I mercatini dell'usato
A dispetto della sua rinnovata felicità per la nascita di Azzurra, Sigismondo rimaneva comunque un cinquantenne a zero prospettive e dunque, per forza di cose, a zero stipendio. Nonostante si desse parecchio da fare, distribuendo curriculum a destra e manca, nessun datore di lavoro a Civitopia si sognava di assumere un uomo della sua età che non aveva mai lavorato durante tutta la vita. Su consiglio di Tancredi e Mattia aveva venduto quale merce usata tutto quel che in casa fosse passibile di commercio e non strettamente necessario per vivere. Mobilia non indispensabile, soprammobili dei genitori, abiti e scarpe appartenuti a questi ultimi e pure suoi, purchè conservati in ottimo stato e non eccessivamente fuori moda (già, poichè il civitese medio dal naso all'insù pretendeva abiti e scarpe piuttosto moderni, anche se poteva permettersi soltanto l'usato reperito negli appositi mercatini coperti). I mercatini dell'usato si erano infatti rifiutati di prendergli la maggior parte dell'abbigliamento, delle calzature e pure degli accessori quali cinture e cravatte. Nemmeno tutti i soprammobili aveva potuto vendere: molti avevano ricevuto la qualifica di inidonei perchè non possedevano il valore di oggetti d'antiquariato. I mercatini dell'usato conoscevano i gusti della loro clientela e quindi non accettavano nulla che potesse rimanergli nei magazzini invenduto. Essendo nel frattempo giunta una dispendiosa decisione da parte dell'ultima assemblea condominiale, che avrebbe pesantemente intaccato i non certo cospicui risparmi del povero Sigismondo, molto a malincuore aveva allora venduto anche l'unica televisione di casa e tutti i suoi chick-lit. Quelli si che andavano a ruba, a Civitopia, fossero nuovi, fossero usati e finanche buoni solamente per il riciclo della carta. Ma il ricavato aveva però soltanto consistito in una piccola parte di quanto necessario per pagare le fatture degli importanti lavori di ristrutturazione che avrebbero operato un cambio totale di classe energetica del condominio ospitato dalla Palazzina Verde, oltre a renderlo un edificio totalmente ecologico. La delibera assembleare era stata approvata quasi all'uninanimità: quasi, perchè l'unico contrario a causa di ristrettezze economiche era stato proprio Sigismondo Rizieri. Ovviamente un voto contrario si figurava privo di rilevanza e i lavori sarebbero ben presto iniziati, andando a intaccargli pesantemente i risparmi. Nel frattempo, andava avanti a cercar lavoro, ma già era difficile per i giovani diplomati, dunque figurarsi per un cinquantenne che in vita sua non aveva mai lavorato. Nessuna delle aziende alle quali aveva consegnato il suo curriculum l'aveva considerato, neppure per il classico colloquio di lavoro che soleva terminare con il fatidico le faremo sapere.
Mattia aveva provato ad aiutarlo ulteriormente, rivolgendosi al proprietario della fabbrica di camicie presso cui lavorava, ma il buon uomo in quel momento non poteva davvero permettersi un operaio in più. Gli rincresceva non poter venire incontro al suo dirigente preferito, del quale poteva fidarsi come di un fratello, ma la sua era soltanto un'impresa di medie dimensioni non favorita dalla pubblica amministrazione civitese, della cui politica non era certo devoto. I profitti della fabbrica si presentavano molto modesti: se oltre ai pesanti balzelli fiscali a cui doveva adempiere (e a quelli futuri che ovviamente la casa comunale civitese non avrebbe mancato di inventarsi) ci fosse stato da pagare anche un altro operaio, per giunta già cinquantenne, al quale quindi non avrebbe certo potuto versare lo stipendio di un'apprendista, si sarebbero ulteriormente ridotti. A tal punto, lo stabilimento avrebbe a malapena pareggiato attivi e passivi, venendosi a trovare in quella difficile posizione che un evento esterno che venisse a colpire i mercati l'avrebbe facilmente gettato sulla via che poco alla volta conduce al fallimento. Ridurre lo stipendio agli altri operai per farne entrare uno nuovo, al quale peraltro bisognava insegnare il mestiere da zero, non era poi una soluzione che il proprietario della fabbrica amasse contemplare.
Sigismondo aveva iniziato a perdersi d'animo, convinto oramai che un lavoro non l'avrebbe mai trovato.
-Potresti vendere i gioielli di tua mamma o di tuo papà, se lui aveva l'abitudine di farne uso, anche se uomo- gli aveva suggerito Annetta, durante uno dei sabati in cui gli faceva la sua consueta visita con la nipotina. -Tienti solo le loro fedi nuziali per ricordo.
Ma i genitori di Sigismondo non avevano mai avuto l'abitudine di comprare gioielli in oro, nè in argento. Temevano i furti in appartamento: prima di trasferirsi nel condominio ospitato dalla Palazzina Verde, abitavano in un quartiere dove tali delitti solevano avvenire con una certa frequenza. E anche se il centro storico in cui si erano trasferiti era molto tranquillo quanto a questioni di sicurezza, erano comunque rimasti alquanto diffidenti. Quanto al tenerne custoditi in banca, c'era da pagare una tassa e i due coniugi non ritenevano ne valesse la pena. La madre di Sigismondo possedeva soltanto poche collane e orecchini di bigiotteria che i mercatini dell'usato gli avevano rifiutato con la stessa motivazione riferitagli riguardo a gran parte dei soprammobili. Rizieri li aveva allora regalati ad Annetta.
-Conservali per Azzurra per quando crescerà. Le dirai che sono da parte di zio Sigi, con tanto affetto.
Annetta, sinceramente commossa, era tornata a casa quasi in lacrime di gioia. Il suo Sigismondo era uomo capace di grandi sentimenti e chissà che un giorno non l'avrebbe amata!
Ps.: immagini Pixabay 100% free rappresentanti più mercatini dell'usato in sintonia con questo capitolo (https://pixabay.com/es/photos/mercado-de-pulgas-gram%c3%b3fono-m%c3%basica-1262036/ e https://pixabay.com/es/photos/mercado-de-pulgas-mercado-francia-4536002/ e https://pixabay.com/es/photos/caso-mercado-de-pulgas-caracteres-1141774/)