PARENTI SERPENTI atto quinto
Ovviamente per Gertrude Capra non era affatto tardi e non era trascorso un gran che, prima che Antonio Casapazza la portasse all'altare. Nemmeno l'ascensione di quest'ultimo nel mondo del business s'era fatta attendere. Da semplice impiegato agli sportelli (perchè all'inizio si era schermito per un posto tra la dirigenza: non sia mai Gertrude, ma soprattutto la sua famiglia, iniziassero a sospettare che la stesse sposando solo per interesse!) a proprietario aziendale. Peccato che però le ditte di Antonio Casapazza finivano sempre per fare presto fagotto una dietro l'altra e sempre per lo stesso motivo, vale a dire la perdita di prestigio. Tanto era unicamente dovuto a suo cognato: il professor Capra. L'insigne direttore del manicomio comunale, infatti, riteneva la ditta di turno del marito di sua sorella maggiore quale ottima risorsa per il reperimento di nuovi pazienti affetti da disturbi psicologici e psichiatrici da internare. E Gertrude non faceva che tirare acqua al mulino di suo fratello anzichè a quello del marito, infischiandosene altamente che una compagnia privata i cui impiegati, operai, donne delle pulizie e uomini di fatica avevano l'abitudine dei ricoveri manicomiali, perdeva infatti prestigio al punto da finire per dichiarare fallimento. A quei tempi nessuno, nè a Civitopia, nè altrove, si rallegrava di concludere affari con un'azienda o fabbrica che vantasse fama da gabbia di matti. I telegiornali e la stampa non erano mai teneri a riguardo, tutt'altro. Lo scoop sull'ennesima azienda che impiegava personale eccentrico fruttava lauti guadagni al giornalista di turno e guai a farselo scappare. La ditta SPERANZA rappresentava appunto l'ultima speranza per Antonio Casapazza e stavolta era ora di mettere in atto strategie per sfuggire alle trame ordite da sua moglie e suo cognato che finivano per danneggiare il suo business. Era evidente, per Antonio, che Gertrude e suo fratello mantenevano in segreto contatti con qualche suo caporeparto, capo operaio e forse addirittura con qualche suo dirigente, affinchè questi si approntassero a contattare l'assistenza sociale al momento giusto per portarsi via il disadattato di turno o il friendzoner che aveva lamentato la sua condizione a voce un po' troppo alta. Era altrettanto evidente che in ogni azienda aperta da Antonio Casapazza c'era sempre qualche impiegato, operaio o manovale che tradiva la fiducia del compagni, rapportando i lamentevoli affari di cuore di questi ultimi al caporeparto di turno. Nei casi peggiori accadeva che i capireparto, i capi operai e perfino i dirigenti si tradissero tra loro, il che rappresentava uno scoop ancor più succulento per i giornali, da premio Pulitzer nel caso di un dirigente: certo, dato che in tali occasioni non mancava mai l'effetto sorpresa dovuto al ricovero manicomiale di un dipendente di alto livello.
Era dunque ora che Antonio inserisse personali spie nella ditta SPERANZA. Di nascosto della moglie aveva allora contrattato i servizi di un'agenzia privata di investigazioni. Qualunque devianza di cui fosse malauguratamente affetto qualunque suo dipendente, fosse di basso, medio o alto livello, il che non rilevava, doveva essergli rapportata ai primi segnali. Avrebbe allora preso i provvedimenti necessari licenziando seduta stante il malcapitato di turno, prima che la notizia del dipendente che svergolava arrivasse alle orecchie di sua moglie e di suo cognato. E così, entro brevissimo lasso di tempo dalla sua apertura, la ditta SPERANZA aveva finito per somigliare più a un'agenzia di servizi segreti che a una compagnia privata del terziario. Per ovviare a ogni inconveniente, a ogni dipendente era unicamente offerto un contratto interinale trimestrale a seguito di un periodo di prova della durata di un anno, in cui il dipendente poteva essere allontanato in qualunque momento. Niente più contratti annuali con precedente periodo di prova bimestrale. Non sia mai dietro il dipendente di turno si nascondesse un profilo psicologico a rischio. Il contratto interinale trimestrale era rinnovabile, certo, ma dava modo al proprietario della ditta di licenziare facilmente i dipendenti, potendone assumere di nuovi immediatamente, anzichè tarparsi le ali a causa dell'impedimento dovuto al licenziamento per riduzione operazioni. E così, dopo ben quattro anni, la ditta SPERANZA si trovava ancora fiorente sul mercato, con grande dispiacere del professor Capra e di sua sorella Gertrude, che non erano riusciti a farne l'ennesimo bersaglio preferito per il reperimento di cavie da destinare al manicomio comunale.
Ps.: immagine Pixabay 100% free (https://pixabay.com/it/vectors/animali-rettili-serpenti-vintage-%e2%96%be-2024987/)