell'orfanatrofio che finivano immancabilmente nel manicomio comunale, i ragazzini che non trovavano famiglie adottanti, cioè la maggior parte di loro, ne uscivano alla maggiore età per andare a occupare posti di lavoro dalle mansioni più ingrate. Nel loro caso, vero era che l'amministrazione civitese non li buttava in mezzo alle strade, a riempire le fila degli abitanti delle cabine telefoniche una volta compiuti i diciotto anni, ma assicurava loro una mera sopravvivenza fatta di stenti. I più fortunati tra loro avevano ancora parenti poveri disposti ad accoglierli e a condividere il poco che avevano. E nel caso di Azzurra, i Malinverni l'avrebbero ansiosamente attesa. Ma la fragile Azzurra non avrebbe resistito quattordici anni in un posto come quello, gli zii ne erano certi.
Mattia nè Marilia non avevano messo a parte Annetta del loro piano B, il progetto di fuga. L'avrebbero edotta soltanto all'ultimo momento, sempre che la fuga si fosse resa davvero indispensabile. Annetta era troppo emotiva e facile alle lacrime, dunque meglio lasciarle vivere una parvenza di normalità, nei limiti e fino a quando possibile. Nel frattempo, avrebbero comunque fatto di tutto per percorrere la via legale delle firme. Mattia era fiducioso, anche se tanto quanto Marilia, e Annetta ancor di più, non era del tutto sereno. Ma doveva assumersi il ruolo di uomo di casa: essere forte anche nella peggiore burrasca e sollevare il morale di tutta la famiglia. Quel che più caratterizzava l'uomo era la fede, che possedeva in misura maggiore delle sue sorelle. -Non temete, il Signore non ci abbandonerà- soleva dire loro. -Neanche se dovessimo per davvero fuggire- sussurrava poi a Marilia, senza farsi ascoltare da Annetta. La sorella minore allora si rinfrancava nell'ascoltare il fratello, più forte di lei, ma Annetta, la più debole dei tre, a stento tratteneva le lacrime, nascondendosi il viso nel grembiule, se le scorrevano quando la nipotina avrebbe potuto vederla. -E se i giudici tutelari impiegano meno tempo del solito e proprio nel caso di Azzurra?
-Troveremo un'altra soluzione- le rispondeva Mattia, senza entrare in dettagli.
Comuque, gli zii Malinverni davanti alla nipotina mostravano visi allegri, nascondendo il loro stato d'animo per regalarle un ambiente familiare il più normale possibile.
La piccola chiesa battista calvinista di appartenenza aveva aiutato i Malinverni nel suo piccolo, pur non contando purtroppo abbastanza membri in età adulta e in possesso di tutte le facoltà mentali per poter firmare una petizione. Bimbi e adolescenti minorenni erano ovvimente fuori discussione e così pure la maggior parte dei più vecchi. Tra questi ultimi, infatti, chi soffriva di Alzheimer, chi di Parkinson in stato avanzato, chi di altre forme di deficit cognitivo. Di conseguenza non erano neppure in grado di comprendere bene le circostanze in cui versavano i Malinverni e neppure era il caso di affliggerli, dato il loro stato di salute. Considerato il fatto che la stragrande maggioranza della comunità era costituita da anziani in età piuttosto avanzata, genitori, suoceri e zii vedovi e single dei pochi adulti, i Malinverni avevano potuto reperirvi una decina di firme, sia pure accordate molto volentieri. Mattia si era rivolto pure alla fabbrica di camicie dove lavorave, raccogliendone venti. Molti operai gli volevano bene e avevano firmato e così pure qualche altro dirigente come lui. E il proprietario della fabbrica, al quale l'amministrazione civitese stava come il fumo agli occhi e inoltre stimava Mattia come un fratello, aveva firmato anche lui. Marilia, da parte sua, aveva ottenuto le firme di quattro studenti adulti. Trentaquattro in tutto raccolte. Ne mancavano sedici all'appello.
Ps.: immagine Pixabay gratis, autore StockSnap (https://pixabay.com/es/photos/blanco-pared-n%c3%bameros-rama-sale-de-2603299/)